Notizie dal mondo economico e finanziario con la lente del bene comune

Eccomi

Utente: robycuda
Nome: Roberto Cuda

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

lunedì, 30 novembre 2009

Rubbia: "L'errore nucleare. Il futuro è nel sole"
Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati". La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi...". L’articolo su Repubblica.it: http://www.repubblica.it/ambiente/index.html?ref=hphead.

Postato da: robycuda a 17:06 | link | commenti

venerdì, 27 novembre 2009

Banche: gli intrighi per eludere il fisco
In un articolo de L’Espresso del 24 ottobre 2008, Francesco Bonazzi ricostruisce la modalità attraverso la quale diverse banche italiane hanno eluso il fisco attraverso prodotti “pronti contro termine” acquistati presso banche estere con sede a Londra. La ricostruzione è frutto di documenti riservati di tali istituti di credito, di cui il giornalista è riuscito a entrare in possesso. In pratica tali prodotti generavano utili (cedole e plusvalenze) in paesi che vietano la doppia imposizione, come il Regno Unito o il Lussemburgo, consentendo alla banca italiana di pagare solo l’imposta estera, molto più bassa di quella italiana (il 10% a Londra). Il guadagno fiscale veniva assegnato per un terzo all’istituto estero e per due terzi a quello italiano. Tali contratti -  che nel complesso hanno consentito risparmi fiscali di almeno 3 miliardi di euro negli ultimi cinque anni – sono stati sottoscritti da Abax-Credem, Antonveneta, Carige, Interbanca, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Popolare di Milano, Popolare di Verona e Popolare di Vicenza.

Postato da: robycuda a 17:47 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale, banche e armi, unicredit, intesa-sanpaolo

giovedì, 26 novembre 2009

Diamo un taglio a Wto e Emissioni

helplocaltrade_banner_150x72[1]Il 28 novembre giornata d’azione globale per un commercio giusto: oltre 100 eventi “a sorpresa” da Jakarta al Tamil Nadu, dall’Australia, agli Usa, e una grande manifestazione a Ginevra, dove si terrà dal 30 novembre al 2 dicembre un nuovo vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto).

A Genova, Lucca, Roma e Napoli Help local trade, insieme ad Arci e Legambiente vi invitano al “Lovely planet tour”: com’erano belle le nostre città e come possono tornare ad esserlo, costruendo un’Altra Economia.

Su www.faircoop.net/faircoop puoi leggere in tempo reale la cronaca del vertice Wto e delle manifestazioni che si svolgeranno a Ginevra, ma puoi scaricare banner, volantini personalizzabili, materiali (tra cui anche un video) per poterti unire alle mobilitazioni sulla Wto

E da casa… mail bombing su Frattini, Urso e Zaia con un semplice messaggio: fermate l'accordo WTO.

A dieci anni esatti dal fallimento della ministeriale di Seattle che ha portato centinaia di migliaia di lavoratori, contadini, cittadini e associazioni di tutto il mondo a denunciare la fine del sistema neoliberista e ad individuare nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) uno dei motori della crisi globale che si stava innescando, la Wto ci riprova.

A Ginevra, dal 30 novembre al 2 dicembre, organizza un Vertice Ministeriale che, dopo il fallimento del Vertice Fao sulla sicurezza alimentare e l’annunciato flop di quello di Copenhagen sul clima, ha l'obiettivo di rilanciare il Doha Round ed il suo programma di liberalizzazioni spinte in diversi settori economici, tra cui l'agricoltura, con lo scopo di rispondere alla crisi riproponendo le stesse ricette fallimentari che l’hanno causata come unica e possibile cura.

Per questo centinaia di organizzazioni di base, contadine, movimenti sociali si mobiliteranno il prossimo 28 novembre, perché oggi come dieci anni fa, è necessario farsi sentire e dire no a questo ennesimo tentativo di liberalizzazioni spinte .

Fair, nell’ambito del coordinamento Help local trade (www.helplocaltrade.org), in collaborazione con Arci e Legambiente propone:

* Da Ginevra: blog e aggiornamenti online www.faircoop.net/faircoop 

Info da Ginevra: Monica Di Sisto (Fair) 335 8426752 Alberto Zoratti (Fair) 349 6766540

*In Italia presidi, volantinaggi, banchetti, e il “Lovely Planet Tour”, viaggio nell’Italia che resiste e costruisce la buona economia:

-          A Genova “Non svendete il nostro futuro… In bici”: appuntamento alle 15.30 in bici (e poi a merenda) in Piazza Matteotti per dimostrare che la città può avere un’altra mobilità, un altro sviluppo, un altro modo di concepire il territorio e l’economia Info: Deborah Lucchetti (Fair) 3381498490

-          A Roma “Gas in città, per un altro modello di sviluppo”: Appuntamento alla Città dell’Utopia (via via Valeriano 3F, San Paolo) alle 14.00 per passare dall'EURoma2, centro commerciale più grande d'Europa, la cui costruzione ha contribuito alla cementificazione dell'Agro Pontino, passando per presidi territoriali con gli orti urbani, con una tappa finale al mercato contadino della Tiburtina Info Daniel Brusco (SCI) 3471633740

-          A Lucca “Sulla via della buona acqua”: Appuntamento alle ore 10.00 in piazza Aldo Moro (Capannori) per un tour insolito fra le alternative che esistono e resistono e vi offre un sorso di buona acqua delle nostri fonti per ribadire che l'acqua è un diritto e non deve essere privatizzata. Info: Roberto Sensi (Mais) 3280687154

-          A Napoli “Dallo Spazza-Tour al Lovely Planet Tour”: un autobus gratuito partirà dal Museo Nazionale alle ore 9.30 per visitare tutte le realtà di Altra economia e Altra agricoltura coinvolgono in Campania persone, consumatori, produttori, distributori che scelgono la solidarietà alla competizione, la giustizia all'illegalità, il benessere di tutti alla ricchezza di pochi e alla miseria di molti. Info: Rosi Iaione (Mani tese) 3404008760

*Mail bombing, inviabile dal sito www.faircoop.net/faircoop e diretto al ministro degli Esteri Franco Frattini, al viceministro al Commercio estero Adolfo Urso e al ministro dell’Agricoltura Luca Zaia perchè si impegnino nel bloccare i negoziati di liberalizzazione.

Gli indirizzi: Franco Frattini (segreteria.frattini@esteri.it, fax 0636912006) , Adolfo Urso (segreteria@mincomes.it, fax 0659647504) e Luca Zaia (ministro.capo.segreteria@politicheagricole.gov.it, fax 067446178)

Non svendete il nostro futuro. Diamo un taglio a Wto e Emissioni.

Postato da: robycuda a 18:31 | link | commenti
appuntamenti, economia italiana, economia internazionale

I disastri dell’Eni in Congo

In un rapporto reso pubblico l’11 novembre, durante un incontro tenutosi a Milano, dal titolo Energy Futures? Eni's Investments in tar sands and palm oil in the Congo Basin, i gruppi della società civile sostengono che, viste le loro pesanti implicazioni per il clima e il contesto locale, tali investimenti devono essere considerati ad alto rischio sia da parte dell'Eni che da parte di qualsiasi altra compagnia petrolifera.

Il rapporto è pubblicato dalla Heinrich Böll Foundation, la fondazione del partito dei Verdi tedeschi e sottoscritto da: Bank Track, Campagna per la riforma della Banca mondiale (CRBM), Fondazione Culturale Responsibilità, Friends of the Earth International, Justice and Peace Commission, Pointe-Noire (Congo), Misereor, Platform, Rainforest Action Network (Ran), Rencontre pour la paix et les droits de l'homme (Rpdh, Congo) e Secours Catholique/Caritas.

Quello nella Repubblica del Congo è il primo progetto per lo sfruttamento delle sabbie bituminose in Africa, mentre quello relativo all'olio di palma per fini alimentari e la produzione di biocombustibili è considerato uno dei più grandi di tutto il continente. Nel 2008 l'Eni ha siglato un'intesa su più fronti con la Repubblica del Congo, paese ricco di petrolio ma con un alto tasso di povertà e minime condizioni di trasparenza e di rispetto dei diritti umani. Le foreste primarie coprono i due terzi del territorio e sono essenziali per la sopravvivenza della popolazione locale e come immagazzinatori di anidride carbonica. Il governo del Congo vuole assicurarsi la leadership sulla gestione delle risorse del Bacino, tuttavia i suoi precedenti nel far rispettare la normativa sulle foreste e sulla protezione ambientale sono particolarmente negativi.

Attualmente l'Eni è ritenuta la compagnia petrolifera più sostenibile del pianeta. Di recente il suo amministratore delegato, Paolo Scaroni, ha chiesto ai delegati del Leadership Forum delle Nazioni Unite, tenutosi a New York, di agire per porre un argine ai cambiamenti climatici. Tuttavia, ricerche sul campo mettono in evidenza che i nuovi investimenti dell'Eni in Congo non costituiscono un passo in avanti sul sentiero della sostenibilità energetica.

«A meno di un mese dall'inizio del summit di Copenaghen sui cambiamenti climatici, i progetti dell'Eni mettono seriamente in dubbio le sue credenziali di tutela dell'ambiente. Evidenziano inoltre gli alti costi che tali investimenti energivori, e che provocano l'emissione di grandi quantità di anidride carbonica, comportano. Specialmente in aree molto sensibili dal punto di vista ambientale e con forme di governo non all'altezza», ha dichiarato Gudrun Benecke della Heinrich Boell Foundation.

Secondo l'attivista per i diritti umani Brice Mackosso «le popolazioni locali, che stanno già soffrendo gli impatti dello sfruttamento petrolifero, non sono state consultate nel modo adeguato sullo sviluppo di nuovi progetti. Un fatto, questo, che viola le politiche ambientali e sui diritti umani della stessa Eni».

L'area interessata dalle attività dell'Eni in Congo, quella di Tchikatanga e di Tchikatanga-Makola, copre un'estensione di 1790 chilometri quadrati. Non si sa ancora dove si procederà con la produzione di olio di palma, sebbene si parli di 70mila ettari di terre non coltivate. L'Eni afferma che nessun progetto sarà sviluppato in zone ricoperte dalle foreste pluviali o con la presenza di biodiversità e che implicano la rilocazione di popolazioni locali. Però nelle ricerche condotte proprio dall'Eni si attesta che l'area dove si ricaveranno le sabbie bituminose è per circa il 70% occupata da foreste e da zone molto sensibili dal punto di vista ambientale, come viene per l'appunto svelato nel rapporto.

«I nuovi progetti dell'Eni pongono l'accento sulla mancanza di controllo da parte del suo principale azionista, lo stato italiano - ha dichiarato Elena Gerebizza della Campagna per la riforma della Banca mondiale (Crbm). L'Italia ha una evidente responsabilità nell'assicurare che l'Eni consideri con attenzione gli impatti sull'ambiente e sullo sviluppo dei suoi investimenti e non operi contro gli interessi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra». (da Nigrizia, 11/11/2009)

Postato da: robycuda a 18:20 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale, trasporti e mobilità

Derivati ad enti pubblici: Unicredit per 2,4 miliardi, Intesa 3,7 miliardi, Bnl 3,8 miliardi

Ecco quanto emerge dalle recenti audizioni in Senato:

- Il 19 novembre 2009 Unicredit riferiva in portafoglio 139 enti pubblici con i quali sono stati siglati contratti derivati (206 al 31 dicembre 2008), per un totale di 204 contratti (281 alla fine del 2008), per un valore complessivo di 2,4 miliardi di euro (2,9 miliardi a fine 2008). Tali contratti hanno causato un risultato negativo lordo a carico degli enti per 150,4 milioni di euro. Al 30 settembre inoltre risultavano avviate nove cause, promosse dagli enti locali, per perdite subite su tali strumenti.

- Il 18/11/2009, Intesa Sanpaolo riferiva un ammontare di derivati sottoscritti da enti pubblici pari a 3,7 miliardi, di cui 18 milioni oggetto di richiesta di rimborso anticipato da parte di 35 enti. Non vengono riferiti casi di contenziosi con gli stessi enti, mentre il senatore Elio Lannutti riferisce di numerose controversie, in tema di derivati, con consumatori e imprese.

- Al 31 ottobre 2009 Bnl Riferisce 469 contratti derivati sottoscritti da 337 enti pubblici, per un valore nozionale complessivo di 3,8 miliardi di euro. Questi contratti avrebbero portato benefici per 114 milioni dal 2001 al giugno 2009, e perdite di 27 milioni tra il 2007 e il 2008. La banca ha in corso contenziosi con 500 controparti pubbliche a partire dal 2008. (Fonte: audizione al Senato di Giuseppe Pignataro, responsabile Clientela Pubblica Amministrazione Bnl, 18/11/2009, audizione al Senato di Mario Ciaccia, rappresentante di Intesa Sanpaolo, 18/11/2009, Audizione al Senato di Ferdinando Samaria, rappresentante di Unicredit, 19/11/2009).

Postato da: robycuda a 18:10 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale, banche e armi, unicredit, intesa-sanpaolo

Beppe Scienza: arrivano le obbligazioni per ricchi

Uno dei luoghi comuni della finanza è i ricchi abbiano accesso a investimenti migliori dei piccoli risparmiatori. Lo raccontano con dovizia di espressioni inglesi (family office, high net worth individual ecc.) i venditori d'investimenti che li corteggiano e i tanti giornalisti economici che li aiutano ad abbindolare i loro clienti.

In generale ciò è falso e forse è addirittura più spesso vero il contrario. In ogni modo sta di fatto che la crisi finanziaria del 2008 ha provocato le perdite maggiori ad alcuni detentori di grossi patrimoni, mentre ha solo sfiorato i piccolissimi investitori. Costoro avevano i loro pochi risparmi sul conto in banca, in Bot, buoni postali o simili e non ci ha rimesso un euro. Viceversa hanno perso anche lÂ’80% i possessori di alcuni fondi hedge, che poveracci proprio non sono, essendo previsti versamenti minimi di 500 mila euro o dollari a testa.

C’è però una fattispecie dove effettivamente un piccolo risparmiatore è svantaggiato. Si sta infatti diffondendo la moda di emettere obbligazioni acquistabili solo a partire da 50 mila euro (o dollari) e magari anche più.

Al riguardo si veda il mio articolo «I figli e figliastri dei corporate bond» sulla Repubblica di oggi lunedì 23-11-2009 (Affari & Finanza pag. 23). Esso è anche scaricabile dalle mie pagine web presso il Dipartimento di Matematica dall'indirizzo  http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/index.htm. Beppe Scienza

Postato da: robycuda a 18:05 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale

Rete Disarmo agli istituti di credito: ottime le indicazioni di Banca d’Italia sulle armi di distruzione di massa, ma si può fare anche di più

La Rete Italiana per il Disarmo (punto di incontro sul tema del controllo degli armamenti di oltre 30 organizzazioni nazionali impegnate su questi temi) saluta positivamente la decisione della Banca d’Italia di alzare il livello di controllo sulle operazioni che gli istituti di credito eseguono nel contesto della produzione e vendita di armi di distruzione di massa.

In un provvedimento emanato a maggio di questo anno e venuto all’attenzione dell’opinione pubblica in questi giorni, la Banca centrale mette in campo una serie di indicazioni (ed anche di meccanismi ed obblighi) atti a porre in opera un “esercizio di controlli rafforzati contro il finanziamento dei programmi di proliferazione di armi di distruzione di massa”. Il provvedimento è a firma del direttore generale dell’Istituto Fabrizio Saccomanni.

Nel dichiararsi soddisfatta che anche le strutture istituzionali diventino sempre più attenti alla problematicità del contatto fra mondo finanziario e produzione di armi, la Rete Italiana per il Disarmo auspica che tutti gli Istituti di credito, anche attraverso la loro associazione di categoria ABI, adottino in maniera organica i criteri suggeriti dalla Banca d’Italia ed anzi li esplicitino in un codice etico interno che sia poi riportato sul sito della Banca e nel Bilancio Sociale (ove esistente). Una strada peraltro già intrapresa da alcuni istituti.

“E’ importante partire dalle armi di distruzione di massa” - commenta Giorgio Beretta di Rete Disarmo - “ma non bisogna dimenticare che la problematicità esiste anche su altri sistemi d’armamento. La legislazione italiana (legge 185/90 e modifiche successive) ci fornisce degli strumenti importanti e indica precisamente quali siano le operazioni che si svolgono all’interno del commercio di armi ad uso militare. Noi chiediamo che i criteri impostati da Banca d’Italia per un rafforzamento del controllo siano implementati anche per queste armi, oltre che per i programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa. E’ importante poi creare anche degli strumenti (interni ed esterni) di controllo per non rendere le indicazioni solo parole su un foglio”.

Inoltre è bene ricordare come siano le cosiddette armi “piccole” o “leggere” ad essere responsabili del maggior numero di morti in tutto il mondo, sia nei conflitti che nelle situazioni di criminalità. Come ebbe a dire l’ex-Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan le armi leggere sono le “vere armi di distruzione di massa”. In considerazione anche del fatto che l’Italia ne è il secondo esportatore mondiale (e tra i primi produttori) la Rete Disarmo auspica che un sistema di controllo dei contatti tra mondo finanziario e produttori e commercianti di armi di piccolo calibro sia implementato contemporaneamente a queste nuove iniziative.

La Rete Italiana per il Disarmo, con le sue organizzazioni e campagne, è disponibile a sostenere ed accompagnare il percorso di chi (tra Enti di controllo e Istituti di credito) voglia intraprendere un serio cammino di controllo sulla produzione e vendita di armamenti ed abbia anche intenzione di regolare la posizione degli intermediari di questo commercio. Va ricordato infatti che secondo le più accreditate statistiche internazionali il commercio di armi è responsabile di circa la metà della corruzione mondiale pur totalizzando solamente il 2% del flusso commerciale del mondo.

Postato da: robycuda a 18:03 | link | commenti
aziende, banche e armi

mercoledì, 22 luglio 2009

I bot battono i fondi comuni, Tfr meglio dei fondi pensione

Che il risparmio gestito italiano non fosse in buona salute lo si sapeva da tempo. Un’ulteriore pesante conferma viene dall’Ufficio Studi di Mediobanca, che tratteggia un quadro impietoso su fondi comuni e sicav. Restando al 2008, i fondi italiani mostrano un rendimento del 10,7% inferiore a quello dei Bot a 12 mesi, ma anche negli ultimi dieci anni la differenza si attesta al 2,5%. I riscatti netti hanno raggiunto i 65 miliardi che, sommate alle perdite, hanno ridotto il patrimonio complessivo di 90 miliardi. Dal 1999 il patrimonio è passato da 444 miliardi a 225 miliardi. Le perdite riguardano praticamente tutti i comparti e le tipologie di fondi, eccezion fatta per i fondi pensione, che hanno invece aumentato del 18% le masse gestite. Ma se guardiamo alle performance c’è poco da rallegrarsi: 100 euro investiti nel 2000 sarebbero diventati 88,3 in un fondo pensione aperto e 113,7 in un fondo negoziale, mentre nel Tfr sarebbero aumentati a 124,4 euro, al netto delle imposte. Unica consolazione viene dalla comparazione con gli altri mercati. Lo scorso anno infatti, fondi e sicav hanno ridotto il patrimonio “solo” del 7,6%, contro il 20% dei fondi europei e il 25% di quelli americani, grazie ad una minore propensione all’investimento azionario dei gestori italiani.

Postato da: robycuda a 11:52 | link | commenti (1)
aziende, economia italiana, economia internazionale

venerdì, 17 luglio 2009

Unicredit esce dal progetto della diga di Ilisu in Turchia
Svizzera, Austria e la Bank of Austria (Unicredit) hanno deciso ufficialmente di ritirarsi dal progetto di costruzione della mega diga di Ilisu nella Turchia sud-orientale, imitando quanto fatto nelle settimane scorse dalla Germania e dalla banca d’affari Societé Generale. Le rispettive agenzie responsabili per la concessione delle garanzie contro i rischi delle esportazioni (GRE) ritengono che gli obblighi contrattuali in fatto di protezione dell'ambiente, dei beni culturali e dei diritti fondamentali della popolazione locale non siano stati rispettati. A fine dicembre i tre Paesi avevano dato alla Turchia sei mesi di tempo - fino al 6 luglio 2009 - per apportare tutte le modifiche necessarie al progetto, una megacentrale idroelettrica che dovrebbe produrre 1200 megawatt per un costo preventivato di 1,5 miliardi di franchi. Alto 135 metri e lungo 1820 m, lo sbarramento idrico da realizzare sul fiume Tigri dovrebbe disporre di una capacità di 400 miliardi di metri cubi d'acqua.
Sin dall'inizio, le agenzie di credito all’esportazione avevano sottoposto la concessione della GRE a severe condizioni e il principale obiettivo consisteva nel limitare l'impatto del progetto di centrale elettrica sugli abitanti della regione, l'ambiente e i beni culturali in base alle norme fissate dalla Banca mondiale. Nonostante la propaganda di buone intenzioni delle autorità turche secondo cui la diga avrebbe dovuto portare acqua , posti di lavoro e sviluppo in una zona depressa del Paese, il vero volto dell’opera avrebbe intenzionalmente portato all’evacuazione di circa 78.000 persone da 4.000 villaggi allagando una superficie di 300 km quadrati a causa della costruzione di un lago artificiale che avrebbe sommerso anche la cittadina di Hasankeyf, che ha 12.000 anni di storia e circa 200 siti archeologici.
Il governo di Ankara ha già annunciato che non rinuncerà a costruire la diga. La stampa turca ha riferito di recente che i responsabili del progetto intendono posare la prima pietra il 30 luglio prossimo, giudicando che le condizioni imposte dai paesi europei siano state in gran parte soddisfatte. La decisione di procedere anche in assenza di finanziamenti dall'estero sarebbe stata presa il 10 giugno scorso in una riunione presieduta dal premier Tayyip Erdogan. (Crbm)

Postato da: robycuda a 13:50 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale, banche e armi, unicredit

giovedì, 09 luglio 2009

Unicredit tra le 12 banche di San Marino

San Marino è uno dei più noti paradisi fiscali, al centro di diverse indagini della Guardia di Finanza e della magistratura italiana. In esso risiedono 12 banche, di cui Corriere Economia dell’8 giugno ha cercato di ricostruire l’assetto proprietario. Di alcuni istituti resta tuttora oscura la proprietà, di altri sono stati individuati legami con la finanza nostrana. E’ il caso di Banca Agricola Commerciale, del Gruppo Unicredit. Di asset Banca invece, al centro dell’inchiesta di riciclaggio denominata Re Nero, si sa molto meno. Sui nomi dei soci circola solo qialche ipotesi tra gli imprenditori locali, mentre si sa che la banca controlla la San Marino Asset Management, uno dei soci della Invag, finanziaria di nomi noti (Gavio, Arvedi, Ligresti, Mediobanca, Ferrero, Lavazza) che ha in portafoglio l’1,4% di Generali. (Fonte: Mario Grevoni, Ecco la mappa del tesoto di San Marino, Corriere Economia, 08/07/09).

Postato da: robycuda a 14:11 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale, banche e armi, unicredit