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giovedì, 29 settembre 2005

Fusione Allianz-Ras, vince la speculazione

E’ partito ufficialmente il progetto di fusione tra Ras e Allianz, che porterà alla costituzione di un’unica Società Europea e alla creazione di forti sinergie dal punto di vista industriale e strategico. Si tratta di un’operazione di circa 5,7 miliardi di euro, pari al valore dell’Opa (Offerta pubblica di acquisto) che Allianz lancerà sul capitale Ras, finanziata attraverso emissione di capitale per circa 2 miliardi di euro, indebitamento e propria liquidità per la somma residua. All’offerta pubblica di acquisto volontaria e totalitaria su tutte le azioni ordinarie e di risparmio Ras, seguirà il conferimento del complesso aziendale di Ras in favore di una società dalla stessa controllata e, infine, la fusione per incorporazione in Allianz, con contestuale assunzione da parte di quest’ultima della veste giuridica di Società Europea. In Italia tuttavia Ras continuerà ad operare attraverso il suo marchio storico. L’emissione di azioni ordinarie Allianz da assegnare agli azionisti Ras, avverrà sulla base di un concambio variabile da 0,153 a 0,161 azioni ordinarie di Allianz per ogni azione ordinaria o di risparmio di Ras. Il corrispettivo dell’Opa – ovvero quello che verrà pagato agli azionisti che vorranno vendere i propri titoli ad Allianz - sarà pari a 19,00 euro per azione ordinaria e a 26,5 euro per azione di risparmio, comprensivo di un premio rispetto alle quotazioni di mercato equivalente, rispettivamente, al 14,2% e al 14,9% della media semplice dei prezzi degli ultimi 6 mesi. Non è ancora chiaro se e quali impatti avrà l’intera operazione sul personale di entrambe le compagnie.

All’indomani dell’annuncio dell’Opa Allianz è partita la speculazione sul titolo Ras, arrivato nei giorni scorsi a quota 51,04 euro per azione di risparmio, in crescita di oltre il 20 per cento, per poi crollare del 12,15%. In precedenza Ras risparmio aveva guadagnato addirittura il 60%, provocando l’intervento del gestore del mercato, che ha proibito le proposte di negoziazione senza limiti di prezzo. Si tratta di operazioni massicce di acquisto, dietro le quali ci sarebbero le scommesse di alcuni fondi speculativi – i famosi hedge funds - che intendono forse mettere assieme un pacchetto consistente di azioni per forzare Allianz a migliorare l’offerta su Ras risparmio, in vista dell’assemblea degli azionisti di risparmio (che dovrà dare il via libera all’operazione) per la quale occorre la maggioranza dei presenti. Dalla sede di Francoforte non c’è stato alcun commento ufficiale, ma pare che Allianz stesse cercando di rastrellare oltre il 50% del capitale, per garantirsi il potere decisionale in assemblea.

Ma alla fine la speculazione l’ha spuntata. Allianz ha rivisto al rialzo il corrispettivo per le azioni di risparmio Ras, da 26,5 a 55 euro per azione. La compagnia ha reso noto anche di aver acquistato fuori dal mercato 479.462 azioni di risparmio Ras, pari al 35,8% del capitale di categoria. Resterà invariato a 19 euro invece il corrispettivo per acquistare il 44,6% del capitale ordinario. Nonostante il rilancio, nei giorni scorsi le Ras risparmio hanno chiuso con un nuovo rialzo del 10,96% a 55,66 euro, prezzo ancora superiore a quello offerto dalla capogruppo tedesca. Sull’esempio di Ras si sono scatenati gli acquisti anche su altri fronti, tra cui Bnl - in vista dell’Opa Unipol - le cui azioni di risparmio hanno guadagnato il 9,63% a 2,401 euro, dopo essere stati sospesi per eccesso di rialzo.

 

R.C.

Postato da: robycuda a 12:08 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale

mercoledì, 28 settembre 2005

Acqua privata e inceneritori, la Toscana protesta

Privatizzazione dell’acqua e costruzione dell’inceneritore. Sono giornate di dura protesta a Firenze e dintorni contro le decisioni delle amministrazioni locali. Dopo che la protesta aveva toccato venerdì il Consiglio Comunale di Borgo San Lorenzo (FI), ieri è toccato a Firenze: alcuni consiglieri insieme ad una cinquantina di manifestanti hanno occupato pacificamente e simbolicamente il consiglio per protestare contro l’ingresso di Acea nella società partecipata Publiacqua, provvedimento che di fatto privatizza l’acqua nell’area svendendola alle multinazionali. Tutto questo ignorando le oltre 42.000 firme appena raccolte in Toscana per la legge di ripubblicizzazione del bene idrico. Intanto sta per partire la settimana di mobilitazione contro la costruzione di nuovi inceneritori nella piana Firenze-Prato-Pistoia. A Firenze un inceneritore è in procinto di essere costruito in un’area già sofferente dal punto di vista ambientale, mentre è concreta la possibilità che ne venga realizzato un altro a Prato. Si parte il 1° ottobre con la manifestazione in programma a Campi Bisenzio (FI); sabato 8 invece, la protesta arriverà a Prato. (Fonte: Metamorfosi, http://www.metamorfosi.info/infodetail.asp?infoid=2480)

Postato da: robycuda a 17:47 | link | commenti
economia italiana

domenica, 25 settembre 2005

Continua la politica antisindacale di Coca Cola

Ancora una volta i dirigenti sindacali del Sinaltrainal - la federazione dei sindacati colombiani del settore alimentare - si difendono dalle accuse di ingiuria e calunnia denunciate dalla multinazionale Coca Cola il 13 febbraio del 2003.

Luis Javier Correa Suarez, presidente del sindacato, ha dovuto presentarsi il 9 settembre 2005 davanti alla procura n° 55 della sezione di Bogotà in compagnia del suo avvocato difensore. In questo stesso processo sono coinvolti William Mendoza, Efrain Guerrero e Luis Eduardo Garcia, tutti i dirigenti del Sinaltrainal e lavoratori di questa impresa.

Lo scorso 12 novembre del 2004 la procura n° 55 della sezione di Bogotà aveva emesso una risoluzione inibitoria per non avere ulteriori elementi per continuare il processo, ma la Coca Cola il 28 novembre del 2004 ha presentato un nuovo ricorso in appello creando così le condizioni affinché la giustizia colombiana riaprisse il caso.

“Questo è un nuovo tentativo che la Coca Cola utilizza per reprimerci, afferma una nota del Sinaltrainal, in questo caso per esserci trovati davanti alle installazioni della fabbrica imbottigliatrice di Bogotà il 5 dicembre 2002, quando in compagnia di molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali invitevamo l'impresa ad una sessione della ‘Udienza Pubblica Popolare’ dove si giudicava la multinazionale per le violazioni ai diritti umani e per il benefici che ne ha ottenuto attraverso i crimini di Lesa Umanità commessi dai paramilitari.

Questo nuovo processo penale contro i dirigenti del Sinaltrainal si aggiunge a una lunga lista di aggressioni che l'impresa utilizza per stigmatizzare, impaurire ed impedire la protesta sindacale.

Nella fabbrica di Bucaramanga è stato chiamato a giudizio Jimmy Fontecha, presidente della sezione del sindacato, accusato di affliggere nella bacheca del sindacato alcuni documenti che stanno circolando in Internet e che denunciano gli abusi nella Coca Cola nel mondo”.

Tre anni fa il Sinaltrainal lanciò una campagna di boicottaggio contro la multinazionale, accusata di attuare una violenta campagna di repressione sindacale, con la complicità degli squadroni paramilitari. Migliaia di dipendenti sono stati licenziati e sostituiti con lavoratori “flessibili”, che guadagnano 80 dollari al mese per 12 ore al giorno di lavoro (un operaio regolare ne prende 360). Una commissione indipendente formata da un consigliere comunale di New York e attivisti di sindacati, organizzazioni studentesche e associazioni della società civile ha accertato nel gennaio 2004 ben 179 violazioni gravi dei diritti umani nei confronti dei lavoratori di aziende imbottigliatrici della Coca Cola in Colombia (di cui la casa madre di Atlanta possiede il 40% delle azioni), tra le quali 9 omicidi e numerosi casi di sequestri e torture, mentre gli squadristi continuano ad avere libero accesso agli impianti industriali. Da qui la richiesta del Sinaltrainal dell’incriminazione della Coca Cola presso il tribunale di Miami, Florida, dichiarato ammissibile da un giudice federale. L’impresa ha fatto pressioni per l’abolizione dello statuto della federazione sindacale e la chiusura delle sezioni locali, richiesta rifiutata dalla magistratura. Per info rmazioni: www.nococacola. info .

R.C.

Il Sinaltrainal chiede di inviare lettere di protesta e di solidarietà con i lavoratori della Coca Cola in Colombia. Di seguito un facsimile

 

LETTERA DI PROTESTA DA INVIARE VIA E-MAIL

 

Alvaro Uribe Vélez, Presidente de la República - auribe@presidencia.gov.co 

 

Vicepresidente Francisco Santos - fsantos@presidencia.gov.co 

 

Dr. Carlos Franco, Director del Programa Presidencial de Derechos Humanos y de Derecho Internacional Humanitario - 

 

cefranco@presidencia.gov.co 

 

Juan Manuel Arbeláez, Vice Presidente y Director General de Recursos Humanos COCA COLA FEMSA en Colombia 

 

Juan Carlos Domínguez, Director de Asuntos Legales - cocacola@hotmail.com - www.cocacola.com.co/holacoke/contactenos.php 

 

Con copia a SINALTRAINAL - bucaramanga@sinaltrainal.org 

 

Nosotr@s abajo firmantes, con la presente rechazamos esta nueva campana de criminalizzacion en contra del SINALTRAINAL por parte de la transnacional COCA COLA. 

 

Reafirmamos nuestro compromiso de seguir apojando el boicot de la impresa en nuestras plantas, puestos de trabajo, escuelas, barrios  hasta que no haya VERDAD – JUSTICIA -  REPARACION. 

 

Lugar ………………….. Fecha ………………

 

FIRMA .......................

Postato da: robycuda a 22:35 | link | commenti
aziende, coca cola, economia internazionale

Riportiamo di seguito il comunicato congiunto dei sindacati del settore finanziario

 

La lezione delle Opa 

Le dimissioni di G. P. Fiorani, A.D. di B.P.I., pongono fine ad un’avventura finanziaria priva, dall’origine, dei requisiti economici e patrimoniali che hanno determinato l’intervento della Magistratura per verificare il rispetto delle regole (insider trading, aggiotaggio, false comunicazioni al mercato, ostacolo all’azione di vigilanza) e della sana e prudente gestione (aumenti di capitali fittizi o direttamente finanziati) con la protezione del Governatore della Banca d’Italia.

Abbiamo sostenuto, dall’inizio, il pieno diritto di ogni attore ad intervenire nella competizione per il controllo di Antonveneta e BNL nel rispetto delle normative legali e regolamentari, riservandoci il giudizio di merito, che ci compete, sui piani industriali e sulle loro ricadute in relazione alle prospettive di sviluppo del gruppo bancario e finanziario, risultante dalla concentrazione, alle dinamiche occupazionali, al futuro professionale dei lavoratori, alle relazioni sindacali.

E’ significativo che il fallimento di G. P. Fiorani sia la conseguenza di un’organica insofferenza al rispetto delle regole di un mercato ordinato che le nostre OOSS. hanno a lungo sperimentato anche attraverso sistematici tentativi di forzature, distorsioni, elusioni contrattuali.

Non è, probabilmente, casuale che il sodalizio con A. Fazio si sia retto sulla comune propensione, ognuno nel suo ruolo, all’interpretazione discrezionale delle norme. Interpretazione trasversale perché anche il Governatore è stato condannato, in prima ed in seconda istanza, dal giudice del lavoro di Roma per condotta antisindacale in Banca d’Italia.

Non può esistere una buona banca senza relazioni sindacali partecipative che esprimano la riconosciuta centralità strategica delle risorse umane e senza rispetto del sistema di regole e di istituzioni che garantendo a tutti gli attori pari opportunità competitive presidiano il buon funzionamento di un mercato ordinato.

E’ questa la lezione che emerge dalla sofferta vicenda delle OPA su Antonveneta e BNL. Vale per il nuovo management che gestirà la nuova stagione delle B.P.I., vale per l’UNIPOL che prima ancora di assumere il controllo di BNL ha proditoriamente osteggiato l’aumento di capitale dedicato ai dipendenti in pagamento del premio aziendale, vale per il Governatore che è ricorso in appello contro la duplice condanna per condotta

antisindacale esibendo la medesima, torva sicumera che ne ha fatto, ormai, un caso di inquietante patologia istituzionale in Italia ed in Europa.

I Segretari Generali

Falcri – Fiba/Cisl – Fisac/Cgil – Uilca - Dircredito

 

Roma, 20 settembre 2005  

Postato da: robycuda a 15:56 | link | commenti
economia italiana

Aem punta all’energia svizzera e potrebbe accorpare la rete idrica milanese

L’Aem, azienda municipalizzata milanese dell’energia, punta all’acquisizione di Motor Columbus da Ubs (Unione banche svizzere), holding a cui fa capo l‘Atel, società elettrica svizzera, che negli ultimi anni ha avuto una forte crescita di utili e fatturato. Un terzo del quale viene dall’Italia, ma Motor Columbus ha in portafoglio anche il 16 di Edipower e presenze in Germania, Ungheria e Repubblica Ceca. Aem gareggerà con la francese Edf, che ha fatto un’offerta nell’ambito di una cordata che comprende anche alcune aziende svizzere. Secondo alcune indiscrezioni rivelate dal Sole 24 Ore, inoltre, il Comune di Milano (che possiede il 43% dell’azienda elettrica) starebbe studiando il conferimento delle rete idrica milanese alla stessa Aem. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 23-09-2005)

Postato da: robycuda a 11:24 | link | commenti
aziende, economia italiana

venerdì, 23 settembre 2005

Nicaragua e Venezuela insieme contro la crisi energetica

Un’impresa mista nicaragauense-venezuelana per far fronte alla crisi energetica che continua ad attanagliare la popolazione del Nicaragua, dove l’aumento del prezzo del petrolio e della benzina ha fatto aumentare tutti i beni di prima necessità (luce, acqua, telefonia, trasporti). Da qui l’accordo siglato il 19 settembre dal sindaco di Managua, Dionisio Marengo - accompagnato da Daniel Ortega, dall'Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Miguel Gómez e da numerosi sindaci che fanno parte dell'Associazione dei Municipi del Nicaragua (Amunic) – e dal  governo del Venezuela guidato da Hugo Chávez. A spiegare l’accordo è stato lo stesso sindaco Marenco, in una conferenza stampa indetta per l’occasione. “Si costituirà un'impresa nazionale con capitale misto apportato dall’impresa statale Petrolio de Venezuela S.A (PVSA) e da un'impresa municipale nicaraguense capeggiata dal Comune di Managua e in cui, progressivamente, s'integreranno tutti i Comuni che riceveranno l'approvazione del Consiglio municipale. Si costituirà quindi una corporazione petrolifera in Nicaragua.

Alla fine, questa impresa che avrà una maggioranza di capitale venezuelano (circa il 70 per cento), potrà comparare prodotti finali, come benzina, diesel, gas liquido, benzina per aerei e asfalto.

I mezzi e metodi di trasporto, i meccanismi di scarico verranno messi a disposizione dalla compagnia venezuelana. Ci siamo messi in contatto con la compagnia di petrolio nazionale, Petronic, per iniziare un processo di distribuzione e si utilizzerà qualsiasi altro tipo di canale.

Attualmente il Nicaragua consuma 9,5 milioni di barili all'anno, di cui 4,5 in benzina e diesel, 3 milioni per generare energia elettrica e il resto in benzina da aviazione, gas e asfalto.

Dal fondo del ricavato della vendita al pubblico, l'impresa venezuelana concederà un 40 per cento di sconto. Se per esempio il petrolio costa 60 dollari al barile sul mercato internazionale, noi ne pagheremmo solo 36.

Questa differenza di prezzo, i vari comuni che faranno parte dell'impresa potranno utilizzarlo per interventi, come sussidiare il settore dei Trasporti pubblici, diminuire i costi di produzione di energia elettrica per poter mantenere le tariffe basse per la gente o rifare le strade dove c'è bisogno.

Questo fondo avrà la forma di un credito che concederà il Venezuela con un termine di 40 anni ad interessi bassissimi in modo da poter far fronte a questa crisi.

Questa non sarà il solo aiuto da parte del Venezuela, perché si stanno studiando altri progetti per lo sviluppo urbano, per il miglioramento della qualità di vita dei nicaraguensi.

La firma dell'accordo avverrà nei prossimi giorni e contiamo che il governo sappia apprezzare questa sforzo e questa soluzione e che non metta in atto strategie di ostacolo con fini politici”.

“In alternativa all'Alca (l'accordo di libero scambio tra le americhe promosso dagli Usa), ha spiegato l'Ambasciatore del Venezuela, Miguel Gómez, il governo venezuelano sta promuovendo un altro tipo di processo attraverso il quale si sono già firmati vari accordi con paesi dei Caraibi e dell'America del Sud, nell'ottica di cercare un meccanismo di integrazione solidale, di cooperazione che non sia un'integrazione come quella che promuovono i Trattati di libero commercio che vedono l'altro come un cliente, un compratore o un consumatore finale delle loro eccedenze. (…) Con l'Argentina ed Uruguay, ad esempio, il pagamento del petrolio avviene con l'esportazione di carne e prodotti agricoli e la cosa interessante è che questa forma evita l'uscita di divisa straniera (dollari)”. (Fonte: Giorgio Trucchi, Una soluzione alla crisi energetica arriva dal Venezuela, 20/09/2005)

Postato da: robycuda a 19:11 | link | commenti
economia internazionale

mercoledì, 21 settembre 2005

La più grande bolla immobiliare della storia

Il valore complessivo degli immobili residenziali in tutti i paesi sviluppati è cresciuto negli ultimi 5 anni da 30 trilioni di dollari a oltre 70 trilioni, un incremento pari al 100% del Pil di tutti i paesi messi insieme. Si tratta della più grande bolla immobiliare della storia. Ad affermarlo è l’Economist, che snocciola una serie di dati. In testa ai rincari c’è il Sud Africa, dove i prezzi sono cresciuti dal 1997 al 2005 del 244%, seguono l’Irlanda (+192%), l’Inghilterra (+154%) e la Spagna (+145%). Poi Australia (+114%), Francia (+87%), Usa (+73%), Svezia (+84%), Nuova Zelanda (+66%), Belgio (+71%) e Italia (+69%). Il rischio più grosso è che la bolla possa scoppiare, provocando una recessione mondiale, ma su questo gli economisti non vogliono allarmare. Il pericolo potrebbe venire dagli Usa, che con tutta probabilità dovrà aumentare i tassi di interesse, per attirare capitali destinati a finanziare il proprio deficit. L’aumento dei tassi potrebbe incidere pesantemente sui mutui immobiliari, che diverrebbero più cari, facendo crollare l’acquisto di immobili e, dunque, il valore degli stessi. Molti americani, impossibilitati a restituire i mutui, si troverebbero a dover vendere gli stessi appartamenti. Si tratta spesso di processi molto veloci e incontrollabili, che rischiano di innescare un vero e proprio circolo vizioso. Ma si tratta solo dell’ipotesi più pessimistica, dal momento che gli Usa tengono la dinamica dei tassi sotto stretto controllo. In Italia si potrà avere al massimo un calo del 5-10% del mercato immobiliare, bel al di sotto degli enormi guadagni realizzati finora dalla società immobiliari. (Fonte: Affari e Finanza, 19/09/2005).

 

Postato da: robycuda a 16:46 | link | commenti
economia internazionale

L’immobiliarista Danilo Coppola riporta in Italia il Gruppo dal Lussemburgo

Anche gli immobiliaristi, qualche volta, hanno un’etica. Almeno così sembra dalla decisione del noto immobiliarista romano Danilo Coppola – uno dei “concertisti” che ha aiutato Fiorani a scalare l'Antonveneta - di rimpatriare la sede del suo impero finanziario dal Lussemburgo all’Italia. La motivazione ufficiale? Esigenze “di trasparenza e correttezza”. Non è poco, anche se non viene citata l’esigenza, non meno etica, di pagare le imposte come tutti i cittadini normali. O forse quella, non altrettanto etica, di dare un segnale di trasparenza in un clima giudiziario piuttosto teso. Oggetto del trasferimento saranno la Tikal e la controllata Gruppo Coppola, dalla quali dipendono le quattro controllate che si spartiscono le attività del gruppo: Finpaco Properties, cui farà capo la quotata Ipi, Finpaco Finance, guscio vuoto destinato a raccogliere non meglio identificate partecipazioni in società quotate; Finpaco Real estate, che controlla l'hotel Cicerone di Roma, la gestione degli immobili e il 2% di Bim e, infine, Finpaco Project, che dopo aver incassato i 230 milioni di plusvalenze dell’operazione Bnl, si dedicherà alle aree da sviluppare e ha per il momento in cassa anche la partecipazione congelata in Antonveneta. (Fonte: Yahoo Finanza).

Postato da: robycuda a 16:22 | link | commenti
economia italiana, paradisi fiscali

mercoledì, 14 settembre 2005

La Sace approva nuove coperture in Russia per oltre 165 milioni di euro

Sace (Società di assicurazione del credito all’esportazione) ha approvato una seri di coperture assicurative - per un valore di oltre 165 milioni di euro- su finanziamenti da parte di Mediobanca destinati ad aziende italiane attive nel settore dell’industria meccanica, delle telecomunicazioni e dell’oil & gas. La Sace è un istituto pubblico che assicura i crediti concessi dalla banche ad aziende che operano all’estero, soprattutto in zone a rischio, dove il pericolo di insolvenza delle controparti locali e, dunque, di fallimento dell’affare è più alto. Per info rmazioni sulla Sace e sui progetti che ha sostenuto, spesso al centro di contestazioni da parte della società civile per l’impatto sociale ed ambientale, vedi: www.crbm.org. A beneficiare del finanziamento saranno Merloni Progetti Spa, Siemens Mobile Communications Spa e Bielloni Castello Spa, PMI di Milano. Il debitore russo è la banca Vnesheconombank. La Russia è attualmente il primo Paese nel portafoglio Sace per esposizione complessiva, con impegni in essere per circa 4.5 miliardi di euro (al 30 giugno 2005). Nel corso del 2005 sono state approvate ulteriori nuove garanzie per oltre 1.3 miliardi di euro, ma per meglio affiancare le aziende italiane in Russia Sace prevede una presenza diretta a Mosca.

Nei  primi  cinque mesi del  2005 le esportazioni italiane verso la Federazione Russa (che ammontano ad un valore complessivo di circa 2,3 miliardi di euro) hanno registrato un aumento del 32,5 % rispetto allo stesso periodo del 2004. Comparto trainante dell’export italiano in Russia è quello dei macchinari e le apparecchiature meccaniche, con un’incidenza superiore al 34%.

Postato da: robycuda a 18:07 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale

martedì, 13 settembre 2005

L’irresistibile fascino dei Caraibi

Il 25% delle società quotate in Piazza Affari hanno tra i propri soci, con quote più o meno rilevanti, holding con sedi in paradisi fiscali, nella maggioranza in Lussemburgo, ma anche British Virgin Island, Isole Cayman o Mauritius. Il motivo, nel caso del Lussemburgo, è fiscale: gli utili delle imprese sono tassati molto meno e spesso, attraverso giochi contabili, le imprese multinazionali riescono a far comparire i costi in paesi a maggiore tassazione e i ricavi dove la pressione fiscale è inferiore. Ma nei casi delle altre piazze esotiche i vantaggi fiscali non bastano: il vero motivo è l’anonimato. In quelle sedi è pressoché impossibile sapere chi sono gli azionisti di una società e, dunque, ricostruire i passaggi di denaro.

Gian Gaetano Bellavia, consulente di diverse procure sui reati societari, conosce molto bene la materia. Riportiamo stralci di una sua intervista a Plus, inserto del Sole 24 Ore del 10 settembre. “Cercare Paesi con una fiscalità agevolata è abbastanza fisiologico. Meno normale è invece creare delle ‘trading company’ in paradisi fiscali per fini elusivi: ad esempio fare grossi utili in Svizzera piuttosto che in Italia. (…) Le società offshore caraibiche, invece, rientrano in una tipologia che ha connotati patologici. Nel senso che non c’è più una finalità fiscale, ma un obiettivo di anonimato. Le Mauritius piuttosto che la Cayman o le British Island, più che paradisi fiscali, sono paradisi societari. I soci non sono infatti identificabili. In Lussemburgo, per fare un esempio, ci sono molte holding riconducibili a grandi gruppi italiani. Quindi si sa in modo preciso chi c’è dietro. Ma sempre nel Granducato altre holding sono invece riconducibili, a loro volta, a scatole caraibiche totalmente anonime. (…) Chi ha qualcosa da nascondere o vuole creare fondi all’estero, mette più schermi nelle struttura societaria: quindi creando una rete che va dall’Olanda, al Lussemburgo fino ai Carabi. Oppure nel Delaware, che pur essendo negli Usa garantisce la segretezza: basta pensare al caso Parmalat. Così scoprire i soci diventa molto difficile. Nelle società anonime le azioni sono infatti al portatore. L’unico modo di procedere è ricorrere alla rogatoria, con la quale si chiede all’autorità del Paese caraibico di interrogare l’amministratore delle società anonima. Quest’ultimo è spesso un libero professionista, ad esempio un avvocato locale, che siede come amministratore in decine di società anonime. Tuttavia anche con la rogatoria il risultato non è immediato. Dipende dalla collaborazione che fornisce il paese estero. Spesso questi paradisi fiscali hanno un interesse a mantenere l’anonimato societario. Dalla mia esperienza passata ho notato che viene offerta collaborazione soprattutto nei casi di terrorismo o di criminalità organizzata. Sui reati societari, perfino sul riciclaggio, i tempi diventano invece molto lunghi e il reato alla fine rischia spesso di andare in prescrizione”. (da Plus, Il Sole 24 Ore 10/09/2005)

Postato da: robycuda a 09:24 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale, paradisi fiscali