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sabato, 31 dicembre 2005

L’Ato 1 Piemonte delibera la gestione pubblica dell’acqua

Nel corso dell'Assemblea del 19 dicembre, la Conferenza dell’Autorità d’Ambito l'ATO 1 Piemonte Novara e Varbania ha deliberato l'affidamento in house del Servizio Idrico Integrato. Si raggiunge così, anche in Piemonte, un secondo successo nella promozione della gestione pubblica dell'acqua. Questi i principali punti qualificanti, frutto dell'azione di sensibilizzazione esercitata dal Comitato territoriale di Novara: 1. Affidamento in-house. L’Autorità d’Ambito assume come modello organizzativo di riferimento la gestione a controllo pubblico sotto forma di affidamento “in house” e in tal senso intende procedere, entro il 31/10/2006, alla stipula della convenzione con decorrenza dal 1° gennaio 2007. 2. Le tariffe prevedono l’accantonamento di fondi per il finanziamento di progetti di cooperazione internazionale finalizzati alla realizzazione di infrastrutture idriche a favore di paesi in via di sviluppo. (Fonte: Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua)

Postato da: robycuda a 08:37 | link | commenti
economia italiana

La gestione dell'acqua in provincia di Chieti resta pubblica

La riunione dei Sindaci dell'Ambito Territoriale Ottimale di Lanciano in Abruzzo, svoltasi il 22 dicembre scorso, ha deciso per i prossimi 10 anni la gestione completamente pubblica del Servizio Idrico Integrato nei 92 Comuni dell'ATO n.6. Per i lavoratori e i movimenti, che nell'ultimo anno si sono impegnati in una lunga mobilitazione fatta di riunioni, assemblee pubbliche, volantinaggi e convegni, si tratta di una vittoria importante. Dei 6 ATO abruzzesi ben 5 hanno scelto la gestione pubblica dell'acqua. I Sindaci hanno deciso di  affidare il servizio idrico alla Sasi, non appena questa avrà modificato il proprio Statuto escludendo la possibilità di vendere le quote ai privati e assicurando la cosiddetta gestione "in house", in cui i Comuni esplicano un controllo diretto sul servizio. Nelle ultime settimane vi erano stati alcuni segnali circa il rischio di parziale privatizzazione, tra cui un convegno svoltosi a Lanciano con rappresentanti di un Fondo di Investimento svizzero specializzato nella gestione privata dell'acqua dal titolo "Il business dell'acqua: una nuova ed appassionante opportunità d'investimento" e alcune improvvide dichiarazioni di esponenti politici. (Fonte: Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua)

Postato da: robycuda a 08:31 | link | commenti
economia italiana

venerdì, 30 dicembre 2005

Investimenti in Sudan, pressione di CalPERS su ABB, Alcatel e Siemens

CalPERS (California Public Employees’ Retirement System), il fondo pensione dei dipendenti pubblici della California e il più grande a livello mondiale, con un patrimonio gestito di 182 miliardi di dollari, ha minacciato ABB, Siemens e Alcatel, di vendere le azioni delle tre multinazionali in proprio possesso, se non interromperanno le relazioni con il governo del Sudan, accusato internazionalmente di complicità nei massacri nella regione del Darfur. CalPERS approfondirà anche le proprie indagini su Royal Dutch/Shell e Total, anche se finora non sono emersi rapporti tra le due compagnie petrolifere e il governo sudanese. Lo ha riferito il “Los Angeles Times” del 13 dicembre.

Fonte: RSINews, 16/12/2005

Postato da: robycuda a 15:50 | link | commenti
economia internazionale

martedì, 27 dicembre 2005

Milano e Erba contro la privatizzazione dell’acqua

Al Comune di Milano è stata approvata una mozione, votata anche da parte della maggioranza, che ha bloccato il tentativo avviato dal Sindaco Albertini di incorporare l'acqua nella AEM (azienda energetica milanese) da tempo privatizzata, che avrebbe quindi portato alla privatizzione della gestione delle risorse idriche dell'ATO città di Milano. A livello della Provincia invece il presidente Filippo Penati, ha detto a chiare lettere che il servizio idrico dell'ATO della Provincia di Milano resta pubblico, sia per la gestione che per l'erogazione, che il CAP (Consorzio Acque potabili)  non ha bisogno di partner privati, né di tipo aziendale - perché possiede le capacità tecniche e il personale preparato - né di tipo finanziario, perché la Provincia e i suoi comuni godono di un riconosciuto prestigio per accedere direttamente ai  finanziamenti. E' stato inoltre precisato che l'operato della Regione di dividere gli ATO della città e della Provincia è un non senso, e che l'amministrazione provinciale è impegnata a riunificate la situazione con l'istituzione di un inter-ambito, in attesa di cambiare la legge regionale e in una prospettiva di governo metropolitano. Anche il Consiglio Comunale di Erba, nella delibera di approvazione della Convenzione dell'ATO di Como, ha votato a maggioranza un emendamento che assoggetta l'adesione all'ATO alla scelta di affidare "in house" la gestione degli acquedotti a società pubbliche al 100%.

Postato da: robycuda a 09:50 | link | commenti (1)
economia italiana

Milano Serravalle: la Provincia di Milano punta alla Borsa

La società Milano Serravalle (controllata al 52,9% dalla Provincia di Milano) che gestisce le tengenziali milanesi e l’autostrada per Genova fino a Serravalle Scrivia, realizzerà un utile 2005 pari a circa 33,8 milioni di euro, mentre l’indebitamento scenderà da 79 a 30 milioni. Nel 2006 inoltre sono previsti investimenti di 105 milioni di euro in grandi opere e 26 milioni in lavori di manutenzione. Galvanizzato dai risultati, il consiglio di amministrazione ha confermato l’obiettivo già espresso dall’assemblea dei soci: la quotazione in Borsa, che potrebbe riguardare anche Asam, cioè la superholding per le infrastrutture creata dalla Provincia di Milano. La Borsa porterebbe risorse fresche alla società, ma sottoporrebbe l’azienda alle regole di Piazza Affari, naturalmente in contrasto con quelle di una gestione pubblica: massimizzazione dei profitti e pressione continua sui costi, quindi possibili riduzioni di investimenti e manutenzione e, se possibile, tariffe più alte. Entro gennaio è infine previsto l’ingresso di Banca Intesa al 20% nel capitale della lombarda Pedemontana, controllata pariteticamente da Autostrade e Milano Serravalle. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 24/12/2005).

Postato da: robycuda a 09:49 | link | commenti
economia italiana, trasporti e mobilità

Il sindacato colombiano: continuiamo a boicottare Coca Cola

A due anni dall’inizio della Campagna Mondiale contro Coca Cola, continuiamo ad esigere la verità, giustizia e indennizzi per le vittime, che la multinazionale rispetti i diritti umani e che consegni alle autorità i responsabili dei crimini. 

Nei Parlamenti Federali degli Stati Uniti le denunce continuano i loro iter legali e si preparano nuovi casi per essere presentati davanti alla giustizia internazionale. 

Coca Cola reprime i lavoratori ed instaura nuove domande contro la dirigenza sindacale, come risposta a centinaia di azioni che a livello mondiale si sviluppano in appoggio all'iniziativa di non Consumo e denuncia permanente. 

In vari paesi si rafforza il dibattito e si avanza velocemente per espellere dai centri educativi, spazi pubblici, sportivi, culturali e sociali i prodotti della multinazionale.

Il 22 Luglio scorso, abbiamo presentato la relazione globale dei risultati dei due primi anni della campagna. 

Il Tribunale Permanente dei Popoli - TPP - ha ascoltato i clamori del popolo della Colombia e ha deciso di convocare a partire dal 2006, sette udienze che giudicheranno le multinazionali per gli impatti della loro politica sui diritti umani e sulla biodiversità; una di esse, sarà Coca Cola. 

Il TPP rafforzerà ampiamente la campagna “Porque Amo La Vida no Consumo Coca Cola!” e ciò esige un grande sforzo per ottenere che nuove comunità si vincolino a questa importante iniziativa per la vita. 

Una buona opportunità per ottenerlo è che in queste feste natalizie si viva senza Coca Cola.

Molte famiglie in Colombia ed in altri angoli del mondo sono lontane dalle loro case, la disoccupazione si approfondisce, la povertà e la fame è evidente, la perdita dei loro cari li ha riempiti di tristezza; una delle cause è stata la politica di Coca Cola.  

Migliaia di famiglie non potranno stare unite in queste feste, alcune non potranno mai tornare a riunirsi perché i loro cari sono stati assassinati a beneficio delle multinazionali, 9 di loro erano lavoratori di Coca Cola in Colombia.

GIL, MANCO, GIRALDO, GOMEZ MAIGUAL, GOMEZ GRANADO, ACHICANOY, MUNERA, HERRERA, SOTO non potranno mai più tornare a stare insieme alle loro famiglie. 

Vi invitiamo a rafforzare la Campagna Mondiale Contro Coca Cola.

VIVIAMO questo Natale…senza COCA COLA. 

Sinaltrainal – Colombia

Postato da: robycuda a 09:48 | link | commenti
aziende, coca cola, economia internazionale

Alta velocità: verso un trasporto di élite

Seguendo le proteste degli abitanti della Valsusa, verrebbe da pensare che, in fondo, una linea ferroviaria potrebbe smaltire il traffico su gomma e portare qualche vantaggio alla qualità dell’aria. D’altro canto è noto il valore aggiunto del trasporto pubblico rispetto a quello provato. Perché dunque non costruire delle comode gallerie che evitano di tagliare in due i centri abitati? Lo fanno anche gli svizzeri, che sicuramente non hanno nulla da imparare in fatto di tutela dell'ambiente.

E’ evidente che qui la questione è assai più complessa e le ragioni dei valsusini sono ineccepibili. Ma a prescindere dall’irrazionalità di quest’opera sul piano tecnico ed ambientale, mi viene in mente che siamo in Italia, dove anche i progetti migliori finiscono per naufragare nell’inefficienza quando vengono attuati, figuriamoci gli altri. Mi vengono in mente le immagini dei migliaia di pendolari che ogni mattina non hanno i treni, vittime del processo di privatizzazione dell'Azienda Ferrovie e dei tagli ai costi. Tagli che hanno colpito anche i servizi di pulizia, tanto che insieme ai passeggeri oggi viaggiano anche le zecche. Mi vengono in mente i lavoratori delle ferrovie che spesso sono costretti a fare turni massacranti, soprattutto i macchinisti a causa, ancora una volta, dei tagli al personale. Ma si sa, la sicurezza di chi viaggia viene sempre dopo.

Se dunque vogliamo riformare il sistema dei trasporti su rotaia, perché dunque non partire dal basso, dai treni popolari, da quelli che ogni giorno vengono presi da migliaia di persone che si

spostano per lavoro, ma anche per svago o per cultura? E allora che senso ha viaggiare ad alta velocità se abbiamo un servizio di base pessimo e incapace di rispondere alle nuove esigenze? Perché spendere centinaia di migliaia di euro in grandi opere quando quelle esistenti funzionano sempre meno e sempre peggio? Il sospetto è che stavolta la privatizzazione punti alla creazione di un servizio di elite, che garantisce utili ad “alta velocità”. Allora benvengano i supertreni da 250 all'ora, così veloci anche perché super leggeri e con pochi passeggeri. E per quelli lenti? Basta prendere l'auto, cosi almeno sembrano volere i nostri amministratori.

Antonio Cuda

Postato da: robycuda a 09:47 | link | commenti
economia italiana, trasporti e mobilità

giovedì, 22 dicembre 2005

Bolivia: il nuovo presidente Morales vuole rivedere i contratti con le multinazionali del gas

Che le cose in America Latina stessero cambiando era già evidente. La vittoria dell’indio Evo Morales alle elezioni presidenziali della Bolivia con il 54% dei voti ne è l’ennesima conferma. Per chiarire ulteriormente quale sarà la politica del nuovo governo, all’indomani dell’elezione Morales ha annunciato di voler rivedere i contratti di sfruttamento del gas con le multinazionali del petrolio. “I contratti sono anticostituzionali, ha detto Morales, ci sono clausole che concedono loro un diritto di proprietà all’uscita dei pozzi. Gli idrocarburi appartengono allo Stato e le imprese possono essere parnter, ma non proprietarie. Il nostro governo garantirà loro un ritorno sugli investimenti e benefici, ma in un contesto equilibrato, non come avviene ora che versano solo il 18% delle royalties allo Stato”. (Fonte: Il Sole 24 Ore 22/12/2004)

Postato da: robycuda a 23:20 | link | commenti
economia internazionale

lunedì, 19 dicembre 2005

WTO: è andata male
C'è poco altro da aggiungere, scorrendo la dichiarazione ministeriale che chiude quesa sesta conferenza ministeriale del WTO. E' stata una ministeriale in cui si è negoziato molto, in cui per
la prima volta i paesi in via di sviluppo erano parsi uniti in uno storico G110 che avrebbe potuto far saltare il banco. Ma "business is business", e quando gli esportatori premono e i poltici chiudono le orecchie per non senitre la voce dei contadini che chiedono regole per poter vivere, l'orizzonte si chiude.
Perché è andata male? Perchè in agricoltura l'unica cosa diciamo positiva negoziata è la fissazione della fatidica data per la cencellazione dei sussidi all'esportazione: il 2013, tre anni di più di quanto si prevedeva. Da domani tutti i giornali segnaleranno soprattutto questa notizia come la grande vitttoria del sud del mondo ad Hong Kong, ma si tratta di un falso scoop perché i paesi occidentali ad Hong Kong sono riusciti a guadagnare altri tre anni di tempo e perché nel frattempo i sussidi che creano dumping appartengono alla categoria dei sussidi domestici.
Per il resto niente. Nel negoziato sui prodotti industriali si va avanti per la strada occidentale: formula svizzera, quella che taglia in maniera più sostanziale, così da favorire chia già è forte e sa esportare, senza considerare in alcun modo diritti per i lavoratori e per l'ambiente.

I servizi, entrati nella ministeriale con il relativo allegato messo fra parentesi quadre per indicare che la maggioranza dei paesi non ne  condivideva il contenuto, ne esce senza e con l'anno nuovo avremo negoziati plurilaterali ad aggiungersi a quelli bilaterali. Sul tema aiuti, ovviamente grandi parole ma neppure la decisione che tutti si attendevano, quella di offrire libero accesso alle esportazioni dei paesi meno sviluppati è uscita vincente. Certo i giornali scriveranno di sì ma a leggere il testo, l'impegno non è imperativo e i paesi potranno esentare i prodotti per loro più sensibili (il 3% delle linee tariffarie).
Sul cotone compare un impegno a cancellare i sussidi all'esportazione entro il prossimo anno, ma per i sussidi domestici, quelli americani che sono la causa reale del dumping, nulla di stabilito. Il ridicolo si tocca con la decisione di dare accesso duty free al cotone africano, ma guarda caso in America non ne viene esportato. Alla fine insomma Rob Portman, caponegoziatoore USA, esce a testa alta da questo vertice, così come il nostro Mandelson, che certamente temeva in un fallimento che sarebbe pesato solo sulle sue spalle.
Delude il G20, dopo la dichiarazione congiunta con tutti gli altri paesi in via di sviluppo, ci si attendeva certamente un finale diverso. Ora appuntamento a marzo per un Consiglio generale in versione speciale perché il tempo stringe ed entro fine 2006 il Doha round deve chiudere in bellezza. Ma non è detta l'ultima parola, anche se per ora Pascal Lamy può sorridere ed alzare i pugni in segno di soddisfazione, in effetti è riuscito a centrare il suo primo difficile obiettivo come direttore generale: fare di Hong Kong un successo e dare nuovo impulso al Doha Round.

Roberto Meregalli
Beati i costruttori di pace - Rete di Lilliput
Tradewatch.it

Postato da: robycuda a 10:02 | link | commenti
economia internazionale

domenica, 18 dicembre 2005

L’Argentina uscirà dall’orbita del Fondo Monetario Internazionale

L’Argentina ha annunciato che pagherà interamente il suo debito con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), pari a 9,9 miliardi di dollari. Questo toglierà all’Fmi il potere che fino ad ora ha esercitato sul paese, che potrà adottare una politica economica finalmente svincolata dai dettami dell’istituzione di Washington, la quale proprio nei mesi scorsi aveva annunciato che non darà nuovi prestiti al governo argentino fino a quando non sarà trovata una soluzione “realistica” per i proprietari di bond (che comprendono 250 mila risparmiatori italiani) danneggiati dalla crisi economica e dal conseguente crollo dei titoli. Questo sta già preoccupando i mercati finanziari, che temono un’espansione delle spesa pubblica e un aumento dell’inflazione (che il presidente Kirchner intende bloccare congelando i prezzi), magari attraverso una politica fiscale restrittiva verso i redditi alti. Il rimborso del debito avverrà attingendo oltre un terzo delle riserve della banca argentina, cresciute negli ultimi anni grazie ad un forte aumento delle esportazioni. Martedì scorso anche il Brasile aveva annunciato di voler ripagare il suo debito con l’Fmi, che ammonta a 15 miliardi di dollari. (fonte: Il Sole24ore, 17/12/2005)

Postato da: robycuda a 11:29 | link | commenti (1)
economia internazionale