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lunedì, 30 gennaio 2006

Premio per le imprese irresponsabili: vincono Chevron, Disney e Citigroup

In coincidenza con l’apertura del World Economic Forum, a Davos, in Svizzera, le associazioni Dichiarazione di Berna e Pro Natura hanno assegnato i premi alle imprese più irresponsabili, i “Public Eye Awards 2006”, giunti alla seconda edizione.Hanno vinto, prevalendo su oltre venti concorrenti nominati, Chevron nella categoria Ambiente, Walt Disney nella sezione Diritti Sociali e Citigroup nella categoria Tasse.

Chevron è accusata di aver contaminato, negli ultimi trent’anni, ampie zone di foreste fluviali primarie nel nord dell’Ecuador, rifiutandosi, sinora, di bonificarle.

A Walt Disney vengono contestate le violazioni dei diritti dei lavoratori in alcune fabbriche di suoi fornitori nel sud della Cina.

A Citigroup viene contestato l’operato della sua controllata Citibank, che favorisce l’evasione fiscale, aiutando milionari, potentati e imprese, a dirottare i loro capitali in paradisi fiscali e in società offshore.

Per la prima volta è stato assegnato anche un premio in positivo, vinto dal sindacato messicano SNRTE e dalle organizzazioni non governative tedesche Germanwatch e Food First Information & Action network (FIAN), per la loro battaglia, coronata da successo, contro la chiusura di una fabbrica della Continental, a El Salto, in Messico. (Fonte: RSI News, 26/01/2006)

Postato da: robycuda a 21:02 | link | commenti
aziende, economia internazionale

356 euro per chiudere un conto corrente, il doppio per Unipol e Bpi

Chiudere un conto corrente costa in media 356,8 euro. Lo rivela un’indagine di Corriere Economia del 23 gennaio scorso, che ha analizzato le spese di chiusura di dieci banche (Intesa, Unicredit, SanpaoloImi, Banca Sella, Banca di Roma, Banco di Sicilia, Banca Popolare di Milano, Bnl, Unipol Banca e Bpi). Il calcolo ha preso in esame un conto corrente per famiglie, con agganciato un portafoglio di otto titoli, per un totale investito di 40 mila euro. In testa alla classifica, guarda caso, proprio Unipol Banca e Bpi. La banca del gruppo Unipol, lungi dall’applicare quei principi di responsabilità etica propri del mondo cooperativistico, scarica sul cliente spese di chiusura pari alla cifra stratosferica di 778,2 euro, seguita da Bpi con 759,7.

Postato da: robycuda a 10:37 | link | commenti
aziende, economia italiana, unicredit, intesa-sanpaolo

Abbigliamento: la condizione delle donne lavoratrici in Turchia e nei paesi dell’Est europeo

“Women’s voices: the situation of women in the Eastern European and Turkish garment industries” (http://www.cleanclothes.org/ftp/05-workers_voices.pdf) è la terza pubblicazione della Clean Clothes Campaign sulle condizioni di lavoro nell’Europa dell’est e la prima sulla Turchia. L’indagine, condotta fra il 2003 e il 2005 sulla base di 256 interviste a lavoratrici in 55 fabbriche o in laboratori a domicilio in Bulgaria, Macedonia, Moldavia, Polonia, Romania, Serbia, Turchia, mostra come le condizioni di lavoro siano rimaste sostanzialmente immutate rispetto al primo studio realizzato dalla Clean Clothes Campaign otto anni fa: 15 ore di lavoro al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana, salari insufficienti o al di sotto dei minimi di legge, precarietà, assenza di tutele sanitarie e ant info rtunistiche, molestie sessuali e maltrattamenti, discriminazioni e attività antisindacali sono una costante nell’industria di confezioni per l’esportazione. La Turchia è il paese dove sono stati riscontrati i peggiori abusi, fra cui l’impiego sistematico di lavoro minorile. Fra i primi dieci paesi fornitori della UE, la Turchia occupa il secondo posto dopo la Cina, con una quota dell’11%, Polonia e Romania sono in sesta posizione con il 4%. Il comparto del tessile-abbigliamento rappresenta il 15,5% del settore manifatturiero in Turchia, l’11% nelle repubbliche baltiche, poco meno del 10% in Romania e Slovenia. Predominante la componente femminile, fra il 90 e il 95% della manodopera totale. Il meccanismo commerciale e tariffario introdotto dall’Unione europea, che consente alle imprese di esportare semilavorati o materie prime al di fuori del territorio della Comunità per reimportare i prodotti finiti senza pagare i dazi all’importazione (Traffico di perfezionamento passivo o TPP), ha incentivato le delocalizzazioni nell’est europeo, dando origine a un numero sterminato di piccole imprese specializzate nella cucitura in conto terzi, ma determinando una crisi irreversibile per le industrie tessili e per gli stabilimenti a produzione integrata, molto diffusi nei paesi ex-comunisti, che sfornavano capi finiti partendo dal filato. Oggi, con l’ingresso progressivo nella UE dei paesi dell’est, si pone il problema di una revisione dei meccanismi di scambio commerciale ed è probabile che in futuro a restare sul mercato saranno solo poche, grandi imprese di subfornitura. Fra le imprese committenti che si spartiscono quest’area geografica sono segnalate le italiane Armani, Benetton, Diadora, Hugo Boss (Valentino), Miroglio, Trussardi e una serie di altri marchi di minor fama. La marcia delle griffes verso paesi con minori diritti e costo del lavoro più basso prosegue intanto in direzione della Lituania, dell’Ucraina, della Russia. Il documento integrale con schede paese su http://www.abitipuliti.org:8080/abitipuliti/doc.

(Fonte: Campagna Abiti Puliti, www.abitipuliti.org; http://www.abitipuliti.org)

Postato da: robycuda a 10:36 | link | commenti
economia internazionale

giovedì, 26 gennaio 2006

Ires-Cgil: la maggior parte dei giovani precari e sottopagati

Il 90 per cento circa dei giovani dai 17 ai 24 anni riceve una paga mensile pari o inferiore ai 1000 euro, quasi il 60% sotto gli 800 euro, e l’87,3% ha un contratto a tempo determinato. Ma la situazione non migliora se saliamo dai 25 ai 32 anni, dove lo stipendio non supera i 1000 euro nel 65% dei casi, mentre il 53,5 per cento di questi lavoratori è precario. La conferma viene da un’indagine dell’Ires-Cgil su un campione di giovani a livello nazionale. Il paradosso è che ad essere svantaggiati sono proprio le fasce con un’istruzione più elevata: al di sotto degli 800 euro troviamo infatti il 25% dei titolari di licenza elementare, il 14,1 con diploma della scuola media e il 28,2 dei laureati.

Postato da: robycuda a 09:53 | link | commenti
economia italiana

Hedge funds: aumentano le commissioni, ma non i rendimenti

Negli ultimi cinque anni le commissioni incassate a livello globale dagli hedge funds, i fondi speculativi, sono cresciute dall’1,27 all’1,44% sul valore degli asset. Se prendiamo l’ultimo biennio, l’aumento è stato del 13%, contro una flessione del 6% per i normali fondi comuni. Lo rivelano le cifre della Hedge Fund Research, ma nella stima non sono compresi i pagamenti addizionali legati alle performance, che hanno rappresentato il 19,2% dei guadagni di questi fondi nel 2005, un anno nel quale gli oneri sostenuti dai clienti hanno toccato nel complesso i 16 miliardi di dollari. E’ vero che in gran parte si tratta di clienti milionari, dal momento che la soglia minima di accesso a questi fondi è molto alta (in Italia 500mila euro), ma oggi è possibile accedere anche attraverso i “fondi di fondi hedge” (ovvero dei fondi che investono in tali strumenti) e questo apre di fatto la platea dei clienti anche ai piccoli risparmiatori. Nell’ultimo quinquennio il numero di fondi speculativi è raddoppiato, raggiungendo quota 8.500. Va detto che rispetto a dieci anni fa la media dei rendimenti dei fondi hedge si è praticamente dimezzata, toccando il 9,2% nel 2005, solo lo 0,2% in più dell’anno prima.

Postato da: robycuda a 09:52 | link | commenti
economia internazionale

lunedì, 23 gennaio 2006

Il Vietnam aumenta i salari minimi

Dal primo febbraio prossimo le aziende straniere che produrranno in Vietnam dovranno pagare il 40% in più di salario minimo, che passerà da 45 a 55 dollari al mese. Lo ha deciso il governo dopo l’ondata di scioperi che in due mesi ha bloccato l’attività di 60 fabbriche straniere, in gran parte sudcoreane, tailandesi e soprattutto taiwanesi, che producono anche per grandi marchi come Nike, Adidas e Disney. Negli ultimi anni la moneta nazionale si è svalutata del 15% rispetto al dollaro e i prezzi sono aumentati del 28%, mettendo a repentaglio la sopravvivenza stessa della maggior parte delle famiglie. Nonostante l’aumento salariale, tuttavia, il lavoro vietnamita continua ad essere molto competitivo, basti pensare che in Cina il salario minimo è di 63 dollari. (Fonte: Vittorio Longhi, Il Manifesto, 22/01/2006)

Postato da: robycuda a 15:37 | link | commenti
economia internazionale

Profondo rosso per i fondi pensione aziendali inglesi

I fondi pensione aziendali inglesi (relativi alle sole società quotate in borsa) sono in deficit per circa 160 miliardi di euro. Nel solo mese di gennaio hanno registrato perdite per 29 miliardi di euro, a causa soprattutto del calo dei rendimenti dei titoli di stato britannici, detenuti in quantità nei portafogli dei fondi pensione. Ma sui bilanci dei fondi ha pesato anche l’andamento negativo delle borse negli ultimi cinque anni, dopo lo sgonfiamento della bolla sui titoli tecnologici. Le società dovranno ora intervenire per integrare i contributi pensionistici. (Fonte: Attilio Geroni, Il Sole 24 Ore 20/01/2006)

Postato da: robycuda a 15:36 | link | commenti
economia internazionale

Guerra in Irak: con un quinto dei costi si sanava il debito africano

Due noti economisti americani, il premio Nobel Joseph Stiglitz e Linda Bilmes, di Harvard, hanno fatto i calcoli su quanto verrà a costare l’intervento americano in Irak. Due gli scenari ipotizzati: un “conservatore”, che prevede il ritiro delle truppe entro cinque anni e uno “moderato” che fa slittare la data del ritiro al 2015. Nel primo caso gli Stati Uniti dovranno sborsare circa 1.026 miliardi di dollari, nel secondo caso 1.854 miliardi, di cui 750 di costi indiretti. E pensare che basterebbero solo 220 miliardi per sanare tutto il debito estero dell’Africa. Tra i costi indiretti compaiono, tra l’altro, le cure psicologiche per i soldati che rientrano (il 30% sofrre normalmente di turbe spsichiche dovute alla guerra) e il prezzo del petrolio in crescita. Si calcola infatti che la produzione del petrolio in Irak è scesa da 2,6 milioni di barili al gorno prima della guerra agli attuali 1,1 milioni. Secondo i duee economisti almeno 5 dollari dell’attuale incremento di prezzo sono dovuti alla guerra. (Fonte, A.Zampaglione, Affari e Finanza, 16/01/2006)

Postato da: robycuda a 15:35 | link | commenti
economia internazionale

venerdì, 20 gennaio 2006

Per AXA, ING, Fortis, Dexia e KBC i diritti umani non contano

I colossi finanziari AXA, ING, Fortis, Dexia e KBC hanno investito più di 8 miliardi di dollari in società coinvolte nella violazione dei diritti umani. E’ questa la conclusione di una ricerca del Netwerk Vlaandern, campagna belga impegnata per un uso responsabile del denaro e lo sviluppo di progetti sostenibili di risparmio e di investimento. I progetti al centro delle critiche vanno dal sostegno a regimi dittatoriali allo spostamento forzato della popolazione, fino al lavoro forzato. Tra le imprese finanziate compaiono la francese Total, impegnata in alcuni progetti in Birmania, dove beneficia della collaborazione con il crudele regime militare al potere, tuttora al centro di un boicottaggio internazionale, e l’americana Wal-Mart, famosa per le ripetute violazioni dei diritti dei lavoratori.

KBC, Fortis, Dexia e ING sono anche coinvolte in alcuni alcuni progetti infrastrutturali devastanti, come l’oleodotto BTC (Baku, Tbilisi, Cheyan) che dovrebbe passare da Turchia, Azerbaijan e Georgia con un impatto pesantissimo per l’ambiente e i diritti delle popolazioni locali. Nel finanziamento dell’oleodotto è coinvolta anche l’italiana ENI e la banca San Paolo IMI, mentre Intesa ha deciso di uscirne anche in seguito alle pressioni delle società civile italiana. Per info : http://www.netwerkvlaanderen.be/en/; inez@netwerk-vlaanderen.be. (Fonte: BankTrack, www.banktrack.org, 11/01/2006)

Postato da: robycuda a 11:11 | link | commenti
aziende, economia internazionale

Le grandi banche riducono il sostengo agli armamenti

Banche, sindacati, Enti Locali e società civile organizzata insieme per la realizzazione di in un osservatorio permanente su istituti di credito ed esportazione di armamenti. E' questa la proposta emersa dal Convegno "Cambiare è possibile, dalle banche armate alla responsabilità sociale d'impresa" che si è tenuto a Roma il 14 gennaio, organizzato dalla Campagna di pressione Banche Armate in collaborazione con l'Associazione Finanza Etica e patrocinata da Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio. La proposta, avanzata dalla Campagna, ha trovato una prima disponibilità nelle parole del Direttore Generale di Capitalia, Carmine Lamanda, il quale ha annunciati che nel corso del 2005 il suo gruppo ha diminuito del 70% l'esposizione nel sostegno al settore delle armi, ha sottolineato che la Legge 185/90 è forte di un buon impianto che va mantenuto intatto.

Il valore delle autorizzazioni all'esportazione delle armi concesse alle banche dal Ministero dell'Economia nel 2004 è stato di 1,3 miliardi di euro: quasi il doppio rispetto alla media dei tre anni precedenti, attestata intorno ai 690 milioni di euro. Eppure, nonostante i tentativi del governo di rinvigorire il settore, un dato emerge con chiarezza: i sei anni di lavoro della campagna sono serviti a sensibilizzare i cittadini e le banche ai finanziamenti "responsabili". Osservando i dati sul finanziamento all'esportazione delle armi, si nota in effetti come alcuni dei principali istituti di credito del nostro paese si siano diretti verso il miglioramento della propria responsabilità sociale. Unicredit ad esempio, che nel triennio 1999-2001 disponeva di un terzo delle autorizzazioni rilasciate dal Ministero dell'Economia, ha ridotto nel 2002-2004 la propria partecipazione al 5,7% ed un impegno a non assumere più contratti di questo tipo Banca Intesa, che ricopriva un ruolo di prim'ordine nel settore (il 18,5%), ha diminuito – a seguito della direttiva dell'amministratore delegato - la consistenza delle proprie operazioni al 6,7%, con una significativa ulteriore riduzione nell'ultimo anno. (Fonte: Metamorfosi, www.metamorfosi.info)

Postato da: robycuda a 11:08 | link | commenti
aziende, economia italiana, banche e armi, intesa-sanpaolo