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martedì, 28 febbraio 2006

Equador: i movimenti indigeni chiedono la nazionalizzazione del petrolio

“Tutte le imprese multinazionali hanno abusato della nostra Amazzonia; sono entrati inopportunamente, cambiando molte cose importanti per i popoli indigeni e quello che resta ora è solo disboscamento, povertà e ‘desplazados’ (sfollati)”, così il presidente del movimento dei popoli nativi Kichwas ecuadoriani (Ecuarunari), Humberto Cholango, si è rivolto al presidente Alfredo Palacio, esortandolo a nazionalizzare le riserve di greggio nazionali e a rescindere il contratto con l’impresa statunitense ‘Oxy’. “Crediamo sia fondamentale stringere un patto sociale e politico per recuperare il petrolio a beneficio di tutti gli ecuadoriani”, ha proseguito Cholango sottolineando “l’urgenza di risarcire le comunità native” colpite dallo sfruttamento indiscriminato del cosiddetto ‘oro nero’. Il dirigente indigeno ha anche reclamato la sospensione delle attività della ‘Oxy’, coinvolta in un procedimento legale con l’accusa di aver venduto, senza consultare lo Stato ecuadoriano, parte delle sue azioni alla canadese ‘Encana’: “Il ministro dell’Energia e delle Miniere, Ivan Rodríguez, ha nelle sue mani la dichiarazione di annullamento del contratto; se non lo farà non so quali conseguenze potranno scaturire dal suo gesto” ha aggiunto Cholando. Rodríguez, che ha facoltà di giudice di ultima istanza, dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni sulla permanenza di ‘Oxy’ in Ecuador sotto le crescenti pressioni dei movimenti sociali che già da settimane protestano contro la politica economica del governo. L’Ecuador ha prodotto, nel 2005, 523.000 barili al giorno di petrolio, di cui 194.000 da parte della statale Petroecuador e i rimanenti da imprese private. (Misna, 28/02/2006)

Postato da: robycuda a 22:52 | link | commenti
economia internazionale

Parmalat: le banche sapevano tutto

Non c’è dubbio: le banche sapevano della reale situazione di Parmalat. Per capirlo bastava fare semplici confronti sull'indebitamento dichiarato a bilancio, quando “il livello del debito segnalato dalla centrale dei rischi e il debito a bilancio mostrava una differenza di 700 milioni nel '97, poi diventato un miliardo nel 2002”. Lo ha dichiarato l'attuale amministratore delegato di Parmalat Enrico Bondi, rispondendo ai giudici nel processo milanese avviato nei confronti di Calisto Tanzi e altri 20 imputati sul crack dell’azienda di Collecchio. (Fonte: Corriere della Sera, 28/02/2006)

Postato da: robycuda a 22:51 | link | commenti
aziende, economia italiana

lunedì, 27 febbraio 2006

Crescono i profitti di Nestlè, il boicottaggio continua

Nestlè ha chiuso il 2005 con profitto in crescita del 21% a quota 8 miliardi di franchi svizzeri e un fatturato di 91,1 miliardi di franchi (+7,5%). La multinazionale è al centro di una campagna di boicottaggio internazionale lunga ormai 20 anni, a causa della politica di promozione scorretta del latte in polvere in sostituzione del latte materno che, soprattutto in zone povere e prive di adeguate norme igieniche, provoca la morte migliaia di bambini. Si calcola che ogni giorno muoiono circa 4000 bambini a causa delle conseguenze del latte in polvere, di cui Nestlè è il primo produttore al mondo. Per info rmazioni è disponibile un dossier aggiornato scaricabile su: http://www.ribn.it/dossier/dossier.pdf

Postato da: robycuda a 11:31 | link | commenti
aziende, economia internazionale

Acea rafforza la leadership sull’acqua

Acea, la multiutility romana dell’acqua e dell’energia, controllata al 51% dal Comune di Roma, intende investire 1,6 miliardi di euro nei prossimi 5 anni, di cui 620 nell’acqua, 550 nelle distribuzione di elettricità e altri 420 nella generazione di energia elettrica, preparandosi così alla liberalizzazione del settore previsto per il prossimo anno. Nel comparto idrico l’azienda è leader in Italia e punta a rafforzare la sua posizione grazie anche all’impiego di 60 milioni di euro liberati dalla cessione delle partecipazioni nell’acquedotto genovese. Acea gestisce oggi l’Ato2 di Roma (Ato: Ambito territoriale ottimale, è la porzione di territorio sulla quale si estende la gestione del servizio idrico) e l’Ato5 di Frosinone. Ad essi si affiancano l’Ato2 di Pisa, l’Ato 3 di Firenze, l’Ato6 di Siena e le città di Lucca, Perugia, Rieti e Benevento. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 26/02/2006)

Postato da: robycuda a 11:30 | link | commenti
economia italiana

Autostrade Spa: il traffico non aumenta, gli utili si

Nel 2005 il traffico sulle autostrade gestire da Autostrade Spa (famiglia Benetton) è cresciuto solo dello 0,1%, anche a causa dell’aumento del prezzo del petrolio e delle abbondanti nevicate. I ricavi della società tuttavia sono cresciuto nello stesso anno del 3,4% a 2.957 milioni di euro, grazie agli aumenti tariffari che hanno fatto crescere i ricavi da pedaggi del 3,8% a 2.517 milioni. L’utile netto cresce del 7,6% a 791,3 milioni. (Fonte: Affari e Finanza, 27/02/2006)

Postato da: robycuda a 11:29 | link | commenti
economia italiana, trasporti e mobilità

Salone di Detroit: grandi auto, grande incertezza

Il salone dell'auto di Detroit, è sempre stato un grande evento a stelle strisce, ma quest'anno più che mai ha mostrato tutta la fragilità di un mercato, quello americano, ormai obsoleto e difficile nell'accettare cambiamenti. Questa cosa si è capita dal fatto che per la prima volta, un salone "protezionista" che lasciava pochissimo spazio alle grandi marche extraamericane,  ha spalancato le porte ai marchi giapponesi e del Vecchio continente, come se avesse in qualche modo bisogno di linfa nuova.

E' indubbio che il costo della benzina schizzato verso l'alto comincia a far cambiare l'atteggiamento degli americani che fino ad ieri avevano comprato auto dalle due tonnellate in su e dai motori oltre i 2000 cm3, ma a questo cambiamento di rotta dei consumatori non è corrisposto un cambiamento delle monolitiche marche americane, che hanno continuato a produrre tranquillamente auto grosse con grosse cilindrate (soprattutto SUV) e  il risultato disastroso è sotto gli occhi di tutti: GM e Ford si trovano a gestire una crisi nelle vendite mai registrata prima e, soprattutto per GM, esistono problemi strutturali all'interno della cupola dirigenziale che continua a seguire politiche di mercato che faanno acqua da tutte le parti. Quale futuro per il mercato americano dunque?

Credo che a questo punto l'alternativa sia quella di optare per auto più leggere e che consumino molto meno, con un occhio speciale per le combustioni alternative. Il Brasile per esempio, ha riscoperto il motore a doppia alimentazione benzina-etanolo e l'etanolo (quello che noi chiamiamo volgarmente alcool) lo si ricava dalla fermentazione degli avanzi delle pannocchie di granturco. Un motore che va ad alcool inquina molto meno, non utilizza le già poche risorse del sottosuolo e comincia a svincolare i governi dalla schiavitù del petrolio. Il Giappone insiste nella ricerca sull'idrogeno e nel frattempo propone auto ibride con due propulsori, benzina-elettriche.

Speriamo dunque che anche le case americane, grazie al cambiamento di rotta dei consumatori, possano davvero impegnarsi nella produzione di auto a minore impatto ambientale e ciò che sia da monito anche ai costruttori europei, che invece di guardare al Giappone sembrano intenzionati a seguire la strada degli Usa: grossi SUV che con il tempo diverranno solo grosse auto da smaltire respinte dai consumatori, come sta succedendo negli Stati Uniti. Ma in tutta questa storia è evidente una volta di più che, come ultimi destinatari della produzione, possiamo cambiare un'intera economia di mercato con i nostri orientamenti e le nostre decisioni. E’ quindi il momento di utilizzare al meglio questa opportunità.

Antonio Cuda

Postato da: robycuda a 11:27 | link | commenti
economia internazionale, trasporti e mobilità

giovedì, 23 febbraio 2006

Aumenta il consumo di acqua in bottiglia, allarme dell’Earth Policy Institute

Il consumo mondiale d’acqua in bottiglia, nel 2004, ha raggiunto i 54 miliardi di litri, il 57% in più, rispetto ai 98 miliardi di litri di cinque anni prima. Anche dove l’acqua di rubinetto è sicura, la domanda d’acqua imbottigliata è in crescita, portandosi dietro un incremento, non necessario, di rifiuti e di consumi energetici. Gli Stati Uniti sono i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, con 26 miliardi di litri nel 2004, seguiti dal Messico con 18 miliardi di litri, da Cina e Brasile, con 12 miliardi di litri ciascuno, mentre Italia e Germania sono quinta e sesta, con oltre 10 miliardi di litri. Ma il nostro Paese è il primo al mondo per consumo pro capite di quasi 184 litri, seguita da Messico ed Emirati Arabi Uniti, con 169 e 164 litri, Belgio e Francia con 145, Spagna con 137. Lo rivela uno studio dell’Earth Policy Institute, che mette in luce l’insostenibilità ambientale del consumo di acqua in bottiglia, che comporta forti consumi energetici per il trasporto e per la produzione delle bottiglie di plastica, le quali devono poi essere smaltite. Il consumo mondiale di plastica per la produzione di bottiglie per l’acqua ammonta a 2,7 milioni di tonnellate annue. Senza contare le conseguenze dell’estrazione industriale di acqua in alcune zone del mondo, come in India, dove l’attività degli impianti di Coca-Cola ha causato carenza d’acqua ad oltre 50 villaggi. Problemi simili si registrano in Texas e nella regione dei Grandi Laghi del Nord America, con danni per gli agricoltori e i pescatori. (Fonte: RSINews, 20/02/2006)

Postato da: robycuda a 16:52 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale

martedì, 21 febbraio 2006

I Fondi pensione pubblici Usa contro lo sfruttamento

I fondi pensione pubblici della città di New York hanno presentato undici mozioni in vista delle assemblee degli azionisti di altrettante società (di cui posseggono azioni), per chiedere garanzie sul rispetto dei diritti dei lavoratori, in particolare nelle fabbriche dei fornitori situate fuori dagli Stati Uniti. Questa iniziativa viene assunta, per la prima volta, nei confronti di Altria Group, Goodyear Tire & Rubber Company, Lear Corporation, Limited Brands, Mattel e Timberland. Per cinque compagnie, invece, mozioni simili sono già state presentate in precedenza. L’anno scorso, all’assemblea di Bed Bath & Beyond Inc. la mozione raccolse il 21,6% dei voti, gli azionisti favorevoli di C.R. Bard furono il 28,9%, quelli di Cooper Industries il 23,2%, quelli di Hasbro il 10,2% e quelli di Kimberly Clark l’8,5%. Le mozioni chiedono l’adozione di un codice di condotta, basate sulle convenzioni dell’International Labour Organization (ILO) dell’Onu e delle norme sui diritti umani e le multinazionali, elaborate da una sottocommissione delle nazioni Unite, prevedendo un sistema di monitoraggio indipendente, per verificarne il rispetto. (Fonte: RSI News, 17/02/2006)

Postato da: robycuda a 18:21 | link | commenti (1)
economia internazionale

giovedì, 16 febbraio 2006

Ma per chi lavora la Banca europea per gli investimenti?

Un giorno prima che la Banca europea per gli investimenti (BEI) istituisca un trust fund per fornire aiuti comunitari all’Africa, un nuovo rapporto reso pubblico oggi al Parlamento europeo rivela che la stessa BEI è impreparata a portare sviluppo nel Sud del mondo. La pubblicazione, intitolata “European Investment Bank in the South. In whose interest?”, è stata realizzata da Jaroslava Colajacomo su mandato di CRBM, CEE Bankwatch, Friends of the Earth International e WEED. Nelle pagine del rapporto si valutano gli impatti ambientali, sociali e sullo sviluppo delle operazioni della BEI in Africa, America Latina e Asia e vengono presentati otto casi di studio di progetti controversi finanziati dalla BEI in Zambia, Ciad, Camerun, Brasile, Messico, Filippine, Indonesia e Laos che coprono vari settori quali quello minerario, petrolifero, delle grandi dighe, dell’industria del legno e della privatizzazione dell’acqua. Dalle analisi riportate in questa nuova pubblicazione, sembra che la BEI si trovi spesso a fare più gli interessi delle grandi corporations del Nord del mondo che quelli delle popolazioni povere del Sud.

L’iniziativa della Commissione europea di lanciare il trust fund per l’Africa in maniera congiunta con la Banca europea per gli investimenti prevede una data d’inizio che dovrebbe essere intorno alla metà del 2006. Nei prossimi giorni i massimi esponenti della Commissione e della BEI dovranno discutere con i ministri dei Paesi dell’Unione delle modalità di finanziamento dell’iniziativa, sebbene alcuni organi di stampa abbiano già riportato che in proposito non pochi esponenti dei vari governi abbiano dei dubbi. Il rapporto può essere scaricato andando alla pagina: www.bankwatch.org/documents/eib_in_south_3.pdf (Fonte: Crbm, www.crbm.org)

Postato da: robycuda a 14:11 | link | commenti
economia internazionale

Le imprese europee contro il governo del Vietnam: non doveva alzare il salari minimi

Con il mio solito ritardo leggo su Corriere Economia del 6 febbraio che la decisione del governo vietnamita di alzare i salari minimi del 40% a 45 dollari al mese (metà di quelli cinesi) non è piaciuta alla Camera di Commercio Europea, che ha una sede in Vietnam e annovera tra gli iscritti imprese del calibro di Alstom, Edf, Air France, Siemens e Adidas. La decisione del governo segue alcune settimane di scioperi e proteste dei lavoratori in tutto il paese. Così scrive senza mezzi termini la Camera di Commercio al primo ministro vietnamita Phan Van Khai: “una delle attrattive del Vietnam per gli investitori stranieri è il fatto che la forza lavoro non è dedita agli scioperi. (…) Nuovi incidenti potrebbero danneggiare il clima economico in Vietnam e gli incentivi per gli investitori stranieri. (…) Il governo non ha agito abbastanza in fretta sugli scioperi illegali”. Da qui la richiesta di un’indagine di governo per “evitare simili incidenti in futuro” e il pressante invito a consultare le imprese estere prima di decidere nuovi aumenti di stipendio.

Postato da: robycuda a 08:55 | link | commenti
economia internazionale