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In Italia aumenta il patrimonio dei super ricchi
Sono circa 712 mila le famiglie italiane super ricche (+2,9%), ossia con un patrimonio finanziario (immobili esclusi) superiore a 500 mila euro, pari ad una ricchezza complessiva di 820 miliardi di euro a fine anno (+4,3% rispetto ai 786 miliardi di euro nel 2005). Lo rivelano due studi presentati dall'Associazione italiana private banking, università Cattolica di Milano e PricewaterhouseCoopers. Forte è la concentrazione fra coloro che possiedono tra i 0,5 e i 5 milioni di euro, pari al 98% del totale, seguono con il 2% seguono le famiglie con patrimoni compresi fra i 5 e i 50 milioni di euro e solo lo 0,1% ha patrimoni oltre 50 milioni. Il portafoglio finanziario di queste famiglia risulta così suddiviso: 41% titoli obbligazionari (37% nel 2005); 19% quote di fondi comuni (stabile); 8% azioni quotate (7%); 15% gestioni patrimoniali (21%); 5% prodotti assicurativi (6%) e 12% depositi (10%). (Fonte: Italia Oggi, 21/09/2006)
Secondo semestre in rosso per i fondi italiani: -7,6 miliardi
Continuano i deflussi dai fondi Italiani in favore di quelli Esteri e Roundtrip. Secondo i dati di Assogestioni la raccolta complessiva del sistema fondi in Italia (italiani ed esteri) nel corso del secondo trimestre mette a segno un risultato negativo pari a 7,6 miliardi di euro. Da inizio anno il bilancio è positivo per 424 milioni di euro, ma solo grazie al contributo dei fondi di diritto estero (esteri e roundtrip) che nel corso del trimestre hanno incassato una raccolta complessiva di 6,4 miliardi di euro. Per il presidente di Assogestioni Guido Cammarano è colpa della diversa imposizione fiscale applicata ai prodotti italiani. “I fondi domestici sono ancora soggetti ad una tassazione sul maturato che penalizza fortemente la loro commercializzazione in Italia e all’estero, ha detto Cammarano, in questo contesto è necessario attuare interventi che pongano rapidamente rimedio alla questione. (…) Ci auguriamo che la legge finanziaria per l’anno 2007, presto all’esame del Governo, contenga misure che vadano in questa direzione”.
Bpm e la responsabilità sociale
Banca Popolare di Milano ha presentato ieri il suo bilancio sociale, nel quale ha ribadito il suo radicamento nel territorio e l’attenzione alla partecipazione come tratti distintivi della società. Ed è vero, Bpm ha una struttura di governo improntata in gran parte su principi cooperativistici e il target di riferimento è certamente il territorio. Il presidente Mazzotta ha detto che quando il centro decisionale di un’impresa viene trasferito fuori dai confini nazionali si innescano invevitabilmente meccanismi di impoverimento del territorio. Ed è quello che accade. Ma Bpm è anche un’impresa che punta al profitto, soprattutto per remunerare la parte di azionisti non soci che pur sempre reclama i suoi diritti patrimoniali, e come tale non è esente da contraddizioni. Infatti se il territorio è il vero obiettivo della banca allora Mazzotta dovrebbe spiegare a cosa serve una filiale in Lussemburgo (dove transitano molti capitali sottratti, appunto, al fisco italiano e, dunque, alla collettività) e diverse controllate a Dublino, oltre ad un hedge fund (fondo altamente speculativo). Poi c’è la questione del commercio di materiale bellico, sul quale avrei voluto intervenire per conto dell’associazione Mani Tese ma purtroppo non erano previsti momenti di confronto. Nel 2004 infatti Bpm ha fatto la sua comparsa per la prima volta nella lista delle cosiddette “banche armate”, redatta in allagato alla relazione governativa sull’exoport di armi prevista dalla legge 185/90 e presentata ogni anno in Parlamento.
In quella lista compaiono le banche che “appoggiano” operazioni di esportazione di armi o parti di esse. Questo ha creato qualche problema all’interno di Banca Etica, con la quale Bpm ha rapporti di collaborazione e partecipa al fondo Etica Sgr, fino al comunicato del maggio 2005 in cui “Bpm si impegna, anche in futuro, a non partecipare ad operazioni di finanziamento che riguardino esportazione, importazione e transito di armi e sistemi d’arma. Inoltre, Bpm si impegna a valutare eventuali operazioni, rientranti tra quelle previste dalla legge 185/90, in modo da assicurare trasparenza e coerenza con i propri principi di ‘banca non armata’”. La dichiarazione è certamente un segnale importante, ma nella lista delle 185 non sono elencate la banche finanziatrici bensì quelle che “appoggiano” l’export di armi, ovvero fanno operazioni di intermediazione come riscossione di rate o servizi di conto corrente. E, visto che nel Bilancio sociale si ribadisce in tutte le salse la “responsabilità sociale” di Bpm, è utile sapere che nel 2005 la banca ha appoggiato operazioni di export per 5,2 milioni di euro verso la Cina, paese sotto embargo dell’UE per quanto riguarda le armi a causa delle pesanti violazioni dei diritti umani, e la Turchia, che certo non brilla da quel punto di vista. C’è da augurarsi che il confronto con la società civile, che la banca si è detta disponibile a percorrere, porti i suoi frutti, riportando l’istituto alla sua vera vocazione di banca popolare.
Coca Cola scende a patti con il sindacato
Coca Cola ha accettato di scendere a patti con il sindacato colombiano Sinaltrainal, promotore di una campagna mondiale di boicottaggio per il rispetti dei diritti dei lavoratori negli stabilimenti andini, e in cambio lo stesso sindacato si appresta a sospendere il boicottaggio. Luis Javier Correa Suarez, presidente del Sinaltrainal, ha annunciato ieri che a New York è in corso una serrata trattativa tra il sindacato colombiano - che da tre anni e due mesi porta avanti il boicottaggio con l'appoggio di organizzazioni internazionali - e la company di Atlanta, accusata di una feroce strategia antisindacale nel paese andino, attuata nche con la complicità degli squadroni della morte paramilitari, che avrebbe causato dal 1990 ad oggi l'assassinio di 8 sindacalisti e 179 gravi violazioni dei diritti umani. L'ultima, in ordine di tempo, l'uccisione il 19 settembre di Alejandro Uribe, membro della Federazione agromineraria del Sur del Bolivar. Il pre-accordo sottoscritto dalle parti afferma che le trattative riguardano, in primo luogo, una politica generale sui diritti nei luoghi di lavoro della Coca-Cola Company, non solo in Colombia ma in tutto il mondo, la ricerca di trovare forme di risarcimento per i sindacalisti e per i loro familiari e un accordo generale per consentire alla Coca-Cola e alla ong statunitense International Labor Rights Fund di trattare le questioni relative al rispetto dei diritti sindacali che dovessero presentarsi. Da parte sua, il Sinaltrainal deve assicurare la sospensione del boicottaggio in corso, almeno per il tempo necessario alla company di dimostrare la sua buona fede sull'accordo sosttoscritto. (Fonte: Il Manifesto, 23/09/2006).
AXA, Dexia, Fortis ed ING continuano ad investire in “cluster bomb”
Dalla primavera 2006 il Belgio è il primo paese che ha introdotto la messa al bando delle “cluster bomb”, bombe a frammentazione che disperdono tanti piccoli ordigni in un’area molto vasta. Una delle caratteristiche di queste bombe è che non tutti gli ordigni disseminati esplodono immediatamente e questo le rende piuttosto simili alle mine antiuomo. Ma nonostante il divieto del governo belga, i gruppi bancari AXA, Dexia, Fortis ed ING continuano ad investire in queste armi, come ha rivelato il 14 settembre scorso il rapporto “Explosive portfolios” pubblicato da Netwerk Vlaanderen. Malgrado la pressione esercitata dalla campagna “My Money. Clear Conscience?” che ha spinto i quattro gruppi a annunciare la propria fuoriuscita dal mercato delle cluster bomb, sembra che solo KBC abbia realmente messo fine a tali investimenti. (Fonte: www.banktrack.org)
Acqua: Milano verso la privatizzazione
La sindaca di Milano ha annunciato la volontà di collocare la SPA Metropolitana di Milano (MM) dentro AEM Azienda Energetica Milanese. Con questa operazione si dà il via alla privatizzazione del servizio idrico integrato della città. Tradotto: si privatizza l’acqua dei rubinetti milanesi. L’acquedotto milanese, la cui natura giuridica era quella pubblica della municipalizzata direttamente amministrata dal Comune, in virtù della legge Galli, del clima di liberalizzazioni e dell’art. 35 della finanziaria 2002, fu da Albertini conferito alla SPA della MM la cui natura è privatistica anche, se fortunatamente il pacchetto azionario è al 100% nelle mani del Comune.
Con il passaggio a AEM, la quale come si sa ha ripetutamente messo in vendita quote del proprio pacchetto azionario, privatizzandone sostanzialmente il 66%, MM risulterebbe automaticamente privatizzata. L’affidamento al privato è scavalcato di fatto, risulterebbe già designato senza dover espletare alcuna gara per sceglierlo, come prevedono la legge e le direttive sulla concorrenza. Questo è l’aspetto essenziale.
In contemporanea, la Moratti e Corsini, sindaco di Brescia, hanno dichiarato di voler procedere alla fusione di AEM con ASM di Brescia, inglobando in questa operazione anche AMSA la ex municipalizzata dei rifiuti milanese. Si darebbe così vita ad una multiutility dalla natura giuridica e gestionale decisamente privata e dal pacchetto azionario misto pubblico-privato, nella quale il pubblico viene cooptato all’attività finanziaria. Una Spa di dimensione regionale capace di attrarre le altre realtà d’ambito della regione e consistentemente forte da qualificarsi sul mercato nazionale ed internazionale ed agire in tal senso.
Infine l’11 di Agosto la Regione Lombardia ha votato la legge 18 che definisce il servizio idrico: Un servizio di carattere economico; rientra così in quei servizi da liberalizzare e immettere nel mercato. Ha stabilito, in barba alla legge nazionale, che a partire dall’11 di Agosto 2006 gli Ato che non hanno ancora effettuato gli affidamenti devono andare a gara e non possono scegliere la gestione in house. Viene fatta una deroga particolare per la città di Milano, per permetterle di violare ogni normativa e effettuare l’assorbimento di MM in AEM e successivamente di AEM in ASM. In seguito a tutto ciò Milano e la regione diventano un caso politico, un qualcosa che non esiste da nessun altra parte del paese e fuori da ogni legge o direttiva e dallo stesso disegno di legge Bersani Lanzillotta che stabilisce che il servizio idrico italiano non è soggetto alle liberalizzazioni.
Per questo sono invitate tutte le organizzazioni sociali e gli individui sensibili al problema martedì 3 ottobre alle ore 18 presso la Camera del lavoro di Milano – corso di Porta Vittoria 43 - per definire un percorso di iniziative centrali e decentrate contro la privatizzazione. (Fonte: Emilio Molinari, Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua)
Armi alla Cina: per Prodi meglio il business dei diritti umani
“Stupore e dispiacere” della Rete Italiana per il Disarmo per le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio Romano Prodi a Pechino riguardo all’auspicata fine dell’embargo di armi dell’Unione europea (Ue) alla Cina. “Non si può porre termine a una decisione tanto importante e pregnante che ha avuto molte conferme nel corso degli anni con risoluzioni del Parlamento europeo affermando semplicemente che ‘non cambierebbe nulla’”, sottolinea la Rete Italiana Disarmo. “L’embargo guarda più al passato che al presente”, ha detto il presidente del Consiglio sottolineando che oggi è una “grande discriminazione” per la Cina. “Dovremmo risolvere tale questione il più velocemente possibile - ha aggiunto Prodi - perché non si può aspettare”.
“In realtà la situazione in Cina e in tutto il mondo dovrebbe spingere i governi, in particolare quello italiano, a ripensare le norme relative alla produzione e alla commercializzazione di armi, oggi dominate solo da logiche affaristiche e di interesse strategico”, ribadisce invece la Rete Italiana Disarmo, che si oppone decisamente all’ipotesi di cancellare l’embargo e sottolinea in particolare due elementi di preoccupazione: “le continue violazioni dei diritti umani compiute dalle autorità cinesi” e “il rischio di triangolazioni di armi”. “Non basta solo chiedere con dichiarazioni e appelli un maggiore rispetto dei diritti umani: bisogna anche evitare di fornire quegli strumenti che, direttamente o indirettamente, sono utili a tenere sotto minaccia parti consistenti della popolazione, impedendo loro di esprimersi liberamente”, afferma il comunicato della Rete Disarmo. E aggiunge che “per quanto riguarda il secondo aspetto, nel recente passato diverse sono state le segnalazioni di accordi stretti dalla Cina con paesi del sud del mondo (in particolare africani, tra cui il Sudan) in cui le contropartite per la fornitura di armi consistono principalmente in diritti di sfruttamento di risorse. Con la fine dell’embargo, anche armi italiane potrebbero finire a sostenere regimi e interessi di speculazione che vanno a danno di popolazioni già fortemente sfruttate”.
I fast food Usa conquistano l’Asia, record di diabetici e sovrappeso
Quattro dei cinque Paesi dove è maggiormente diffuso il diabete sono asiatici: Cina, India, Pakistan e Giappone, ma la situazione è destinata a peggiorare anche in altre regioni come Malesia e Cambogia. E’ questo uno dei frutti della presenza crescente di fast food americani e della tendenza a imitare le abitudini alimentari Usa. In Asia andare in un fast food appartenente a una multinazionale americana è un simbolo di successo delle nuovi classi medie. Un recente sondaggio rivela come il clown Ronald McDonald sia il personaggio più riconoscibile al mondo, dopo Babbo Natale. In Cina 160 milioni di cittadini soffrono di pressione alta, mentre il numero di persone in sovrappeso (220 milioni) e di diabetici (20 milioni) è raddoppiato in 10 anni. Qui McDonald's non è ancora diffuso come le catene Pizza Hut, Domino e Kentucky Fried Chicken, ma potrebbe presto sorpassare i concorrenti se andasse in porto la partnership con Sinopec, un’impresa che distribuisce carburante, che consentirebbe all’azienda di aperire fast food in ognuna delle 30 mila pompe di benzina sparse nel Paese. La situazione è ancora peggiore in India, dove i diabetici sono 31 milioni e il 55 per cento delle donne di Nuova Delhi è sovrappeso. (Fonte: Corriere della Sera, 16/09/2006)
Il governo di Singapore vieta l’ingresso a 5 organizzazioni in occasione del vertice di Fmi e Bm, tra cui l’italiana Crbm
Mercoledì scorso il governo di Singapore ha comunicato alla Banca mondiale che circa 20 persone di 5 organizzazioni della società civile internazionale: CRBM (Campagna per la riforma della Banca Mondiale,
http://www.crbm.org/modules.php?op=modload&name=Alerts&file=index&fct=f&a=18
Gli speculatori attaccano il frumento, a rischio il prezzo del pane
Diffcile pensare che la speculazione in economia si ponga dei limiti. Ma almeno le istituzioni dovrebbero farlo. Stavolta nel mirino dei soliti hedge funds, i fondi di investimento altamente speculativi, è entrato il frumento, e questo sta mettendo a rischio il prezzo del pane in Italia. Nell’ultimo mese infatti il prezzo del frumento è aumentato dal 15 al 20% nel nostro Paese e fino al 25% sulle altre piazze internazionali (in Italia i due terzi del frumento viene importato). Alla base c’è il calo di produzione di quasi tutti i Paesi produttori, ma anche il rastrellamento di frumento da parte di fondi speculativi in attesa che il prezzo salga, per poi rivendere le scorte acquisite e lucrare sulla differenza. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 09-09-2006).