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La provincia di Roma: soldi solo alle banche “etiche”
Il servizio di tesoreria della Provincia di Roma sarà affidato solo a banche che rispettano i principi etici.
Made in… camorra
Ovvero la camorra nel tessile. Leggete questo libro bellissimo e coraggioso, di autentica denuncia e passione civile e scoprite come il "sistema" camorristico ha saputo potenziarsi ed espandersi capillarmente grazie alla gestione delle merci, che partono dalla Cina o dal Bangladesh, arrivano nel porto di Napoli, la porta per l'Europa e lì scompaiono: si, perchè diventano merce fantasma, che sfugge al controlli doganali e non paga tasse, per farsi materia prima pronta per la contraffazione e la produzione nei laboratori in nero collocati in palazzi sventrati del napoletano, perfettamente organizzati per il confezionamento di tessile per tutti i mercati. Le merci fantasma cucite da lavoratori fantasma arrivano nei nostri outlet, nelle catene distributive di tutto il mondo, sui marciapiedi gestiti dagli ambulanti e persino sul corpo prestigioso di Angelina Jolie. Cinesi che fanno concorrenza ai cinesi, merci che comprano tutti e che alla fine diventano rifiuti, tossici e buoni da interrare ovunque capiti, dando vita a terreni edficabili dalle imprese del cemento del "sistema".
Roberto Saviano è stato messo sotto scorta per quello che ha scritto e per aver sfidato la cultura camorristica mettendo in chiaro meccanismi, nomi e cognomi, collusioni con i poteri forti e con le economie legali. (Da: Campagna abiti puliti)
Per questo vi invitiamo ad inviare una e-mail di solidarietà a Roberto Saviano indirizzata a: iostoconroberto@giosef.it
Il blog in suo sostegno lo trovate su http://www.iostoconroberto.blogspot.com
Ecco il testo:
Esprimo sincera solidarietà a Roberto Saviano; chiedo alle istituzioni ed alle imprese che operano con onestà di fare sentire la voce di una società che non intende piegarsi alle leggi mortali e immorali della camorra e di tutte le mafie attraverso comportamenti concreti, a partire dalla difesa di coloro che hanno il coraggio della denuncia e dall'assunzione in prima persona di comportamenti responsabili e trasparenti.
Firma
Benetton, affari (quasi) a gonfie vele Dopo il via libera dell’Antitrust Ue, cresce la probabilità che il tormentone Autostrade-Abertis si concluda alla fine con la fusione, meno scontato è se il ministro Di Pietro ce la farà a imporre più investimenti e minori tariffe sulle autostrade. Il governo calcola in 2 miliardi di euro la mancata realizzazione di investimenti da parte di Autostrade in sei anni di attività, a fronte di 3 miliardi le plusvalenze ottenute dai Benetton nello stesso periodo di tempo. Stessa cifra, ma in dollari, il valore del contratto della durata di 30 anni rinnovato ad Autogrill per la gestione di aree di ristoro sulla Pennsylvania Turnpike, un’arteria di 853 chilometri che collega la East Coast al Mid West degli Stati Uniti. Di questi giorni la notizia dell’acquisizione da parte di Autogrill del pacchetto di maggioranza di Carestel group, primo operatore belga nei servizi di ristorazione in concessione. Imminente la ristrutturazione societaria di Benetton group. (Fonte: Il Sole 24 Ore, Campagna abiti puliti)
Consorte, Sacchetti e Gnutti condannati a sei mesi di reclusione per insider trading
L’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, il suo vice Ivano Sacchetti e Emilio Gnutti sono stati condannati a sei mesi di reclusione e 100mila euro ciascuno di pena pecuniaria dal Tribunale di Milano. L’accusa è di insider trading: sapendo che nel 2002 avrebbero rimborsato anticipatamente un prestito obbligazionario, comprarono o fecero comprare da terzi obbligazioni per 100 milioni di euro, incassando al rimborso (quanto i titoli si erano rivalutati) ingenti plusvalenze a scapito di Unipol. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 26/10/2006)
Il pianeta non ce la fa più, nel 2050 il tracollo
Gli ecosistemi naturali si stanno degradando ad un ritmo impressionate, senza precedenti nella storia della specie umana. E’ quanto riporta con grande chiarezza il “Living Planet Report 2006”, l’ultimo rapporto del WWF, giunto alla sua sesta edizione, lanciato oggi al livello mondiale proprio da uno dei paesi a più rapido sviluppo, la Cina.
Dopo due anni di studi gli esperti, che hanno analizzato lo stato naturale del pianeta ed il ritmo attuale di consumo delle risorse (quali il terreno fertile, l’acqua, le risorse forestali, le specie animali, comprese le risorse ittiche), indicano che la popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra, un ritmo davvero insostenibile visto che il pianeta Terra è un sistema biologico chiuso. Il Living Planet Report conferma anche una continua perdita di biodiversità, così come analizzato nelle precedenti edizioni.
I grafici degli andamenti delle popolazioni delle specie viventi dimostrano globalmente una pericolosa discesa: il rapporto dimostra che in 33 anni (dal 1970 al 2003) le popolazioni di vertebrati hanno subito un tracollo di almeno 1/3 e nello stesso tempo l’Impronta Ecologica dell’uomo - ovvero, "quanto pesa" la domanda di risorse naturali da parte delle attività umane - è aumentata ad un punto tale che la Terra non è più capace di rigenerare ciò che viene consumato.
Il Living Planet Report del 2006 è il frutto di un lavoro di durato due anni durante i quali sono stati compilati due indicatori dello Stato di salute del pianeta. Il primo indicatore, l’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) si basa sui trend di oltre 3.600 distinte popolazioni di 1.300 specie di vertebrati in tutto il mondo. In tutto sono stati analizzate 695 specie terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine. Negli oltre trent’anni presi in considerazione le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%.
Il secondo indice, l’impronta ecologica, misura la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell’umanità. Il ‘peso’ dell’impatto-umano sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. Questo rapporto mostra che la nostra impronta ha già superato nel 2003 del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali da noi utilizzati per il nostro sostentamento. Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del 2001) era del 21%. In particolare, l’Impronta relativa alla CO2, derivante dall’uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell’intera Impronta globale: il nostro ‘contributo’ di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L’Italia ha un’impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro capite. (Fonte: Wwf)
Tre banche alimentano la metà degli investimenti speculativi
Chi alimenta gli hedge funds, i fondi speculativi che secondo il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea mettono a rischio il sistema finanziario internazionale? Le banche, che prestano il denaro necessario a compiere le loro scorribande. Credit Suisse First Boston ha calcolato che le banche di investimento guadagnano ogni anni 25 miliardi di dollari dai servizi agli hedge funds, tra brokeraggio e prestiti. Più della metà di questi affari sono trattati da tre banche: Bear Stearns, Goldman Sachs e Morgan Stanley, che prestano soldi senza troppe precauzioni. Come spiegano gli esperti infatti, le banche ricevono in pegno solo i titoli acquistati e non hanno un’idea chiara dell’esposizione complessiva del fondo. Una volta accertato il rischio, d’altra parte, è difficile chiedere il rientro del prestito, che potrebbe aumentare l’eventuale crisi innescata da un’investimento sbagliato. (Fonte: Affari e Finanza, 16/10/2006)
In 9 mesi consumate tutte le risorse prodotte in un anno del pianeta
I calcoli diffusi il 9 ottobre dal Global Footprint Network mostrano che a partire da questo giorno sino alla fine dell'anno, gli esseri umani vivranno al di là delle risorse ecologiche messe a disposizione dal nostro pianeta. Le ricerche effettuate dall'organizzazione non profit statunitense in collaborazione con nef (the New Economics Foundation), una organizzazione indipendente inglese, dimostrano che l'umanità ha già consumato la quantità totale di risorse rinnovabili che la natura ha prodotto quest'anno.
Ogni anno il Global Footprint Network calcola l'Impronta Ecologica dell'umanità, ovvero la sua necessità di aree coltivabili, pascoli, foreste, zone di pesca e le confronta con la biocapacità globale, ovvero la possibilità degli ecosistemi di generare risorse e di assorbire rifiuti. A seguito di una innovazione introdotta dal nef, questa valutazione viene ora utilizzata per determinare la data esatta in cui noi, come comunità globale, cominciamo a far crescere il nostro deficit ecologico annuale. Quindi il 9 ottobre, definito “Overshoot Day” la domanda di risorse inizia a superare le disponibilità rinnovabili naturali.
“L'umanità sta eccedendo nell'uso della sua ‘
L'Overshoot é stato definito “il più grande problema che dobbiamo affrontare”. Pur essendo ancora poco noto al pubblico, le cause e gli effetti dell'overshoot (il sovraconsumo) sono tanto semplici quanto significativi. In ogni dato anno, se l'umanità mangia più cibo di quanto ne viene prodotto, noi abbiamo bisogno di dar fondo alle nostre riserve; se gli alberi vengono tagliati più velocemente della loro ricrescita, le foreste diventano più piccole dell'anno prima.
Poiché il consumo di risorse dell'umanità cresce, l'Overshoot Day si avvicina sul calendario. Secondo il Global Footprint Network, il primo Overshoot Day fu il 19 Dicembre 1987. Nel 1995 , dopo soli 8 anni, é caduto il 21 novembre facendo un balzo di quasi un mese, ora é al 9 ottobre...
L'Overshoot Day ci fa capire che il nostro stile di vita attuale sta esaurendo il capitale naturale terrestre, cosa che mina il futuro dell'umanità. Attualmente, l'Impronta Ecologica dell'umanità é almeno il 30% più grande della biocapacità del pianeta. In altre parole c'é bisogno di un anno e tre mesi affinché la Terra rigeneri ciò che usiamo in un singolo anno.
Ogni anno, a partire dalla metà degli anni '80 il nostro deficit ecologico contribuisce ad aumentare il debito ecologico globale. Uscire dal debito e fermare il sovraconsumo significa riportare la domanda entro il livello sostenibile dal pianeta.
Mezzi di valutazione come l'Impronta ecologica, che confrontano la nostra domanda con le capacità naturali di fornire risorse, ci possono aiutare nel nostro bilancio ecologico che possiamo soddisfare riducendo la domanda, diminuendo la crescita demografica, consumando meno risorse pro capite, incrementando l'efficienza nell'uso delle risorse, incrementando gli ecosistemi strategici per la fornitura di rifornimenti e aumentando la loro produttività netta. Intraprese insieme, queste azioni possono aiutarci a proteggere sia la biodiversità che a fermare il sovraconsumo.
Per ulteriori informazioni: www.footprintnetwork.org/overshoot. Una spiegazione dettagliata dell'Impronta ecologica può essere trovata assieme alle più aggiornate valutazioni su: http://www.footprintnetwork.org/gfn_sub.php?content=footprint_overview
A Muhammad Yunus il premio Nobel sbagliato
I funzionari della Grameen Bank, la banca del microcredito rurale fondata nel 1975 da Mohammad Yunus, allora professore di Economia dell'Università di Chittagong in Bangladesh, brindano ad un ennesimo anno di risultati eccezionali, dei quali, il Nobel al fondatore della banca, è solo uno dei tanti. Ma quelli della Grameen Bank non sono i risultati eccezionali per i quali brinderebbero i funzionari di una qualsiasi banca armata, Banca Intesa o la Chase Manhattan Bank. I funzionari della Grameen Bank brindano al fatto che hanno superato i due miliardi di dollari prestati, a più di due milioni di clienti. Il 94% dei clienti sono donne indigenti che in qualunque altra banca sarebbero scacciate sulla porta dalla sicurezza. Il 97% di loro ha investito con profitto i soldi ricevuti. E ha restituito con gli interessi il prestito ricevuto permettendo alla banca di fare profitti. Con il microcredito ha migliorato il proprio avvenire e quello dei figli.
A molte migliaia di km da Chittagong anche Edmund Phelps, nel suo studio della Columbia University, sta brindando al premio Nobel. Non a quello di Yunus, ma al suo, ottenuto come difensore dell'ortodossia monetarista e della neutralità del libero mercato rispetto ai problemi da questo creato. Una sorta di Premio Nobel a Ponzio Pilato. Se sei precario, se non arrivi alla fine del mese, se il tuo paese paga di soli interessi sul debito più di quanto guadagna esportando in un anno, la colpa non è mai del libero mercato stesso che è per definizione innocente. In particolare, nei suoi studi, Phelps ha sostenuto a lungo che la riduzione del potere di acquisto dei lavoratori non è un male, perché così i lavoratori accetteranno di lavorare di più. A modo suo ha ragione, o almeno in Occidente l'ha avuta vinta. Chi porterebbe avanti, nell'Europa senza idee di oggi, battaglie per la riduzione dell'orario di lavoro, soprattutto dopo il naufragio delle 35 ore?
E' un Nobel (per l'economia) assegnato dunque all'ortodossia monetarista del neoliberismo decadente, quello dell'Accademia delle Scienze di Stoccolma al professor Phelps. E' un Nobel (per la pace), quello assegnato da Oslo a Yunus, che premia un economista visionario che si misura -per alleviarli- con i problemi reali di persone reali.
Di sbagliato c'è che i poveri, le madri indigenti di Chittagong, non fanno mai la guerra ma la subiscono, ed allora Yunus non ha fatto far loro la pace, ma migliorato la loro vita economica, proprio come deve fare un Premio Nobel per l'Economia. Dargli il Premio Nobel per la Pace sa di riparazione, se non di beffa, in un sistema economico mondiale che solo le periferie, il Bangladesh, il Sud del mondo, sembrano capaci di riformare.
Forte e chiaro: il professor Phelps non meritava nessun premio Nobel, anzi forse meritava di andare in galera per induzione alla schiavitù, per aver contribuito ad indurre centinaia di milioni di lavoratori a lavorare di più per lo stesso salario. Al contrario, il professor Yunus non meritava il Premio Nobel per la Pace, ma quello per l'Economia, un'economia finalmente di pace e non più di guerra.
Gennaro Carotenuto - http://www.gennarocarotenuto.it
Unicredit esce dal progetto nucleare di Belene in Bulgaria
Il gruppo Unicredit e Deutsche Bank hanno informato la coalizione internazionale di organizzazioni non governative – in Italia Greenpeace e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (CRBM) – di aver ritirato la partecipazione alla gara per finanziare due reattori nucleari nei pressi di Belene in Bulgaria. Si tratta di reattori di tipo sovietico VVER 1000/320 come quello che recentemente ha avuto un incidente a Temelin nella Repubblica Ceca. La decisione arriva una settimana dopo che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato il giudizio sull’azienda elettrica bulgara NEK proprio a causa della sua partecipazione al 51% al progetto nucleare di Belene.
Con la decisione di Unicredit e Deutsche Bank, il progetto Belene ha perso gran parte del suo possibile sostegno finanziario: la russa Atomstroyexport e la sua consociata tedesca Siemens contavano sulla partecipazione della controllata di Unicredito HVB/Hypovereinsbank e sulla Deutsche Bank. La cordata ceco-russa Skoda/Alliance contava sul contributo di Unicredit e della sua controllata ceca Zivnostenska Banka.
Venerdì scorso cittadini e ambientalisti in 23 Paesi hanno protestato davanti alle filiali di Unicredit. In Italia la protesta di Greenpeace è avvenuta di fronte al quartier generale di Unicredit a Milano e in altre 10 città. In Germania migliaia di cittadini hanno scritto cartoline di protesta a Deutsche Bank e HVB, mentre era prevista una giornata di mobilitazione in 60 città per la prossima settimana.
“Prendiamo atto con soddisfazione della decisione di Unicredit di ritirarsi dalla gara per il progetto di Belene. La dirigenza dell'istituto di credito si è resa conto che i clienti non gradiscono investimenti rischiosi come quelli sul nucleare” dichiara
“Ora bisogna guardare alle scelte di Enel in Slovacchia: è in corso il progetto di fattibilità per il completamento di due reattori sovietici di seconda generazione a Mochovce – più vecchi come progetto di quelli di Belene – che costeranno almeno 1,6 miliardi di euro per poco più di 800 MW” aggiunge Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.
Hedge funds pericolo per il sistema finanziario. Parola di Soros
Gli hedge funds (fondi di investimento altamente speculativi) sono troppi e rappresentano un “rischio sistemico” per i mercati finanziari di tutto il mondo, soprattutto a causa del cosiddetto “effetto leva”. L’effetto leva è un meccanismo che permette agli investitori di muovere grandi quanti quantità di denaro impiegando somme molto inferiori, attraverso strumenti finanziari sofisticati come i derivati. L’impatto sul sistema di queste operazioni è dunque molto più pesante dei soldi impiegati e questo rischia a volte, moltiplicato per i centinaia di fondi esistenti - di destabilizzare l’economia di interi paesi, oltre a mettere a rischio i soldi degli investitori. Ma a lanciare l’allarme sugli hedge funds stavolta è proprio lui, Gorge Soros, che lanciò il suo primo hedge fund nel lontano 1969 e grazie alle sue spregiudicate operazioni finanziarie – che provocarono, tra l’altro, la crisi delle sterlina nel 1992 e la crisi asiatica nel 1997 - divenne uno degli uomini più ricchi del mondo. Lo ha dichiarato ieri in un’intervista al Sole 24 Ore. Il tema è di stretta attualità ed è al centro di un dibattito negli Usa, dopo la recente perdita di 6 miliardi di dollari del fondo Amaranth.