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giovedì, 28 dicembre 2006

Cattolici e finanza

Mi è capitato di leggere in questi giorni la lettera aperta che il settimanale Il Mondo indirizzò a papa Luciani il 6 settembre 1978 dal titolo “Vostra Santità, è giusto?”, seguita da un’inchiesta sulle finanze vaticane. In quella lettera l’allora direttore Paolo Panerai chiese al Papa di mettere mano ad una profonda riforma dello Ior (la banca vaticana) conforme ai principi evangelici predicati dalla Chiesa, cosa che certamente il Papa avrebbe fatto, ma purtroppo non ne ebbe il tempo. A parte alcuni passaggi contraddittori della lettera in questione, ne riportiamo di seguito alcuni stralci in quanto gli stessi quesiti che pone a proposito dello Ior potrebbero essere posti – oggi come allora – alla cosiddetta “finanza cattolica”, se esiste, o quantomeno ai cattolici che gestiscono le leve della finanza. Speculare, investire in aziende che calpestano i diritti umani, sottrarre i soldi al fisco (attraverso i paradisi fiscali) non è immorale solo per il clero, ma per qualunque fedele. Eppure questo è quello che continuano a fare banche e aziende guidate ai massimi livelli da cattolici dichiarati e perfino orgogliosi della propria identità cristiana.

“Se servirsi dei paradisi fiscali è ammesso dalle leggi terrene e nessun banchiere laico può appunto essere per ciò accusato (tanto è vero che tutti i finanzieri lo fanno), ciò non è forse lecito per la legge di Dio, a cui la Chiesa dovrebbe improntare ogni suo atto. Non ci sembra tutto ciò, per la chiesa che predica l’uguaglianza, il migliore dei modi di attuarla, sottraendo redditi al fisco, che è lo strumento con cui gli stati laici cercano modestamente di perseguire quella stessa uguaglianza. (…)”

“Ma non pensate, Vostra Santità, che per raggiungere questi obiettivi (dell’autonomia finanziaria, ndr) non ci siano altre vie oltre a quella di servirsi dei canali più spregiudicati che il capitalismo ha affinato in questi anni? Lo sapete che ci sono strumenti meno compromettenti?”

“Perchè tollere di investire in società (multinazionali o no) che hanno come unico scopo il profitto e che per esso non di rado sono pronte a infrangere se non a calpestare i diritti di migliaia e migliaia di poveri cittadini soprattutto nel Terzo mondo a Voi tanto vicino?”.

Postato da: robycuda a 10:15 | link | commenti (1)
opinioni, economia italiana, economia internazionale, banche e armi, paradisi fiscali

Conti correnti: ancora costi salati di chiusura, nonostante la legge Bersani

Chiudere un conto corrente, lo dice la legge Bersani, non prevede più costi di estinzione. Esistono però ancora ostacoli – esosi – al cambiare conto corrente bancario, se si ha la carta di credito, un eventuale mutuo o un prestito personale, o se si devono trasferire titoli: c’è per esempio chi chiede, ancora oggi, 450 euro – è il caso di Banca Antonveneta – se un correntista che ha investito 20.000 euro in titoli italiani e 10.000 euro in titoli esteri decide di aprire un nuovo conto corrente in un’altra banca. Lo rivela un’indagine di Altroconsumo su 35 istituti bancari, gli stessi coinvolti in un’inchiesta simile un anno prima, a gennaio 2006. I risultati parlano chiaro: tutte le banche coinvolte nell’indagine hanno eliminato i costi di estinzione del conto corrente, ma solo 11 su 35 hanno annullato i costi richiesti al correntista per trasferire i titoli in una nuova banca. Spese ingenti del tutto ingiustificate, dato che l’operazione è eseguita a costi contenuti e per via telematica. Nonostante cambiare conto corrente resta conveniente: dai calcoli di Altroconsumo, lasciare la propria banca per scegliere un’offerta di conto corrente migliore può far risparmiare sino a 500 euro all’anno.

Postato da: robycuda a 10:14 | link | commenti
aziende, economia italiana

giovedì, 21 dicembre 2006

Novartis contro il governo indiano e contro i malati

La causa intentata dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più poveri. La denuncia arriva dall’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, che chiede alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano. L’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni economiche di medicine contro l’Aids. Questa fiorente produzione di farmaci economici e di qualità è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non riconosceva brevetti sui medicinali. Più della metà dei medicinali utilizzati per curare l’Aids nei Paesi più poveri sono prodotti in India. Anche MSF usa i farmaci indiani per trattare l’80% dei suoi 80mila pazienti sieropositivi.

A partire dal 2005 l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) ha imposto all’India di concedere i brevetti sui farmaci. Fortunatamente il Governo e il Parlamento indiani hanno approvato una legge secondo la quale i brevetti possono essere concessi solo per i farmaci veramente innovativi. In questo modo si previene una pratica molto diffusa tra le industrie farmaceutiche, che tendono a chiedere brevetti anche per i miglioramenti insignificanti apportati sulle molecole già note e già in commercio, facendone crescere enormemente il prezzo. Se Novartis vincerà la causa, le industrie potranno brevettare i farmaci essenziali più facilmente: si bloccherà la produzione di generici che ha fin qui garantito prezzi calmierati. Mantenere attiva la produzione di generici in India è di importanza vitale per i programmi di lotta all’Aids. Msf ha lanciato oggi una raccolta di firme a livello internazionale per fare pressione sulla Novartis affinché rinunci alla causa. PER FIRMARE LA PETIZIONE VAI SU www.medicisenzafrontiere.it

Postato da: robycuda a 16:21 | link | commenti
aziende, economia internazionale

martedì, 19 dicembre 2006

11 nuove centrali a carbone negli Usa, parte la pressione sulle banche

Rainforest Action Network (Ran) sta facendo pressione su diverse banche private perché non finanzino la costruzione di 11 nuovi impianti termoelettrici a carbone, opera della Txu di Dallas, per una cifra totale di 11 miliardi di dollari. Se realizzate, le centrali emetteranno circa 78 milioni di tonnellate di diossido di carbonio all’anno, pari elle emissioni di molte città messe insieme. I tre principali finanziatori del mega progetto sono Citigroup, Morgan Stanley e Merrill Lynch. La “seconda linea” è costituita da Barclays Capital, Calyon e WestLB, ma molte altre banche sono state contattate, tra cui Société Générale, Mizuho Corporate Bank, Bank of Tokyo-Mitsubishi, HypoVereinsbank, Scotiabank, ABN AMRO, Wachovia and Hsbc. (Fonte: BankTrack)

Postato da: robycuda a 09:06 | link | commenti
aziende, economia internazionale, banche e armi

lunedì, 18 dicembre 2006

Milano e Roma: i nuovi (e vecchi) padroni della città

Ligresti (Immobiliare Lombarda, Fondiaria-Sai), Zunino (Risanamento), Generali, Ras, Pirelli Re, Aedes, Cabassi (Brioschi), Euromilano (Intesa, Esselunga, Cooperative), Coppola. Sono questi i nuovi (e vecchi) padroni di Milano. Loro gestiranno le prossime grandi operazioni immobiliari del capoluogo lombardo, che trasformeranno la città in un cantiere a cielo aperto da qui al 2015 (in tempo per l’Expò). Si tratta di ben 13 interventi in altrettante zone di Milano, pari al 6% del territorio, nei quali sono già stati investiti dieci miliardi di euro. A questi potremmo aggiungere anche il recupero delle aree bloccate in precedenza a Salvatore Ligresti, che il sindaco Moratti sembra voler sbloccare. Gaetano Caltagirone, i fratelli Pierluigi e Claudio Toti, Domenico Bonifici sono invece i protagonisti dei grandi lavori di Roma, che nei prossimi 7-8 anni prvedono investimenti per circa 40 miliardi di euro, il 60% dei quali effettuati da privati. (Fonte: Corriere Economia, 11/12/2006)

Postato da: robycuda a 09:35 | link | commenti
aziende, economia italiana, intesa-sanpaolo

sabato, 16 dicembre 2006

Ricerca di BankTrack sulla "sostenibilità" delle banche

BankTrack, ha realizzato una ricerca dal titolo "The dos and don'ts of sustainable banking", nella quale sono stati riassunti i maggiori problemi riguardanti le banche e le richieste per una maggiore sostenibilità. BankTrack è un network di associazioni, di cui fa parte l’italiana Crbm – Campagna per la riforma della Banca Mondiale, che lavora su campagne e lobby per denunciare le responsabilità delle banche in specifici progetti e promuovere migliori gli standard e normative in materia ambientale e sociale. La pubblicazione e' disponibile sul sito: http://www.banktrack.org/?show=news&id=91

Postato da: robycuda a 18:33 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale, banche e armi

Il direttore de Il Mondo radiato dall’Ordine dei giornalisti: ha preso 30mila euro da Fiorani

Il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, al termine di un'istruttoria durata 6 mesi, ha deciso per la radiazione a Gianni Gambarotta, direttore responsabile del settimanale “Il Mondo”, in seguito alla dichiarazioni del 5 gennaio 2006 di Gianpiero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi ai sostituti procuratori della Repubblica Francesco Greco, Giulia Pernotti  ed Eugenio Fusco: “Ho pagato, utilizzando la provvista "Spinelli" il giornalista Gambarotta, direttore del periodico "Il Mondo". Credo di avergli dato 30.000,00 euro. La ragione della dazione era nell'ottenere un atteggiamento di benevolenza dal direttore di questa testata”. L’episodio è stato confermato anche dal direttore finanziario di Bpl Gianfranco Boni. Gambarotta non ha avviato alcuna iniziativa legale contro Fiorani e Boni e, con questo comportamento, ha  implicitamente ammesso di avere incassato la somma. Da qui la decisione dell’Ordine del Giornalisti.

Postato da: robycuda a 18:25 | link | commenti
aziende, economia italiana

venerdì, 15 dicembre 2006

Anche Credem specula sull’acqua

Anche il Gruppo Bancario Credito Emiliano – Credem non vuole rinunciare al ricco business dell’acqua. Lo ha fatto attraverso Abaxbank, l’investment bank del Gruppo, che nei giorni scorsi ha lanciato Dac Acqua & Energie rinnovabili, un certificato a capitale protetto della durata di cinque anni legato ad un paniere di fondi e Sicav che investono a livello mondiale in aziende attive nel settore idrico (distribuzione-trattamento dell’acqua) e delle energie rinnovabili (bioenergie, solare, idrica, eolica). La distribuzione del prodotto sarà affidata a Banca Euromobiliare, l’istituto di private banking (dedicata cioè ha chi ha grandi capitali da investire) dello stesso Gruppo Credem. La componente rischiosa dell’indice di riferimento è investita in una serie di fondi del settore, tra cui il Pictet Fund-Water, della banca svizzera Pictet, creato nel 2000 con sede nel Lussemburgo e circa 2,9 miliardi di dollari gestiti.

Il Credito Emiliano non è certo l’unica banca ad investire sull’acqua e non sarà l’ultima, visto che l’acqua è un bene sempre più scarso e dunque più prezioso, sul quale si prevedono rendimenti a due cifre. Ma visto che si tratta di un bene comune dell’umanità, continueremo a segnalare le imprese che speculano su questo settore. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo. Per attirare i risparmiatori le aziende del comparto dovranno mostrare guadagni sempre più alti, quindi spremere le risorse idriche dei paesi in cui operano, aumentare le tariffe agli utenti, tagliare le spese “improduttive” (ad es. il servizio alle zone povere o lontane) o ridurre gli investimenti per il miglioramento o la manutenzione della rete. Ecco perché non possiamo considerare “etiche” le banche che intendono lucrare sull’acqua. Pensiamoci quando dobbiamo decidere a chi affidare i nostri risparmi.

Postato da: robycuda a 16:55 | link | commenti (1)
aziende, economia italiana, economia internazionale

mercoledì, 13 dicembre 2006

Sace restituirà al governo il capitale in eccesso

Consolidare e rafforzare il modello produttivo per linee di business (banche, aziende, pmi, prodotti globali, breve termine e cauzioni), massimizzando il supporto alle imprese italiane sui mercati internazionali e migliorando la diversificazione dei rischi in portafoglio. Questo l’obiettivo della strategia di sviluppo della società di assicurazioni controllata dallo Stato, la Sace (Servizi Assicurativi del Commercio Estero), che nel 2007 punterà, tra l’altro, al potenziamento della rete distributiva domestica ed internazionale, anche attraverso l’eventuale apertura di nuovi uffici in Brasile, India, Turchia e Cina (oltre a quelli esistenti di Mosca, Shanghai e Hong Kong), una maggiore attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese italiane e un attento monitoraggio e diversificazione dei rischi. Per il 2007 la società prevede 8,6 miliardi di euro di nuove garanzie, in crescita rispetto ai 7,7 miliardi del 2006. Grazie alle politiche di assunzione e gestione dei rischi e dei rimborsi anticipati di crediti negoziati al Club di Parigi (che riunisce i più importanti creditori ai quali fa capo gran parte del debito estero dei paesi in via di sviluppo), Sace potrà ridurre il capitale in eccesso - costituito dai mezzi propri e dalle riserve tecniche - restituendo la differenza al Governo, che secondo fonti de Il Sole 24 Ore dovrebbe aggirarsi intorno ai 3-3,5 miliardi di euro.

Postato da: robycuda a 16:53 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale

Commercio di armi: al via la stesura del trattato Onu

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato oggi con 153 voti a favore, quello contrario degli Usa e 24 astensioni, l’avvio della stesura di un Trattato internazionale sul commercio delle armi, destinato a impedire i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani. Il voto dell’Assemblea generale è giunto a tre anni dal lancio della campagna Control Arms, promossa da Amnesty International, Oxfam International e Iansa (Rete internazionale d’azione sulle armi leggere) per sollecitare l’adozione del Trattato. Alla campagna hanno aderito oltre un milione di persone di 170 paesi. Gli Usa sono rimasti l’unico paese a votare contro la proposta del Trattato, nonostante il recente appello di 14 senatori alla segretaria di Stato Condoleezza Rice, affinché Washington riconsiderasse la propria posizione.

Uno dei primi compiti del nuovo Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, sarà quello di verificare gli orientamenti degli Stati membri sulla proposta di Trattato, per poi riferire all’Assemblea generale alla fine del 2007. A quel punto, verrà nominato un gruppo di esperti governativi per esaminare in dettaglio i vari aspetti del Trattato e relazionarne all’Assemblea generale del 2008. (Fonte: Rete Disarmo, www.disarmo.org)

Postato da: robycuda a 16:36 | link | commenti
economia italiana, economia internazionale, banche e armi