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La Cina e le imprese irresponsabili
Se ne sono accorti. Molte compagnie cinesi perseguono ciecamente il profitto calpestando qualunque principio di responsabilità sociale e in Cina questo non può essere tollerato a lungo. Lo ha detto Cheng Siwei, vice-chairman della Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, in un articolo pubblicato dal China Economy Weekly, organo del partito. Operai nelle miniere costretti a dure condizioni di lavoro, materiale scadente usato per produrre prodotti alimentari, scarichi inquinanti nei fiumi, sono alcune delle pratiche citate da Cheng. La società dalla imprese non si aspetta solo che producano profitto, ma anche uguaglianza e giustizia sociale. Quello che non si capisce è dove sia stato il dott. Cheng negli ultimi 20 anni. (Fonte: www.chinaview.cn)
Il Consiglio regionale delle Marche approva mozione contro la Nestlè
Il Consiglio regionale delle Marche, su iniziativa di alcuni consiglieri di Rifondazione Comunista, ha approvato una durissima mozione contro la nestlè, facendo riferimento innanzi tutto alle reiterate violazioni del codice internazionale sul marketing dei sostituti del latte materno commesse dalla multinazionale in giro per il mondo. La spregiudicata promozione del latte artificiale, infatti, porta ogni anno a alla morte di centinaia di migliaia di bambini a causa delle scarse condizioni igieniche nelle zone più povere. Si tratta dell'ennesimo documento approvato da un ente locale italiano contro la nestlè, ancora più importante perché contiene, tra gli impegni assunti, anche quello di “escludere espressamente da qualunque capitolato d'appalto, anche di enti collegati, l'acquisto di prodotti che fanno capo alla multinazionale”. Sul provvedimento si sta scatenando una bagarre legale, ma la Regione non sembra intenzionata a cambiare strada.
Guerra in Irak: gli Usa spendono 150 miliardi di euro all’anno
La guerra in Irak costa agli Usa oltre 150 miliardi di euro all’anno. Con la stessa cifra si poteva, tra l’altro, pagare le cure sanitarie di tutti gli americani che soffrono di diabete e di malattie cardiovascolari e che ora ne sono privi, sovvenzionare una campagna di vaccinazione a livello mondiale che poteva salvare milioni di bambini, finanziarie la scuola materna a tempo parziale per tutti i bambini di tre anni e a tempo pieno per quelli di quattro e raddoppiare i fondi sulla ricerca del cancro. Il calcolo è stato fatto dall’economista David Leonhardt sul New York Times.
Barclays, Standard Chartered Bank e Old Mutual finanziano il regime di Mugabe (Zimbabwe)
Nonostante le sanzioni del governo inglese, alcuni grandi gruppi finanziari continuano a finanziarie il regime del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. Barclays, Standard Chartered Bank e Old Mutual hanno infatti investito circa 100 milioni di sterline in titoli di stato dello dello Zimbabwe, scatenando la protesta del partito dell’opposizione, il Movement for Democratic Change, che considera il sostegno al governo come un insulto verso tutti coloro i quali hanno sofferto gravi violazioni dei diritti umani. Barclays, principale finanziatore del regime, ha foraggiato l’
Commercio: Europa contro Africa
Gli accordi commerciali tra Unione Europea e i 77 Paesi Acp (Africa, Carabi, Pacifico) – meglio conosciuti come “Epa” – rischiano di strozzare ulteriormente le povere economie africane. Gli “Epa”, che verranno firmati il 1° gennaio 2008, creeranno un’area di libero scambio abbattendo le barriere doganali poste dai paesi più poveri a difesa delle proprie industrie nascenti. In pratica: parità di condizioni tra economie profondamente diverse. Da questo nuovo regime trarranno vantaggio soprattutto i Paesi ricchi, come ha dimostrato uno studio pubblicato nel 2005 dalla Commissione economica per l’Africa e finanziato dalle Nazioni Unite (Undp). L’esempio più chiaro ed eclatante riguarda il Burundi, che secondo le simulazioni effettuate farebbe guadagnare all’Ue una quota di mercato pari a 13,9 milioni di dollari, grazie ai prodotti europei meno costosi che invaderanno il Paese. L’Europa strapperà anche 1,6 milioni di dollari di scambi commerciali che oggi avvengono con altri Paesi africani. I consumatori guadagneranno circa 1.852 milioni di dollari grazie all’abbassamento dei prezzi, ma lo Stato ne perderà 7.664 milioni di dollari a causa dell’abolizione delle tariffe doganali, senza contare i tanti posti di lavoro persi dalla competizione con i prodotti europei. Sommando le quote positive e negative lo studio ha calcolato una perdita complessiva per il Burundi di 19.782 milioni di dollari, pari al 3% del Pil. Contro gli Epa si sono schierate molte organizzazioni della società civile, tra cui l’italiana Crbm, che recentemente ha risposto alla ministra Bonino – la quale aveva criticato pesantemente coloro che si oppongono all’accordo - attraverso una lunga lettera del coordinatore
Protesta davanti alla sede dell’Eni
Si è tenuto martedì scorso a Roma, sotto la sede dell'Eni, un presidio per denunciare la gravissima situazione che vede coinvolta l'impresa di Stato Eni in Nigeria. Presenti i rappresentanti delle associazioni A Sud, Attac, Casa delle Culture, Confederazione Cobas, RdB Energia, Crbm, PeaceLink, Internet network for peace, Geologia senza Frontiere, Ass. Alternativamente, Ass. Cult. Aurum Il divenire, Ass. Grano di Sale, Amisnet, Altre Mappe, Sud Pontino Social Forum, Centro Culturale la Pietra Vivente, Coordinamento Nord/Sud del Mondo, Casa della cultura Antiatomica. Le organizzazioni promotrici chiedono al governo italiano e all'Eni: un maggior impegno per garantire il rilascio dei lavoratori italiani e un' equa soluzione della controversia; il risarcimento per i danni ambientali e sociali provocati; una bonifica ambientale; l'applicazione di politiche rispettose dei diritti umani, ambientali, economici e sociali che consentano un'equa redistribuzione dei proventi dell'attività petrolifera. Chiedono inoltre ai capigruppo di camera e senato delle forze politiche dell'Unione un incontro urgente per affrontare e cercare una risoluzione alle questioni che il sequestro degli italiani e le attività dell'Eni pongono sul piano della politica estera, della politica energetica e ambientale del nostro paese. (Fonte: Crbm – www.crbm.org)
Acqua e altro: considerazione di inizio anno
Tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo è partita una offensiva molto brutta per la privatizzazione dell’acqua, per gli argomenti sostenuti e per silenzio inquietante della sinistra radicale che sta al governo e nei governi locali. Lo ripetiamo: Il movimento dal 13 di Gennaio sarà impegnato nella raccolta di firme per la legge d’iniziativa popolare e questa sarà la migliore risposta (per info: www.contratto acqua.it). Ma siamo preoccupati lo stesso dal fatto che se certe iniziative continuano a restare senza risposta da parte della politica, gli impegni presi nel programma da parte dell’Unione risulteranno del tutto vanificati e anche la raccolta di firme rischia di essere pregiudicata.
Note per chi non sa. Il 4 di Dicembre 2006 su La Stampa il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta afferma: “Via i tesoretti compressi nella sfera provinciale e largo ad un maxi matrimonio tra le utility del Nord….nascerebbe un colosso che potrebbe competere sui mercati internazionali…ma che potrebbe creare un mal di pancia a chi nel pubblico gestisce questi gioiellini…non si possono tenere tanti tesoretti compressi…”. I tesoretti sono le aziende pubbliche municipali e provinciali dell’acqua, gas e rifiuti, che vanno liberate, aggregate e messe sul mercato finanziario.
E il mercato finanziario è questo: l’11 Dicembre 2006 il CorrierEconomia intervista Chris Mayer, guru dei nuovi trend azionari, il quale invita: “Fate una scommessa sui mercanti di oro blu” i titoli che distribuiscono acqua sono saliti del 30%.. il fondo della Merril Linch in tre anni è salito del 94%… Gli acquedotti sono vecchi e si stanno deteriorando…la soluzione è la privatizzazione degli acquedotti…All’obbiezione che con la gestione privata il prezzo dell’acqua aumenterebbe Mayer ribatte. Bisogna rassegnarsi all’idea che a un certo punto, o paghiamo di più l’acqua o non ce l’abbiamo”. E prosegue: “L’acqua è il petrolio del secolo, si può prevedere un cartello di fornitori dell’oro blu sulla falsariga dell’OPEC e una Borsa che tratti i futures liquidi…”. Simili dichiarazioni si commentano da sole.
L’ATO di Pavia ha scelto gli ultimi giorni di Dicembre per ratificare un accordo con la Regione Lombardia che lo allinea alle disposizioni della legge regionale che separa la gestione dall’erogazione accettando l’obbligo incostituzionale di privatizzare. Nessuna opposizione da parte di nessun sindaco.
Il Sindaco Chiamparino intervistato dal Sole 24 Ore apre ai privati e scommette sulle aggregazioni di imprese…Chiamparino non ha dubbi.. e appellandosi alla sinistra radicale la sollecita:”Se vogliamo mantenere alcuni beni primari sotto controllo pubblico, come l’acqua, bisogna farlo dentro al mercato e non fuori il mercato”. Privatizzare per poter controllare?….cosa da non credere!
E come fulgido esempio di mercato ci ricorda lo sbarco a Palermo (dei “piemontesi”) della SMAT di Torino…sotto l’egida di Cuffaro commissario speciale per l’acqua in Sicilia.
E infine arriva il Garante della Concorrenza che interpretando a modo suo la legislazione nazionale ammonisce i politici e li invita a realizzare al più presto le privatizzazioni. Silenzio di tutto il parlamento.
Ebbene il 2007 inizia male e anche noi rivolgiamo un appello ai politici:
1° Rispettate e fate rispettare gli impegni presi nel programma.
2° Smettetela con le affermazioni, ormai prive di significato, sulle privatizzazioni come necessarie perché assicurano l’efficienza, l’efficacia, l’economicità, abbiate il coraggio di guardare la realtà: le privatizzazione dei servizi pubblici sono la nuova TANGENTOPOLI e stanno producendo disastrose situazioni.
Telecom: debiti aumentati, bancarotta, guasti e ritardi nelle riparazioni, scandali, illegalità nelle intercettazioni.
Le ferrovie sono diventate una SPA: i servizi smembrati in numerose imprese private, degrado, incidenti, licenziamenti di massa, debiti aumentati.
Ospedali e sanità trasformati in aziende: servizio peggiorato scandalosamente, spesa sanitaria aumentata e debito aumentato.
ACEA trasformata in SPA al 49% privata: aumentate le perdite al 35%
AEM di Milano privatizzata: il servizio energetico è peggiorato, aumentate le perdite di gas e gli incidenti.
Hera è sul mercato:i profitti aumentano, gli incidenti pure, si discute sulla sua responsabilità di ben 5 morti.
Le stesse cose ormai sono verificabili in Inghilterra.
3° Smettiamola di svendere il patrimonio pubblico accumulato con il danaro della collettività. Dietro ai servizi pubblici c’è la politica di un intero secolo, ci sono gli sforzi economici delle comunità. Ci sono i diritti fondamentali all’acqua potabile, alla elettricità, al riscaldamento, alla sanità. Il silenzio e l’indifferenza su questi argomenti sta diventando insopportabile. Su questo si gioca la credibilità della politica, dei partiti e della nostra democrazia. Guardate che negli USA l’acqua è municipalizzata. Che in Olanda non si privatizza per legge. Che nella Svizzera in questi giorni l’acqua è stata considerata Monopolio di Stato. Che almeno se ne parli.
Emilio Molinari - Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua (Da: http://www.comitatomilanoacqua.info)
Tar: no alla fusione Autostrade-Abertis
Il Tar del Lazio dice no alla fusione tra Autostrade e Abertis. I Giudici della III sezione del tribunale hanno respinto il ricorso con il quale Autostrade chiedeva l'annullamento del provvedimento che ha bloccato l' operazione di fusione, deciso dal governo italiano lo scorso 4 agosto. Decisione poi comunicata all'Anas con una lettera dei ministri Di Pietro e Padoa-Schioppa. Autostrade si riserverà, dopo aver esaminato la sentenza da parte dei propri legali, di appellarsi al Consiglio di Stato. (Fonte: Ansa)
Fondi di private equity o vampiri? Il caso di Seat Pagine Gialle
Un bell’articolo di Fabio Pavesi su Plus, l’inserto del sabato de Il Sole 24 Ore, spiega le speculazioni dei fondi di private equity su Seat Pagine Gialle ai danni della società e degli azionisti di minoranza. Un contributo che, come tutte le inchieste illuminanti, è destinato con tutta probabilità a non suscitare alcuna reazione. Ma tant’è. Il fatto è che i fondi che attualmente controllano Seat (Investitori Associati, Per mira, Cvc e Bc Partners) non escludono di rivendere il proprio pacchetto di controllo nel momento in cui si presenterà una buona occasione. Si tratterebbe delle quarta volta negli ultimi dieci anni: vendite e riacquisti che hanno consentito ai fondi incassare laute plusvalenze. Il problema è che tali acquisti di azioni avvengono a debito, ossia prendendo a prestito il denaro dalle banche e poi girando il debito alla società attraverso una serie di operazioni finanziarie e contabili (ad esempio attribuendosi maxi dividendi). L’acquisizione del pacchetto di azioni effettuato nel 2003 ha scaricato sulla società un debito di 3,9 miliardi di euro: se quel pacchetto venisse venduto oggi frutterebbe una plusvalenza di circa 1,2 miliardi di euro (a causa dell’aumento del valore delle azioni negli ultimi tre anni), lasciando il debito sulle spalle della società. Questo significa che l’azienda dovrà lavorare più per ripagare il debito (capitale e interessi) che non per espandersi o investire nell’attività (ad esempio nel personale o nella qualità del servizio), riducendo il valore intrinseco dell’impresa a scapito degli altri azionisti.
Pubblico è meglio
La convinzione che “privato è meglio” non regge alla prova dei fatti. Lo dimostra una ricerca su 8.000 lavoratori di servizi pubblici – enti locali, sanità, igiene ambientale, trasporti, acqua - e 300 associazioni di cittadini in cinque importanti regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia) che hanno vissuto processi di esternalizzazione, che hanno portato a un modello di gestione di tipo privatistico. Promossa da Arci, Associazione Rete Nuovo Municipio, Attac Italia e Funzione Pubblica Cgil, l’indagine mette in luce come tali processi abbiano generato un peggioramento delle condizioni qualitative e quantitative del lavoro e contribuito all’abbassamento della qualità del servizio, oltre ad un minore coinvolgimento dei lavoratori e dei cittadini. Il libro con la ricerca si può acquistare in edicola in abbinamento alla rivista Carta, o in libreria a dieci euro.