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Dalla Camera lo stop alla privatizzazione dell’acqua
La Camera dei Deputati ha approvato l'emendamento al Disegno di Legge Bersani contenente la moratoria sui processi di privatizzazione dell'acqua. L'emendamento prevede che, fino all'approvazione di una nuova normativa, in attuazione dei decreti correttivi del decreto ambientale, relativa alla gestione del servizio idrico integrato, siano sospesi tutti gli affidamenti a soggetti privati, compresi quelli attualmente in corso. Il Parlamento dunque recepisce quanto chiedono da tempo i movimenti per l'acqua, attraverso le mobilitazioni territoriali e la campagna nazionale di raccolta firme per una nuova legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua. (Fonte: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua)
BNP Paribas finanzia reattore nucleare in Bulgaria. Una petizione per dire no
Il gruppo bancario BNP - Paribas (che controlla in Italia la BNL), ha deciso di finanziare con 250 milioni di euro il reattore nucleare di Belene, in Bulgaria. Tra i molti e gravi problemi di sicurezza, la zona dove dovrebbe sorgere la centrale è fortemente sismica: nel marzo del 1977, 200 persone persero la vita a causa di un terremoto a soli
quello di Kozlodoui, è stato parzialmente chiuso a seguito dell'ingresso della stessa Bulgaria nell'Unione Europea. Nei mesi scorsi, anche a seguito delle proteste, diverse banche, tra le quali Deutsche Bank, Unicredit e la sua controllata HVB, hanno comunicato di essersi ritirate dalla gara per finanziare l'impianto di Belene, dopo essersi dette interessate in un primo momento. Per chiedere alla banca d rinunciare al finanziamento del progetto, è stata lanciata una petizione internazionale, che può essere firmato sul sito della rete internazionale BankTrack:
www.banktrack.org, o andando direttamente alla pagina:
http://www.banktrack.org/?show=aletter&va=81
Le Ong alle banche: fuori dalla diga di Ilisu
BankTrack, network di 17 Ong internazionali, in collaborazione con organizzazioni della società civile quali Weed (Germany), ECAWatch (Austria), Berne Declaration (Switzerland), Amis de la Terre (France) e The Corner House (UK) hanno inviato una lettera alle maggiori banche internazionali per ribadire la massiccia opposizione esistente intorno al progetto di costruzione della diga di Ilisu nel Kurdistan turco, che provocherebbe lo spostamento forzato di 78.000 persone, in maggioranza kurdi, oltre ad un fortissimo impatto ambientale. Tra gli effetti collaterali del progetto, anche la distruzione di importanti siti archeologici e la sottrazione di acqua a scapito di Siria e Irak. La lettera – che mette in guardie le banche anche dai potenziali danni di immagine che ne deriverebbero – è stata spedita, tra l’altro, a Société Générale (Francia), Bank Austria and Zürcher Kantonalbank (Svizzera), coinvolte nell’opera, ma anche ai potenziali investitori. (Fonte: BankTrack)
TFR: un libro per capirne di più
Sull’argomento segnalo il libro, da pochi giorni in libreria, di
TFR: l’interesse di Banca e Sindacato è anche il mio?
Si fa sempre più urgente informare, e mettere in guardia, sulla Riforma del TFR. Soprattutto di questi tempi, in cui si avvicina il termine ultimo (30 giugno) per esercitare le opzioni relative alla destinazione del nostro TFR. Informare, perchè ne va del nostro futuro. E tocca farlo ad ognuno di noi poiché neppure il Sindacato, su questo argomento, sta dalla parte dei lavoratori. Presenti e futuri. E dal mio punto di osservazione privilegiato – lavoro in Banca - credo di poterlo affermare con cognizione di causa.
La Riforma del TFR non solo è complicata e contorta ma anche frettolosamente sbandierata come indispensabile e improrogabile. Il Governo Prodi poi l’ha pure sciaguratamente anticipata di un anno. E’ facile constatare che il tema della Riforma è poco e mal conosciuto. Vi invito a fare un esercizio mentale.
Oggi i principali soggetti che parlano della Riforma e invitano ad aderire ai fondi pensione, versandoci il TFR, sono le Banche. Dovrebbe bastare questo per comprendere quanto sia probabile (io dico certo) che il vero affare – il grande affare – nell’adesione dei lavoratori ai fondi lo facciano le banche.
Vi ricordate, ad esempio, in questi anni, analoghi spot delle banche per mettere in guardia, informare clienti e investitori dell’imminente crack di Bond Cirio, Giacomelli nonché di Parmalat? Eppure, ed è un dato ufficiale di Banca d’Italia, queste stesse banche hanno, poco prima del fallimento dei Tanzi, svuotato i loro depositi proprio di quei Titoli. A chi li hanno venduti? Ai risparmiatori.
La cosa assurda è che, grazie alla disinformazione di Sindacati e Istituti di Credito, molti lavoratori oggi sembra abbiano più paura dell’INPS che delle Banche. I lavoratori, al posto di prendere tempo e lasciare parcheggiati i soldi del TFR, anche solo per pochi mesi, lì dove stanno, grazie alla consulenza di sindacalisti (che fanno i piazzisti) e i bancari, preferiscono darli, per sempre, alle banche. Finendo per farseli ridare (se andrà bene) tra anni, a rate, poco alla volta come se fossero mancia, elemosina e non soldi propri accumulati e accantonati.
Perché, sia chiaro a tutti, chi entra nei Fondi pensione non può più cambiare idea. I Sindacati poi sbandierano agevolazioni fiscali e rendimenti del 20% ottenuti nei 4 anni che vanno dal 2003 al 2006. Dimenticandosi di dire che il periodo di riferimento è troppo breve e fuorviante per una corretta valutazione e che, comunque, se al posto del quadriennio indicato a riferimento si fosse preso il precedente (2000/2003) il dato sarebbe stato addirittura in perdita. I sindacati sostengono che i Fondi pensione (aperti o chiusi che siano) renderanno alla fine della vita lavorativa più del TFR. Non ci sono strumenti oggettivi per affermarlo, anzi tutto fa propendere per la tesi opposta. Ma l’aspetto fondamentale – che si sottace per poter gestire la massa di soldi dei lavoratori per propri interessi – è che non è sufficiente il contentino delle agevolazioni fiscali (poca roba in una vita lunga) quando i lavoratori non possiedono strumenti per la gestione del rischio. Perché sta qua la differenza tra una pensione maturata con il TFR e una scommessa finanziaria vincolante per la vita frutto dell’andamento del Fondo pensione. Non è il rendimento (atteso) l’elemento da tenere in considerazione, ma il rischio assunto per cercare di raggiungerlo.
E parliamo di anni e anni di esposizione al rischio. Una vita. E il suicidio non è mai una scelta da assumersi a cuor leggero.
Il cuneo fiscale sarà esteso anche a banche e assicurazioni
Alla fine hanno vinto loro. Dopo smentite, frasi a metà, scatti di orgoglio e ricorsi alla Commissione Europea, il governo si è piegato al volere di banche e assicurazioni: i benefici del cuneo fiscale verranno estesi anche a loro, con modalità di finanziamento ancora da definire. Il provvedimento dell’esecutivo costerà infatti dai 300 ai 500 milioni di euro.
Tav: ancora 58 giorni e non si farà
Di seguito il comunicato stampa di ieri dell’europarlamentare
“Da oggi parte il conto alla rovescia. Ancora uno sforzo e avremo vinto: la Tav in val Susa non si farà! Infatti entro il 20 luglio il governo italiano dovrà presentare non solo una proposta definitiva per la Tav, ha dichiarato
Dove sono i soldi? Altro che discussioni sul tesoretto! Prodi per finanziare la Tav dovrebbe tagliare di 16 miliardi le spese sociali. Ipotesi incompatibile con un governo di centrosinistra, a meno che non abbia scelto di suicidarsi! Infatti il costo complessivo dei 30 progetti finora selezionati è stimato in circa 250 miliardi di euro, ma la disponibilità finanziaria per il periodo 2007-2013 è di soli 8 miliardi. L'UE dovrà quindi individuare delle priorità che potranno comunque essere finanziate in modo estremamente limitato. Anche nella migliore delle ipotesi alla Torino-Lione, qualora fosse tra i progetti selezionati, non sarebbe comunque destinata una cifra superiore ad 1 miliardo. I soldi non ci sono!
L'unica alternativa possibile è quella da sempre sostenuta dai comitati della val Susa: nessun tunnel ma solo il potenziamento della linea ferroviaria attuale. Una proposta ampiamente in grado di soddisfare la prevista crescita del trasporto su rotaie, senza danneggiare l'ambiente, né mettere a rischio
L’Italia si ritira da un fondo della Banca Mondiale: promuove la privatizzazione dell’acqua
Ogni tanto una buona notizia. Il governo italiano ha deciso di ritirarsi dal Public-Private Infrastructure Advisory Facility (PPIAF), fondo gestito dalla Banca mondiale che ha come fine ultimo la privatizzazione delle risorse idriche. L’annuncio è stato dato in maniera ufficiale dalla viceministra alla Cooperazione allo sviluppo, Patrizia Sentinelli, in occasione dell’incontro annuale dei membri donatori del PPIAF. Nel suo messaggio la Sentinelli ha sottolineato che ritiene “necessario sostenere una riflessione internazionale sulle conseguenze negative dei processi spinti di privatizzazione in settori così delicati e che riguardano beni comuni”.
Il PPIAF è da anni nell’occhio del ciclone delle proteste delle Ong internazionali e delle popolazioni locali dei Paesi del Sud del mondo, che subiscono gravi conseguenze dai processi di privatizzazione dell’acqua. In base ad uno studio delle Ong, dal 1999 il PPIAF ha utilizzato una parte dei fondi a sua disposizione in 37 dei Paesi interessati per “costruire consenso” o promuovere le privatizzazioni, senza che ne derivassero risultati apprezzabili. Per questa ragione lo scorso febbraio la Norvegia ha deciso di abbandonare il PPIAF, imitata in queste ore dall’Italia.
“Accogliamo positivamente questa mossa coraggiosa del governo italiano, ha detto Elena Gerebizza della Campagna per la riforma della Banca mondiale (Crbm). Invece di destinare fondi per favorire le privatizzazioni nel Sud del mondo, è giunto il momento di veicolare le scarse risorse destinate alla cooperazione internazionale alla promozione dei beni pubblici globali, tra cui l’acqua”. (Crbm)
Da Visco il diktat alla Guardia di Finanza per salvare Unipol
“Visco mi ha impartito l'ordine di avvicendare gli ufficiali (...) senza indicarne le motivazioni (...). Visco mi disse che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Alla mia obiezione che sarebbe stato opportuno informare l'autorità giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o farlo successivamente... Poi incontrai il procuratore Minale che mi disse di essere quanto mai sorpreso e allarmato... e mi annunciò l'invio di una sua missiva per chiedere delucidazioni. Il 17 luglio il vice ministro mi disse di non aver rispettato alcuna regola deontologica per non aver dato esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato”. Così ha dichiarato il comandante generale della Guardia di Finanza, generale Roberto Speciale, all'Avvocato generale Manuela Romei Pasetti, secondo quanto riportato da Il Giornale nei giorni scorsi. Nonostante le smentite del Tribunale di ipotesi di reato nei confronti del vice ministro, i quattro ufficiali della Guardia di Finanza milanese, che indagavano sul caso Unipol-Bnl, sono stati trasferiti. E non promossi, come ha detto Prodi. Un episodio grave, che allontana ulteriormente i cittadini dalla istituzioni e la dice lunga sull’esigenza di una vera bonifica della politica italiana. Complimenti vice ministro Visco.
Cina: il governo acquista il 10% di Blackstone
Il governo cinese userà 3 miliardi di dollari delle sue immense riserve valutarie per acquistare il 9,9% delle azioni senza diritti di voto della società Usa di private equity Blackstone. L'investimento arriva il giorno prima dell'inzio della visita negli Usa del vice premier Wu Yi, il quale incontrerà il segretario al Tesoro Henry Paulson. L'ingresso di Pechino nell'azionariato di Blackstone coincide col debutto in borsa della stessa Blackstone che, per consentire tale operazione, aumenterà il collocamento da