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Bpm-Bper, il sindacato blocca la fusione
Non capita spesso che i sindacati dei lavoratori riescano a bloccare una fusione tra due banche, in netta controtendenza con quanto sta avvenendo a livello nazionale ed europeo. Ma stavolta è capitato, a Bpm, Banca Popolare di Milano. I sindacati, presenti in maggioranza del Consiglio di amministrazione, hanno espresso la loro contrarietà alla fusione con
Molti i commenti contrari, compreso quello del consigliere Marco Vitale, che ha sottolineato come dal fallimento ci perderanno sia i soci che i dipendenti. Sarà, intanto la Borsa ha premiato con un netto rialzo il titolo Bpm, visto che molti analisti avevano giudicato il prezzo di concambio azionario – necessario alla fusione - sfavorevole per la banca milanese. Senza contare che si sono astenuti o hanno votato contro anche i soci non dipendenti e i partner francesi del Credit Mutuel. Bpm, si dice, è troppo piccola per competere con i colossi del risparmio che si stanno formando e deve crescere. Lo stesso si dice nientemeno che del Gruppo Generali e lo stesso si dirà, probabilmente, di colossi come Allianz o Axa, Barclays o Abm Amro rispetto a supercolossi come Citigroup. Nessuno si chiede dove andrà a finire tutto questo processo, se non verso la creazione di oligopoli da cui non avremo molto da guadagnarci. Almeno non i dipendenti e i risparmiatori. Aumentano gli studi, tutti autorevoli (compresi quelli citati da Marco Vitale) sugli effetti collaterali delle concentrazioni, in termini di inefficienze interne e disservizi alla clientela, per non parlare dell’impatto sull’occupazione. Ma il mercato segue, naturalmente, il suo corso. Intanto il caso Bpm non sembra aver modificato l’iter del progetto di legge sulla riforma delle banche popolari, che passerà nei prossimi giorni all’esame delle Commissione Finanze del Senato: non è prevista al momento alcuna sterilizzazione del voto dei dipendenti o alcun tetto massimo in assemblea. R.C.
Austria: l’orario di lavoro sale a 60 ore settimanali
Una volta la riduzione dell’orario di lavoro era considerata una conquista. Lavorare meno significava dedicare più tempo alla famiglia, agli amici, al tempo libero e a tutto ciò che migliorava la qualità della vita dell’individuo. Ora non è più così, anzi. In Austria dal prossimo anno sarà possibile lavorare sino a 12 ore al giorno per un massimo di 60 ore settimanali. Il progetto di legge - presentato dalla Grande coalizione (socialisti e popolari) con l’assenso dei sindacati – è stato approvato con i due terzi in commissione parlamentare e passerà nei prossimi giorni al voto (scontato) dell’assemblea. La nuova legge consentirà alle imprese di competere con i Paesi dell’Est. (Fonte: Il Sole 24 Ore)
Derivati: come le banche guadagnano sulle spalle dei clienti
Su Plus de Il Sole 24 Ore di oggi c’è la confessione anonima di un dipendente di una banca, che spiega come l’Istituto guadagni regolarmente dalla perdite in derivati delle aziende clienti. Dal 2001 al 2007 la suddetta banca ha incassato circa 20 milioni sui derivati, persi dai clienti, grazie alla voce “introiti da derivati” iscritta a bilancio. Una volta entrati nel circolo vizioso, i clienti cercano di rinegoziare i contratti per non chiudere la posizione e non subire perdite, e questo garantisce nuove commissioni alla banca. I derivati sono strumenti complessi, che consentono di guadagnare molto impiegando cifre modeste, ma a fronte di grandi guadagni c’è anche l’eventualità di perdite sonore. E’ quanto sta succedendo alle circa 50mila imprese italiane: se tutte chiudessero le loro posizioni in derivati subirebbero perdite intorno ai 4 miliardi di euro.
L’Eni resterà in Venezuela
Eni ha deciso. Resterà in Venezuela, con una quota pari al 26% in joint venture con il Governo. Al contrario le due compagnie statunitensi Conoco Phillips e Exxon Mobil hanno lasciato il paese, dopo la decisone del Governo di aumentare la partecipazione statale dal 39% al 78%. Insieme all’Eni resteranno anche l’americana Chevron, l’inglese Bpe
L’Antitrust: intreccio patologico tra banche e assicurazioni
Se ne sono accorti, meglio tardi che mai. ''Una fitta rete di intrecci azionari, partecipazioni e rapporti di finanziamento tra imprese bancarie e tra queste e le imprese assicurative''. La denuncia arriva dal presidente dell'Autorità garante della Concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà il quale, nel corso della Relazione annuale al Parlamento annuncia che l'Antitrust sta per avviare un'indagine in tal senso. Da questi intrecci viene fuori, spiega Catricalà, ''un equilibrio di mercato che puo' evidenziare conflitti di ruolo e in alcuni casi rappresentare una grave patologia. La convergenza di interessi tra imprese concorrenti ostacola la competizione''.
Bacchettata anche per quanto riguarda la macchina burocratica italiana considerata ''troppo pesante'' visto che il suo costo complessivo è pari a 225 miliardi annui. Nello specifico l'Antitrust ha calcolato per la p.a. costi diretti che superano per il lavoro i 148 miliardi annui e i 77 per beni e servizi. Catricalà ha inoltre ricordato che le istituzioni comunitarie hanno calcolato che ogni anno per l'Italia i costi per le imprese imposti ''dall'eccessiva regolazione nazionale e locale'' ammontano a oltre 61 miliardi di euro e che ''una riduzione del 25% comporterebbe una crescita del Pil dell'1,7%''. (Fonte: Adnkronos)
Il 30% del sistema finanziario in mano alla mafia “Negli ultimi 15 anni la mafia non solo è entrata in Borsa, ma riesce ad incrementare le proprie ricchezze, grazie alla sua capacità di immettere denaro sporco. Sono convinto che tutte le mafie, non solo quella siciliana, incidano per il 30% nel sistema finanziario”. Lo ha dichiarato il sosituto procuratore di Palermo Antonio Ingoia, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione “In mezz’ora”. (Fonte: Repubblica)
Fondi battuti dai Btp
Nel triennio maggio 2004-maggio 2007 solo quattro fondi obbligazionari specializzati in titoli di stato europei (su 62) hanno reso più di dei Btp triennali con base di investimento a 50 mila euro. I fondi salgono a 9 se si considera un capitale di 10 mila euro. Perché continuare a fidarsi dei gestori? (Fonte: Corriere Economia)
Profitti d’oro per le banche, famiglie più povere
Negli ultimi dieci anni la percentuale del margine di intermediazione delle banche proveniente dalle famiglie è salito dal 37,1 al 41,9%, per un totale di 35,8 miliardi su un margine di intermediazione complessivo per il settore bancario di 85,5 miliardi. Il margine di intermediazione è un indicatore che permette di misurare gli utili che una banca riesce a generare. L'utile netto delle banche è moltiplicato, sempre negli ultimi dieci anni, di oltre 16 volte, passando da
Nike: come si cambia
Nike ha presentato il 31 maggio il suo terzo rapporto sulla responsabilità sociale assumendo l’impegno prioritario di eliminare, entro il 2011, l’abuso delle ore straordinarie di lavoro in tutte le fabbriche dei suoi fornitori nel mondo. I fornitori di Nike sono oltre 700 e occupano quasi 800mila lavoratori, l’80% dei quali sono donne fra i 18 e i 24 anni. Riguardo all’efficacia delle ispezioni tradizionali, giudicate valide per rimediare alle violazioni del codice di condotta, ma inefficaci per prevenirle, Nike afferma di aver elaborato un nuovo strumento di analisi del management nelle fabbriche dei fornitori, sinora sperimentato in 42 casi, e di avere in programma una campagna educativa sulla gestione delle risorse umane, in particolare sui diritti dei lavoratori. Nei programmi, anche la riduzione di sostanze chimiche nocive nella lavorazione delle scarpe. Neil Kearney, segretario generale del sindacato tessile internazionale (ITGLWF) ha commentato positivamente le buone intenzioni contenute nel rapporto, ma ha fatto notare come i grandi marchi debbano rivedere profondamente le loro politiche commerciali per garantire ai fornitori tariffe di commessa adeguate, tempi di consegna realistici, rapporti di lunga durata.
Sei mesi dopo aver interrotto i rapporti commerciali con Saga Sports, il suo fornitore pakistano di palloni da calcio cuciti a mano, per violazione del codice di condotta, in particolare sull’impiego di manodopera a domicilio, Nike ha annunciato l’accordo con un nuovo fornitore pakistano, Silver Star Group. Il quale avrebbe accettato condizioni rigorose: personale assunto regolarmente e a tempo pieno, pagato su base oraria e non a cottimo, con garanzia di tutte le tutele sociali, compreso il diritto di libertà sindacale. La rescissione del contratto con Saga ha causato la perdita di 3mila posti di lavoro (Saga fornisce 6 dei 40 milioni di palloni in cuoio prodotti annualmente in Pakistan). L’accordo con Silver Star Group ammonta, in questa prima fase, a un quinto del volume prodotto da Saga. Resta il problema di un settore, quello della cucitura manuale, diventato sempre meno conveniente, cosa che potrebbe comportare per il distretto di Sialkot una ristrutturazione radicale nel prossimo futuro.
(Fonti: RSI news, 1.6.2007 - 30.5.2007; The Financial Times, 26.5.2007, Clean Clothes Campaign)
Intesa SanPaolo tra i grandi finanziatori di Finmeccanica
C'è il Gruppo Intesa tra i grandi finanziatori di Finmeccanica, principale azienda italiana nel settore della difesa e degli armamenti. Nel report di Caboto, la banca del gruppo Intesa San Paolo attiva nel mercato dei capitali, si legge che il gruppo Intesa ha erogato finanziamenti significativi e servizi di finanza aziendale a favore di Finmeccanica e del suo gruppo di appartenenza negli ultimi 12 mesi, mentre