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Acqua: la Regione Lombardia minaccia di commisariare province e comuni che non privatizzano
Pubblichiamo di seguito il comunicato del Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua, in replica alle minacce di commissariamento da parte dell'assessore regionale Buscemi contenute nell'allegato articolo del Corsera di venerdì scorso.
Questo è quanto l'assessore Buscemi sostiene sul Il Corriere della Sera di venerdì 17 Agosto.
Ci consenta l'assessore, ma in queste sue affermazioni noi vi leggiamo tutto il ritardo irresponsabile della classe politica italiana.
Siamo di fronte ad una crisi idrica che in modo permanente ormai minaccia la regione e tutte le sue attività agricole industriali ed energetiche, il Po, i laghi e quello di Garda in particolare in agonia ad ogni estate, le reti idriche che perdono il 30% - 40% dell'acqua, problemi enormi d'affrontare nei prossimi decenni o sarà troppo tardi, che dovrebbero formare il centro della politica, non di una politica di destra di centro o di sinistra, ma della politica, dell'unica, sola e possibile politica da fare.
E invece il governo regionale, ma non solo, pensa che la risposta sia privatizzare il servizio idrico lombardo, consegnarlo alla speculazione finanziaria, alle fluttuazioni dei titoli in borsa, alle banche e pensa che lo si debba fare obbligando tutti gli enti locali, pensa che in simili condizioni d'emergenza, l'accesso all'acqua potabile debba avvenire attraverso il mercato speculativo e attraverso un atto di imperio nei confronti dei comuni, delle province e dei dei cittadini della Lombardia.
Perchè è di questo che si tratta.
Privatizzare "l'ultimo miglio" è privatizzare l'accesso all'acqua e quindi il diritto umano a bere, ad avere servizi idricie e depurazione delle acqua, la gestione dei tubi terminali, del contatore e della riscossione delle tariffe è esattamente questo e non si capisce perchè lo si debba fare, perchè abbiamo bisogno del mercato per gestire la riscossione delle bollette? perchè abbiamo bisogno di una multinazionale e quotare in borsa il terminale del tubo che porta l'acqua in casa?
Non c'è ragione alcuna assessore Buscemi, se non quella di costruire una mega SPA che gestisce e controlla tutti i servizi, dall'acqua ai rifiuti ai cimiteri, di diventare per dirla con il presidente dell'AEM anche noi predatori... scorazzando sul mercato speculativo mondiale, consegnando tutto il patrimonio pubblico a vecchi e nuovi "furbetti del quartierino" abdicando al proprio ruolo politico, liquidando ciò che all'inizio del secolo, altri politici altri amministratori e di tutti ogni parte politica con senso dell'etica e della missione pubblica, progettarono e con il concorso dei cittadini, con il lavoro e le capacità accumulate dai lavoratori delle aziende pubbliche costruirono e che oggi rischia di essere inesorabilmente disperso dalla privatizzazione obbligata.
Noi pensiamo che sindaci, presidenti provinciali, consigli comunali e provinciali siano l'ossatura della democrazia, che la gestione pubblica e partecipata dei beni comuni come l'acqua sia il fondamento della poltica.
Per questo consideriamo l'iniziativa autonoma dei molti sindaci lombardi di indire un referendum abrogativo della legge regionale lombarda che obbliga alla privatizzazione e con la quale si giustifica il commissariamento, una lezione di democrazia e un atto che rivitalizza e da nobiltà a quel "mestiere" della politica oggi tanto in crisi e tanto disprezzato.
Per il Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua,
Emilio Molinari
Bombe cluster: al bando solo se sostituite da armi simili
Il primo agosto, la Commissione Difesa della Camera ha emesso un "parere consultivo" favorevole sulla legge per la messa al bando delle munizioni a grappolo (cluster bombs), condizionandolo però ad una "definizione di munizione cluster" e soprattutto vincolando il proprio parere positivo "al reperimento dei fondi necessari per la distruzione degli stock esistenti" e, in caso di distruzione delle scorte, alla "sostituzione di queste munizioni con altri sistemi d’arma che assolvano le stesse funzioni" - informamo la Campagna Italiana contro le Mine e la Rete Italiana Disarmo. "Si tratta di una serie di premesse e condizioni che rischiano di rallentare l’iter di approvazione della legge" - denunciano la Campagna contro le Mine e la Rete Disarmo. Va ricordato che l’Italia è uno degli almeno 57 Paesi al mondo che hanno nei propri arsenali munizioni cluster, definizione che comprende sia le bombe d’aereo che munizioni più piccole d’artiglieria.
Intanto nei giorni scorsi la Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato, all’unanimità una Risoluzione in cui si “considera il Processo di Oslo il Foro multilaterale appropriato per il raggiungimento di uno specifico trattato per la messa al bando delle munizioni a grappolo”. Il “Processo di Oslo” avviatosi lo scorso febbraio su iniziativa del Governo norvegese, vede coinvolti circa 70 paesi impegnati nella conclusione di un trattato internazionale che metta al bando le cluster bombs entro il 2008. (Fonte: Unimondo)