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Caro-petrolio: il 20% dipende dalla speculazione
Riportiamo parte dell’interessante articolo di
Il petrolio sfonda i 100 dollari al barile e, sul banco degli accusati per questa corsa infinita, sale, dopo i petrolieri troppo avidi e i consumatori troppo voraci, un'altra categoria di colpevoli: gli uomini della finanza selvaggia, gli stessi che ci hanno regalato la crisi del credito esplosa questa estate. In realtà, l'aumento del prezzo del greggio non è frutto solo della speculazione finanziaria, ma la speculazione finanziaria vi gioca un ruolo di primo piano.
Da anni, ormai, hedge funds, finanziarie, banche d'investimento hanno scoperto quelli che, una volta, erano i sonnacchiosi mercati delle materie prime. All'inizio della scorsa estate, i soldi investiti in questi mercati da attori che nulla hanno a che fare con la loro lavorazione e vendita, erano pari ad oltre 100 miliardi di dollari, concentrati, almeno per la metà, sulla regina delle materie prime: il petrolio.
Da allora, il torrente è diventato un fiume: di fronte al collasso del ricco mercato dei derivati e alle difficoltà delle Borse, la finanza d'assalto si è riversata in massa, a caccia di guadagni facili, sui listini del greggio, del grano, dei metalli, come mostrano le impennate dei prezzi di queste settimane. Pronta a qualsiasi scommessa, almeno sulla
Speculare sul greggio è più facile e meno costoso che speculare sulle azioni. Quelle opzioni per il greggio a 200 dollari, costavano 30 centesimi al barile. Se poi il greggio, come è avvenuto, non raggiunge quel prezzo, si possono buttare nel cestino, senza altri costi o obblighi di comprare. Anche il future, che è un contratto dove c'è un effettivo impegno a comprare, è più economico, nel mondo delle commodities. Per avere 100 mila dollari di azioni a Wall Street è necessario mettere sul piatto 50 mila dollari in contanti o simili, il cosiddetto margine. Per comprare a termine - appunto il future - 100 mila dollari di greggio, basta anticiparne 5 mila ed essere pronti a rivendere il diritto a quel greggio il giorno successivo. E praticamente nessuno degli attori di questo mercato vedrà mai un barile.
Ognuno di questi strumenti finanziari ha una sua logica. Le opzioni sono, in realtà, una forma di assicurazione contro il rischio di una imprevista impennata o crollo dei prezzi. I futures servono a rendere più liquido il mercato e ad aumentare il numero dei partecipanti. Ma i guadagni che si realizzano sfruttando le oscillazioni dei listini e le aspettative che queste determinano sul prezzo finale arroventano i mercati.
Il punto chiave è che la speculazione può esercitare questo impatto sui prezzi, perché sotto c'è uno squilibrio effettivo fra domanda e offerta. Il presidente dell'Unione petrolifera, Pasquale De Vita, in sintonia con i paesi produttori dell'Opec, ha stimato che la speculazione pesi per il 20% sul prezzo del greggio. Ammesso che la stima sia attendibile, questo significherebbe che, senza speculazione, il greggio sarebbe, comunque, a 80 dollari al barile, quasi il triplo di tre anni fa. Dietro questa impennata, ci sono motivi noti: l'imprevisto boom di domanda di paesi come la Cina, il rarefarsi di scoperte significative di nuovi giacimenti.
Gli Ogm aumentano l'uso di pesticidi e non riducono la fame
Le coltivazioni transgeniche aumentano l'uso dei pesticidi e sono inefficaci nella lotta contro
In Brasile, l'uso del RoundUp (glifosato) è aumentato dell'80% nei soli quattro anni dal 2000 al 2004. Negli Stati Uniti, tra il 1995 ed il
In Argentina, la maggior parte della produzione transgenica viene inviata in Europa per alimentare il bestiame e negli Stati Uniti il 20% del mais modificato è destinato alla produzione di etanolo. Il mais resistente agli erbicidi della Monsanto, al contrario, produce tra il 5 ed il 10% in meno delle varietà tradizionali. Inoltre, il prezzo delle sementi biotecnologiche è aumentato per massimizzare i guadagni e gli agricoltori hanno sempre meno scelta, visto che quelle tradizionali stanno per essere eliminate. Tre su cinque dei paesi ai cui appartengono il 90% delle superfici seminate da prodotti transgenici si trovano in America Latina: Argentina, Brasile e Uruguay (gli altri due sono gli Stati Uniti ed il Canada). In Europa, invece, meno del 2% delle terre coltivate lo sono con prodotti transgenici, anche se le imprese del settore stanno provando in tutti modi a vincere la diffidenza della gente, e solo la Spagna continua ad investire negli Ogm. A beneficiare di tali produzioni sono soprattutto grandi aziende del calibro di Monsanto, DuPont-Pioneer, Syngenta e Bayer. (Fonte: Unimondo)
Spunta un elenco di italiani tra gli evasori in Liechtenstein
Se la Germania è sotto shock per lo scandalo dell’evasione fiscale che sta venendo a galla, l’Italia non si scompone più di tanto. Stando alle cifre, secondo il “Suddeutsche Zeitung” la cifra sottratta al fisco dovrebbe aggirarsi intorno a 3,4 miliardi di euro. Com’è noto a fornire alla magistratura tedesca l’elenco degli evasori è stato un ex dipendente della banca del Liechtenstein Lgt Group, Heinrich Kieber, al quale i servizi segreti hanno fornito una nuova identità, visto che nel materiale fornito apparirebbero anche i conti di molte organizzazioni criminali. Oltre ai 1.400 evasori tedeschi, dovrebbero esserci almeno 150 italiani, la cui lista è stata consegnata al vice-ministro dell'Economia Vincenzo Visco. La vicenda sta coinvolgendo le agenzie fiscali di 10 Paesi occidentali, oltre all'Italia anche Svezia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Canada, Usa, Svizzera, Australia e Nuova Zelanda. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel la documentazione metterebbe in luce circa 4.527 fondazioni e “istituti” (soggetti giuridici previsti dalla legislazione del principato), di cui 3.100 stranieri. Intanto l’amministratore delegato di Deutsche Post si è dimesso, dopo 18 anni al vertice della società, dopo aver visto il suo nome tra gli indagati. Unc osa impensabile in Italia. (Fonti: Corriere delle Sera, Il Sole 24 Ore)
Diga di Ilisu: scriviamo il nostro No a Unicredit
Ad Ankara una folta delegazione ha consegnato agli ambasciatori di Germania, Svizzera e Austria 1.300 lettere firmate da altrettanti cittadini a rischio sfollamento a causa della realizzazione della diga di Ilisu sul fiume Tigri, nel Kurdistan turco. Con tali lettere viene richiesto ai governi di questi paesi di ritirare le garanzie di credito già concesse dalle rispettive agenzie di credito all’export (ACE) nel 2007 alla austriaca Andritz AG, alla svizzera Alstom e alla tedesca Zueblin, imprese europee incluse nel consorzio che realizzerà l’opera. Tali garanzie sono state concesse nonostante i 150 punti critici individuati dalle stesse ACE, sulla base dei quali si dovranno apportare sostanziali modifiche al progetto, nel disperato tentativo di adeguarlo agli standard internazionali. Inoltre, i cittadini dell’area dichiarano che nel caso in cui la realizzazione del progetto Ilisu abbia luogo e le persone siano costrette a lasciare i luoghi d’origine, esse giungeranno in Germania, Svizzera e Austria e formuleranno richieste di asilo politico
Tale responsabilità ricadrà anche sul gruppo UniCredit che - attraverso la controllata austriaca Bank Austria Creditanstalt - contribuirà alla realizzazione dell’opera con un finanziamento di 280 milioni di euro. E’ per questo negli ultimi mesi un ampio cartello di associazioni italiane si è mobilitato affinché UniCredit esca dal progetto, così da scongiurarne la realizzazione.
Come ben evidenziato dai firmatari, tale progetto - se realizzato - porterebbe serie negative conseguenze alle loro esistenze, così come già sperimentato nel caso di altre dighe attive nel Kurdistan turco. Dichiarano, inoltre, che l’area - per migliorare le condizioni di vita di chi l’abita - non ha necessità di tale infrastruttura, ma piuttosto di investimenti per dare maggiore impulso ad un turismo ecologico e culturale, nonché all’attività agricola e all’allevamento.
Si ricorda che la diga di Ilisu - oltre allo sfollamento di più di 50.000 persone - sommergerà numerosi siti archeologi tra cui il sito Hasankeyf, cui l’essere considerato sito di importanza prioritaria dalla stessa Turchia non gli varrà
Vi invitiamo quindi a scrivere a Unicredit il messaggio che segue, da inviare a: info@unicreditgroup.eu
Vi scrivo per esprimere il nostro totale disaccordo, come Coordinamento Nord Sud del mondo, sul finanziamento di 280 milioni che il gruppo Unicredit intende concedere per contribuire alla costruzione della diga di Ilisu sul fiume Tigri, nel Kurdistan turco, per i motivi che certamente conoscete: il progetto è totalmente inadeguato agli standard internazionali e provocherà immensi danni ambientali, culturali e soprattutto umani (50mila sfollati senza compensazioni adeguate), oltre
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Regione Lazio: nel bando per la Tesoreria spuntano principi etici
La Giunta della Regione Lazio ha approvato i criteri per l'affidamento del servizio di tesoreria regionale, attraverso i quali sarà scelto l'istituto di credito che gestirà i flussi finanziari della Regione fino al 2012. Il servizio verrà affidato al soggetto che avrà conseguito il punteggio più alto in base a precisi elementi di valutazione. Le condizioni economiche peseranno fino a un massimo di 75 punti su 100. Il servizio inoltre dovrà essere svolto secondo principi etici, con particolare riferimento all'impegno di non far confluire i fondi regionali in gestione nei canali del commercio degli armamenti, nelle attività lesive della salute, dell'ambiente, dei minori e delle libertà civili. Le banche concorrenti dovranno presentare un progetto in cui siano evidenziati gli strumenti messi a disposizione della Regione per verificare in ogni momento l'adesione a tali principi etici.
Vuoi nascondere i soldi al fisco? Ti aiuta internet
Vuoi nascondere i soldi al fisco? Facilissimo, basta andare su internet e consultare uno dei tanti siti che spiegano per filo e per segno come aprire un conto in un paradiso fiscale. Basta poco: con soli 1.500 euro alcuni siti ti creano una società personale a Panama o nel Delaware. Oppure si possono contattare consulenti che offrono società già pronte e registrate presso le locali Camere di commercio, in Liechtenstein o Hong Kong. Addirittura è possibile avere doppi passaporti e schede telefoniche anonime. E poi consigli preziosi, per prendere la residenza all’estero e non lasciare traccia ad ogni prelevamento. Perché la Guardia di Finanza non fa una visita a questi intermediari telematici? Ogni anno sfuggono al fisco italiano almeno 270 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per sistemare scuole e ospedali e il fenomeno non riguarda solo i grandi della finanza. Naturalmente ci sono anche le banche: ormai è difficile trovare un istituto che non abbia le sue belle filiali in qualche piazza esotica o nel nord Europa, senza le quali sarebbe impossibile effettuare qualunque operazione di occultamento. Del resto non bisogna andare lontano, basta espatriare in Svizzera o al massimo in Irlanda. Google ad esempio operava in Italia attraverso una controllata di Dublino, dichiarando di svolgere nel nostro Paese solo un’attività marginale (cosa che consentiva all’azienda di presentare la dichiarazione dei redditi in Irlanda, molto più favorevole a livello fiscale). Fortunatamente la Guardia di Finanza di Milano non ci ha creduto e sta indagando la società con l’accusa di evasione fiscale per circa 250 milioni di euro. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 23/02/2008)
Il colosso del private equity Kkr rinvia il pagamento dei debiti
Kkr, uno dei maggiori colossi del private equity - termine con il quale si definiscono quei fondi che comprano aziende e le rivendono dopo averle spolpate come polli – ha rinviato i pagamenti di miliardi di dollari di debiti a breve termine, chiedendone la ristrutturazione (ossia la rinegoziazione delle scadenze e di altre condizioni). Il motivo è che dietro a tali debiti ci sono gli ormai famosi mutui subprime, quale forma di garanzia del debito stesso. E non è l’unico caso. Un altro campione del settore, Cerberus, ha deciso per lo stesso motivo di chiudere gran parte degli uffici dedicati ai prestiti auto negli Stati Uniti e in Canada, tagliando circa mille posti di lavoro. Anche la Gmac ha accumulato perdite per 2,3 miliardi di dollari registrate lo scorso anno, a causa di un passivo di 4,3 miliardi di dollari della divisione mutui. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 21/02/2008)
Crisi subprime: anche le banche italiane accusano il colpo
Il fenomeno mutui investe anche le banche italiane, che sembravano immuni dallo scossone proveniente dagli Usa. I crediti in sofferenza infatti sono aumentati dai 47,3 miliardi di euro di gennaio
Consorte e Sacchetti chiedono il patteggiamento
Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti chiederanno il patteggiamento per le accuse di truffa ai danni dello Stato e per una parte dell'appropriazione indebita, quella che riguarda i presunti 50 milioni sottratti a Hopa e Gp Finanziaria, nell'ambito del processo per la tentata scalata ad Antonveneta dell'estate 2005 da parte dell'allora Banca Popolare Italiana. Il patteggiamento richiesto è per un periodo inferiore a un anno. Quanto alle altre accuse invece - associazione a delinquere finalizzata all'aggiotaggio, riciclaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza del mercato – entrambi verranno giudicati con il rito ordinario, per dimostrare la loro innocenza. Consorte ha spiegato il cambio di strategia – e questa è forse la notizia più inquietante - dicendo che la continuazione del processo gli impedirebbe di lavorare per un nuovo gruppo, con cui già collabora dal lunedì al venerdì. (Fonte: Reuters)
M'illumino di meno: tutti sul carrozzone targato ENI?
Un grande successo, non c'è che dire. Ci sono proprio tutti: dalle associazioni ambientaliste (Legambiente e Wwf) ai parlamentari ecologisti - rigorosamente bi-partisan - da Banca Etica, ma c'è anche UBI Banca - ai comuni di mezz'Italia come quello di Samarate che ha invitato a partecipare il comune gemellato Yeovil (UK) ma ha dimenticato di estendere l'invito alla locale ditta promotrice del gemellaggio, la AgustaWestland, che invece continuerà a produrre a pieno ritmo, nonostante il temporaneo "oscuramento", i 51 elicotteri Mangusta recentemente commissionati dal governo turco, in barba agli appelli di Rete Disarmo.
E c'è anche IBM Italia, Fujitsu Siemens Computers, McDonald's Italia (sì avete letto bene), finanche la CIA - no, non quella americana ma
Ma l'ENI non è nel mirino delle associazioni per i rischi ambientali e sociali connessi all'esplorazione del giacimento del Kashagan fatto di un petrolio di qualità molto bassa e contenente nella sua parte gassosa oltre 40 sostanze tossiche, un'operazione che tra l'altro ha visto esplodere i costi da
Non è un discorso nuovo. Lo aveva già fatto lo scorso anno
Crediamo, invece, che sia tempo di accendere i riflettori dell'informazione e dell'intelligenza per non finire tutti oggi a saltare sul carrozzone sponsorizzato ENI - magari per proporre i nostri aperitivi rigorosamente sorseggiati al lume di candela - e domani ad invitare associazioni, Enti locali, Ong e movimenti a denunciare l'ennesima nefandezza targata Cane a sei zampe.
Giorgio Beretta, da Unimondo