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venerdì, 30 maggio 2008

Nucleare: Regione Lombardia pronta ad accogliere le centrali. Esulta A2A

La Regione Lombardia ha dato la disponibilità ad ospitare centrali nucleari, nei territori già compromessi dalla presenza di centrali termoelettriche, come Tavazzano. Si tratterebbe di centrali di “terza generazione”, che avranno gli stessi problemi di scorie delle due generazioni precedenti.  Ricordiamo che l’Italia deve ancora trovare un sito provvisorio per le scorie nucleari delle vecchie centrali, per poi passare ad un sito definitivo geologicamente stabile (che nessuno ha ancora trovato). Alla notizia, il vertice della multiutility milanese-bresciana A2A non ha nascosto l’entusiasmo, dichiarandosi pronti a contribuire. Un mutivo in più per cambiare fornitore per l’elettricità e soprattutto per non investire in titoli di quella società. Ma con tutta probabilità le azioni di A2A saliranno, poiché è noto che la finanza (la Borsa) cavalca e alimenta tutto ciò che è inutile e dannoso.

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aziende, economia italiana, economia internazionale, trasporti e mobilità

Gli hedge funds azionisti di 41 società italiane

54 hedge funds (fondi di investimento altamente speculativi) hanno investito in 41 società italiane, pari a 1,3 miliardi di euro. Tra le società entrate nell’orbita di questi fondi spiccano anche imprese blasonate come Impregilo (10,89% del capitale), Pianini Industria (10,33) e Ifi (10,09). Spesso gli hedge funds prendono di mira le società italiane per operazioni di puro trading, ma talvolta entrano stabilmente nel capitale delle società cercando di massimizzare il proprio investimento, attraverso iniziative di pressione sul management. E’ noto il caso ormai celebre di Algebris su Generali, ma tra gli attivisti non si può non possiamo citare il fondo Amber, che ha investito in Banca Popolare di Milano (2,16%), Pianini, Ifi e la multiutility bolognese Iride (2,6%). (Fonte: Affari & Finanza, 26/05/2008)

Postato da: robycuda a 15:13 | link | commenti (1)

martedì, 27 maggio 2008

Ritorno al nucleare. E il titolo Enel sale

A pochi giorni dall’insediamento il nuovo governo ha già sfoderato le sue armi migliori. Tra queste spicca il ritorno al nucleare. Prima ha parlato di atomo di “quarta generazione”, si cui non si sa ancora nulla ma che promette di moltiplicare la resa energetica e soprattutto di utilizzare nelle combustione le stesse scorie, che costituiscono uno dei principali problemi di questa fonte energetica. Ma siccome la quarta generazione non sarà operativa prima del 2025-2030, allora il minstro per lo sviluppo economico Claudio Scajola ha ripegato sulle centrali di “terza generazione”, che sostanzialmente ripropongono tutti i problemi del nucleare: enormi quantità di scorie radioattive per le quali non è stato trovato ancora un sito e una forma sostenibile di smaltimento, costi esorbitani di costruzione e gestione, che lo renderebbero ben poco conveniente, rischi per la sicuerezza, esaurimento dell’uranio nei prossimo 40 anni, che riproporrebbe una situazione simile a quella del petrolio. E pensare che ancora non abbiamo trovato un sitoprovvisorio per le scorie delle vecchie centrali italiane.

Aggiungiamo che studi dello stesso Ministero dell’ambiente mostrano che il 50% del petrolio utilizzato è costituito da sprechi. Nessuno che si interroga sull’impossibilità di aumentare i consumi nei prossimi decenno senza fa implodere il pianeta, tutti lobotomizati dall’ideologia della crescita infinita. In tutto ciò l’Enel naturalmente fa il suo gioco, affermando di essere già pronta a mettersi al lavoro, dando un’ulteriore spinta al titolo in Borsa, che insieme all’intero settore energetico non è mai stato così in salute. Ubs ha rafforzato il suo giudizio positivo su Enel, calcolando che ogni 1000 megawatt di potenza prodotta con energia nucleare comporta un aumento del valore nominale della società di circa 2 mi,liardi, con un beneficio ai valori attuali di 0,1 euro per azione. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

Postato da: robycuda a 09:25 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale

Terra Futura: dal Pil alla decrescita per sviluppo e benessere

"Bisogna smettere di conferire al Pil (Prodotto interno lordo) valenze che non gli appartengono: si tratta di un indicatore nato per misurare la produzione e l’efficienza di mercato. Esistono altri indicatori per misurare il benessere e la qualità della vita: usiamoli!". E' la dura critica che il presidente dell'Istat Luigi Biggeri ha rivolto oggi a economisti, sociologi e politici nell'ambito del convegno "Liberiamoci dal PIL" articolatosi lungo l’intera giornata di oggi a Terra Futura 2008, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale in corso alla Fortezza da Basso (Firenze) da ieri sino a domenica 25 maggio. "Ci sono numerosissimi indici proprio perché molti sono gli aspetti che si vogliono misurare. In più, Paesi diversi si sentono rappresentati da indicatori diversi, a iniziare da quelli in via di sviluppo: anche a livello internazionale noi statistici ci scontriamo contro muri e ostacoli, ed è questa oggi la sfida: arrivare ad indicatori condivisi, in cui la gente si riconosca" - ha continuato il presidente dell'Istat.

"Mercoledì prossimo presenterò come tutti gli anni la “Relazione sulla situazione economica del Paese” alla Camera dei Deputati – ha annunciato Biggeri – dove ripeterò quello che ho detto altre volte. Nel corso delle diverse legislazioni ho già richiamato all’attenzione dei Governi la povertà relativa: se ne è discusso un po’ e poi il silenzio. Ho portato all’attenzione i “jobless”, perché ci sono quasi 700 mila famiglie in Italia senza nessun occupato; ho portato all’attenzione il problema della casa per i giovani, che se vanno in affitto pagano anche 700 euro in media al mese. Mercoledì prossimo evidenzierò ancora una volta il problema dell’emigrazione: dall’analisi dei dati individuali su coloro che hanno chiesto il permesso di soggiorno, risulta che è molto alta la percentuale di quanti si sono ormai stabilizzati in Italia, con la famiglia, con il lavoro. I dati cioè dimostrano che se la società prende in considerazione azioni che possono servire per migliorare la situazione dei poveri e di chi si trova in situazioni di disagio, può rendere la nostra vita migliore. E io spero che questo avvenga anche con il contributo della statistica" - ha concluso Biggeri.

Sul bisogno di un sistema coerente di misurazione sono ritornati anche Mani Tese e la Coalizione Italiana Social Watch - organizzatori del convegno -, secondo i quali il ritardo dei Paesi (Italia in primis) nel raggiungimento degli Obiettivi della Campagna del Millennio dell’ONU dipende fra le altre cose dal fatto che non sappiamo misurare bene il benessere, che ogni Paese lo identifica in maniera diversa, e che tale valutazione dipende anche da chi la fa: economisti, statisti, sociologi. "Il rallentamento rispetto agli obiettivi osservato dall’Onu nel 2005 conferma quanto abbiamo sempre sostenuto - precisa Mariarosa Cutillo di Mani Tese/Social Watch - cioè che si deve riservare più attenzione ai diritti umani e alle politiche sociali, e questo riporta alla necessità di adottare gli indicatori che proponiamo ormai da anni".

Il Pil, inoltre, non fornisce alcuna indicazione rispetto alla distribuzione interna del reddito: questo l’aspetto sottolineato da Sabina Siniscalchi della Fondazione Culturale Responsabilità Etica. "Si sta ampliando il gap fra ricchissimi e poverissimi in Italia, con il quinto più abbiente del Paese che detiene il 39,1% della ricchezza, e il quinto più povero il 7,8%. Una situazione che, accanto alla riflessione sulla scarsità delle risorse, ci impone anche di continuare a fare pressione sulle istituzioni politiche per una più equa redistribuzione delle stesse".

Una parzialità, quella del Pil, che diviene evidente quando si usano altri indici di sviluppo, e allora le mappe del benessere dei Paesi vanno riscritte in maniera drastica: lo dimostra ad esempio il Quars (indice di qualità regionale dello sviluppo) elaborato da Lunaria, uno dei principali promotori della Campagna “Sbilanciamoci”. "Il Quars – spiega Tommaso Rondinella di Lunaria - valuta lo sviluppo di un territorio su misuratori altri: partecipazione democratica, salute, istruzione, educazione, qualità dell’occupazione e non più solo tasso di impiego, partecipazione democratica".

Secondo Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, l’idea di sviluppo passa anche attraverso il concetto di decrescita economica quale chiave della felicità e si realizza innanzitutto con «tecnologie che accrescano l’efficienza delle risorse diminuendo l’uso di materie prime, dunque efficienza energetica, riduzione dei rifiuti, coibentazione degli edifici. La seconda area di azione – prosegue - riguarda gli stili di vita, dunque le scelte di sobrietà, autoproduzione e riduzione degli scambi commerciali a parità dei servizi. Infine, fondamentale è il ruolo del governo locale, che deve agire attraverso delibere e atti dei consigli comunali, piani regolatori e energetici, ristrutturazione di edifici pubblici, regolamenti urbanistici".

Tutti d’accordo quindi che il Pil sia stato usato indebitamente, tanto da diventare l’indicatore di riferimento che è oggi. Un problema dai contorni culturali, che chiama in causa la coscienza della società, cui spetta l’attività di pressione sulle istituzioni affinché si riapproprino di una capacità di analisi che vada oltre il Pil come unica misura di sviluppo e crescita complessiva dei Paesi. Al convegno di oggi, inoltre, presenti anche Victoria Johnson di NEF/Happy planet index, Roberto Lorusso della Campagna “DePILiamoci”, Stefano Bartolini dell’Università di Siena, Leonardo Becchetti dell’Università di Tor Vergata/Presidente Comitato etico di Banca Etica, Nello De Padova del Movimento Decrescita Felice. (Unimondo)

Postato da: robycuda a 09:23 | link | commenti
opinioni, economia italiana, economia internazionale, trasporti e mobilità

venerdì, 23 maggio 2008

Clausole vessatorie: la Cassazione respinge il ricorso di Abi e Bpm

La Cassazione ha respinto il ricorso di Abi (Associazione Bancaria Italiana) e Banca Popolare di Milano contro la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva dichiaro la vessatorietà di oltre una trentina di clausole contenute in vari contratti bancari, vietandone l'utilizzo. L'azione era stata avviata grazie al ricorso delle associazioni Altroconsumo e Cittadinanzattiva.

La Corte d’Appello di Roma nel 2002 aveva giudicato abusive circa trenta clausole contenute nei formulari ABI e nei contratti di due banche, Fideuram e BPM, imponendo ai due istituti e all’ABI di eliminare tali clausole dai contratti, vessatorie per gli interessi dei consumatori. La sentenza d’appello confermava quella del Tribunale di Roma, che aveva accolto nel gennaio del 2000 il ricorso delle due associazioni dei consumatori.

Postato da: robycuda a 08:58 | link | commenti
aziende, economia italiana, banche e armi

mercoledì, 21 maggio 2008

Friends of the Earth: le banche Ue finanziano i devastanti “agrofuels”

Molte grandi banche d’affari europee stanno finanziando la rapida espansione del mercato degli 'agrocarburanti' (agrofuels) in America Latina: così facendo contribuiscono alla deforestazione, alla violazione dei diritti umani e alla messa in pericolo della sovranità alimentare. Lo denuncia un dettagliato rapporto reso pubblico oggi da 'Friends of the Earth Europe' (Foee) nel quale l'associazione chiede che gli istituti di credito cessino di sovvenzionare la produzione degli 'agrofuels'. Il rapporto ‘European financing of agrofuel production in Latin America’ (in .pdf) si sofferma in particolare sul ruolo che banche come Barclays, Deutsche Bank, BNP Paribas, Axa, HSBC, UBS e Credit Suisse hanno nell’investire miliardi di euro nella coltivazione e nel commercio di canna da zucchero, soia e olio di palma nei Paesi dell’america Latina. Un fattore spesso destabilizzante per il delicato ecosistema amazzonico, non tralasciando il fatto che troppo spesso le condizioni di lavoro nelle piantagioni sono bel al di sotto dei normali standard di lavoro accettati nel mondo. Va ricordato che il gruppo BNP Paribas è attivo in Italia grazie all'acquisizione della BNL che afferma dal 2005 di perseguire "iniziative finalizzate al miglioramento degli impatti ambientali, sia diretti che indiretti, derivati dalle attività svolte dalla Banca".

Oltre a citare diverse certificazioni e l'avvio di un progetto di studio congiunto BNL-Enea per l'adozione di soluzioni innovative per il risparmio energetico, BNL afferma che "per quanto riguarda i consumi energetici e le emissioni inquinanti, è ormai noto che i processi di trasformazione dell'energia, e in particolare l'utilizzo di combustibili fossili, implicano il rilascio nell'ambiente di sostanze che possono avere effetti negativi sull'ecosistema nel suo complesso e sul clima globale del pianeta". Ma sembra non conoscere il problema degli "agro-carburanti" che, oltre ad essere devastanti sull'ambiente, sarebbero tra l'altro anche all'origine dell'impennata dei prezzi delle derrate alimentari nei Paesi poveri come ha affermato recentemente il direttore generale dell Fao, Jacques Diouf. Proprio al tema "Sicurezza alimentare, clima e biocarburanti", la Fao terrà Roma una conferenza mondiale dal 3 al 5 giugno.

Intanto Friends of the Earth Olanda e alcune ong nigeriane hanno citato in giudizio la Shell per gli enormi danni provocati nel Delta del Niger dalle continue fuoriuscite di petrolio dai suoi giacimenti ed impianti. La corposa documentazione inerente al ricorso è stata presentata la scorsa settimana presso la sede della multinazionale anglo-olandese dagli avvocati dell’associazione ambientalista. "Qualora la causa dovesse essere istruita, sarebbe la prima volta che la Shell viene processata nel suo Paese di origine per violazioni ambientali commesse all’estero" - riporta la CRBM.

Secondo gli attivisti “la Shell conosce benissimo i problemi nel Delta del Niger ma fa ben poco per porvi rimedio, ovviamente per non dover far fronte ad una perdita economica”. La sussidiaria nigeriana della Shell riconosce l’esistenza di un problema legato alle condizioni degli impianti e delle pipeline, ma omette di rivelare che la bonifica del terreno nella maggior parte dei casi viene fatta in maniera superficiale lasciando residui velenosi nel sottosuolo e nelle falde acquifere. Le riserve di pesce nella regione del Delta del Niger si sono ridotte in maniera molto considerevole con profondi effetti negativi sulla vita della popolazione locale. (Unimondo)

Postato da: robycuda a 10:45 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale, banche e armi, trasporti e mobilità

lunedì, 19 maggio 2008

I mercati finanziari? Un mostro. Parola di Horst Kohler

“I mercati finanziari si sono sviluppati a tal punto da diventare dei mostri che ora devono assere domati”. Lo ha detto il presidente della repubblica tedesca, il democristiano Horst Kohler, in un’interviata a Stern. E ha aggiunto: “l’eccessiva complessità dei prodotti finanziari e la possibilità di organizzare con pochissimo denaro delle operazioni basate sulla leva finanziaria hanno permesso al mostro di crescere (…). Il settore finanziario non ha quasi più contatti con l’economia reale”. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 15/05/2008)

Postato da: robycuda a 09:45 | link | commenti
opinioni, economia italiana, economia internazionale

giovedì, 15 maggio 2008

Carovita: brevi dall’Africa

Mozambico - L'aumento di prezzo dei generi alimentari, raddoppiato in pochi mesi, ha gravissime ripercussioni per l'economia dell'Africa, in particolare per le nazioni più povere; lo afferma la Banca per lo sviluppo dell'Africa in un rapporto dal titolo "Africa economic outlook" diffuso in vista dell'incontro annuale che comincerà a Maputo dopodomani.

Nigeria – Nel 2007 sono stati spesi in tutto 348 miliardi di naira, poco meno di due miliardi di euro, per l'importazione di generi alimentari, secondo cifre diffuse dal ministero dell'Agricoltura; in particolare 32 miliardi di naira (174 milioni di euro) per importare il 36% del fabbisogno nazionale di riso e 120 miliardi (650 milioni di euro) per il 99% cento dello zucchero necessario. Anche il 66% del pesce e il 99% della farina indispensabile per il pane devono essere importati.

Senegal – Circa 67 tonnellate di riso sovvenzionato dallo stato sono state sequestrate a Rosso, nel nord del paese, a due commercianti che avevano intenzione di rivenderlo in Mauritania. Il riso si trova adesso nei depositi del Servizio regionale del commercio di Dakar, mentre i due mercanti sono stati arrestati.

Madagascar – L'esportazione di riso è stata temporaneamente sospesa dal governo, a causa della crisi alimentare mondiale. Il governo ha anche annunciato di aver destinato 30 milioni di dollari a favore di 48.000 piccole imprese nelle cinque regioni agricole del paese. (Misna)

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economia internazionale

Aig: rosso di 7,81 miliardi. Citigroup a -40 miliardi

Anche i ricchi piangono. Aig, il primo gruppo assicurativo a livello mondiale, ha chiuso il primo trimestre 2008 con una perdita lorda di 7,81 miliardi di dollari, a fronte di un utile di 4,13 miliardi nei primi tre mesi del 2007, ben oltre le aspettative degli analisti. La causa è da ricercare nei 9,11 miliardi di dollari di svalutazioni legate alle operazioni in derivati, sulle quali ha inciso pesantemente la crisi immobiliare. Gli investimenti del gruppo hanno registrato nel complesso una perdita di 6,82 miliardi di dollari. Per Aig si tratta del secondo trimestre in rosso, dopo la perdita di 5,29 miliardi di dollari negli ultimi tre mesi del 2007. Ancora peggiore la situazione delle più grande banca del mondo, Citigroup, che dall’inizio della crisi dei subprime ha accumulato perdite e svalutazioni per circa 40 miliardi di dollari, di cui 5,1 nel primo trimestre di quest’anno. (Fonte: La Repubblica, 10/05/2008)

Postato da: robycuda a 09:19 | link | commenti
aziende, economia internazionale, banche e armi

I fondi sovrani nel Gruppo Generali

Dal verbale dell'assemblea del 26 aprile emerge un lungo elenco di fondi sovrani nel capitale di Generali, tra cui il Kuwait fund for arab economic development, la Bank of Botswana, il Brunei investment service, il fondo Government of Singapore investment, il fondo pensione di Abu Dhabi, fino al Ministero delle finanze del Kazakhstan. Inoltre un grande gestore di fondi per le grandi istituzioni internazionali come State Street ha triplicato la sua quota arrivando all'1,16%. (Fonte: Corriere della Sera, 10/05/2008)

Postato da: robycuda a 09:15 | link | commenti
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