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martedì, 06 maggio 2008

Crisi alimentare: a guadagnarci non sono i contadini

Mentre l’India propone di mettere al bando le contrattazioni sui futures delle commodities alimentari, per frenare la speculazione che sta affamando i Paesi più poveri, continua il dibattito sulle cause e gli effetti dell’attuale crisi alimentare. Il Corriere Economia di ieri ha mostrato gli utili delle grandi multinazionali del settore agrolimentare, cresciuti come non mai negli ultimi mesi: +70% nel 2007 per il colosso americano Cargill (prodotti agroalimentari), +100% per il gruppo canadese Potash Corporation (fertilizzanti), +6% nei primi tre mesi dell’anno per Nestlè, solo per citare alcuni grandi marchi. Le imprese, in altre parole, hanno scaricato sui consumatori l’aumento dei prezzi ben oltre il dovuto. Intanto altri 100 milioni di abitanti sono scivolati nella povertà estrema, portando a quota 1 miliardo e 200 milioni le persone che vivono con meno di un dollaro al giorno. Di seguito riportiamo stralci di un lungo comunicato del 24 aprile scorso di Via Campesina, che contribuisce a chiarire le idee su alcuni aspetti della crisi in corso.

“Spesso al riparo dai dibattiti pubblici, la speculazione è una delle principali cause dell’attuale crisi alimentare. (…) Sebbene la domanda sia cresciuta leggermente più della produzione, le politiche nazionali e internazionali sono perfettamente in grado di gestire la situazione e assicurare prezzi stabili per produttori e consumatori. (…) Le multinazionali e gli analisti tuttavia si aspettano che le terre saranno utilizzate sempre più per produrre biocarburanti e che aumenterà la domanda dei paesi asiatici, così acquistano grandi aree agricole espellendo i piccoli coltivatori. Sulla base di tali previsioni, le grandi imprese stanno manipolando il mercato. I trader hanno tolto dal mercato grandi stock di generi alimentari, per fare crescere ulteriormente i prezzi e aumentare i profitti. In Indonesia, durante l’aumento dei prezzi della soia nel gennaio 2008, la Cargill Indonesia conservava circa 13.000 tonnellate di soia nei propri magazzini in Surabaya, in attesa che il prezzo salisse. In molte città i grandi supermercati hanno aumentato i prezzi molto di più rispetto all’incremento dei prodotti agricoli. (…)

Mentre dunque gli speculatori guadagnano, molti contadini e agricoltori non beneficiano dell’attuale aumento dei prezzi. Crescono i volumi, ma i benefici del raccolto spesso non finiscono nelle loro mani: sono già andati ai finanziatori, alle grandi compagnie o direttamente ai trader. Sebbene i prezzi siano cresciuti su alcuni cereali, la crescita è modesta se paragonata a quella registrata sui mercati mondiali e sopportata dai consumatori. Se il cibo proviene dal mercato domestico, di norma i benefici degli alti prezzi vanno alle compagnie o agli intermediari che comprano i prodotti dagli agricoltori e li rivendono a prezzi maggiorati. Se poi il prodotto arriva dal mercato internazionale, questo meccanismo è ancora più chiaro, dal momento che il mercato è controllato dalle multinazionali. Esse stabiliscono a quale prezzo acquistare le merci nei paesi di provenienza e a queli prezzi rivenderle ai paesi importatori. Sebbene in alcuni casi i prezzi possano salire anche alla fonte, la maggior parte va altrove. Nel settore caseario e dell’allevamento, ad esempio, l’aumento dei costi di produzione (foraggio e petrolio) ha provocato una diminuzione dei redditi degli agricoltori, nonostante l’aumento dei prezzi al consumo. (…)

I lavoratori rurali inoltre devono comprare cibo e non hanno accesso a quello che producono e ciò li rende particolarmente vulnerabili alla crisi. (…) I produttori di olio di palma, ad esempio, non hanno affatto beneficiato dell’auemento del prezzo dell’olio alimentare nel 2007, avendo ricevuto solo le briciole dai grossisti. Molti lavorano a contratto per grandi aziende dell’agrobusiness e questo impedisce loro di produrre cibo per le proprie famiglie, dovendo coltivare in grandi monoculture prodotti come canna da zucchero, olio di palma, caffè, te e cacao. Ciò significa che a fronte di piccoli aumenti, gli agricoltori dovranno poi sostenere prezzi molto più alti quando andranno a comprare cibo. Un meccanismo che sta aumentando la povertà per molte famiglie”. L’articolo completo (in inglese) è su:

http://www.viacampesina.org/main_en/index.php?option=com_content&task=view&id=525&Itemid=1

Postato da: robycuda a 16:43 | link | commenti
aziende, economia italiana, economia internazionale


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