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Consorte e Sacchetti chiedono il patteggiamento
Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti chiederanno il patteggiamento per le accuse di truffa ai danni dello Stato e per una parte dell'appropriazione indebita, quella che riguarda i presunti 50 milioni sottratti a Hopa e Gp Finanziaria, nell'ambito del processo per la tentata scalata ad Antonveneta dell'estate 2005 da parte dell'allora Banca Popolare Italiana. Il patteggiamento richiesto è per un periodo inferiore a un anno. Quanto alle altre accuse invece - associazione a delinquere finalizzata all'aggiotaggio, riciclaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza del mercato – entrambi verranno giudicati con il rito ordinario, per dimostrare la loro innocenza. Consorte ha spiegato il cambio di strategia – e questa è forse la notizia più inquietante - dicendo che la continuazione del processo gli impedirebbe di lavorare per un nuovo gruppo, con cui già collabora dal lunedì al venerdì. (Fonte: Reuters)
Acqua: gli indici di Abn e Société Générale
Per favorire i risparmiatori che vogliono investire/speculare sull’acqua, Abn Amro ha messo a punto un indice, l’Abn Water, che include le 10 principali imprese del settore a livello globale, tra cui spiccano nomi come Veolia (Francia), Pennon Group e Northumbrian Water (Uk), Geberit (Svizzera) e Pentair e Index (Usa). Nel primo anno l’indice ha messo a segno un rendimento superiore al 30%. Anche Société Générle ha messo punto il suo indice, il World Water total return index (Wowax),composto da 19 società del comparto. (Fonte: CorriereEconomia, 14/05/2007)
Abn Amro: la scalata di Royal Bank of Scotland costerà 34 mila posti
L’eventuale acquisizione di Abn Amro da parte del consorzio guidato da Royal Bank of Scotland costerà 34 mila posti di lavoro su scala mondiale, una cifra superiore ai 12.800 annunciati per l'accordo di fusione con Barclays. Lo sostiene il sindacato olandese 'De Unie'. (Fonte: 24Ore Economia, 09/05/2007)
Ancora Abn e l’arroganza degli azionisti-speculatori
Riportiamo di seguito una nota della Fiba Cisl sul caso Abn
E’ noto che la cordata Royal Bank of Scotland (Rbs) con Santander e Fortis ha lanciato un’offerta indicativa da 72,2 miliardi di euro per Abn ( il 13% in più di quanto proposto nei giorni scorsi dalla Barclays). Nell’offerta, però, è insita una condizione fondamentale: la rescissione del contratto di vendita della controllata americana di Abn “LA SALLE” a Bank of America. Una offerta, comunque, che ha messo in difficoltà il management che aveva, invece, accolto l’offerta di acquisto avanzata a suo tempo dalla citata banca londinese.
Questo l’antefatto. Nella giornata del 26 aprile, durante l’assemblea degli azionisti di Abn, dette difficoltà sono emerse platealmente quando circa il 68% dei soci ha approvato una mozione presentata da uno dei fondi presenti, il Tci, a favore della vendita “spin-off” finalizzata appunto a massimizzare il valore per gli azionisti (una vendita, cioè, cosiddetta a “spezzatino” del gruppo Abn, che poi era quanto voluto dalla citata cordata).
Dunque tutto in alto mare rispetto al possibile approdo di Abn e delle sue partecipazioni, ivi, comprese il 100% di Antonveneta e circa il 9% di Capitalia. Una battaglia che si può immaginare ancora lunga e che nello stesso tempo costituisce un precedente dai risvolti imprevedibili. Infatti, da oggi in poi tutte le banche europee ritenute non sufficientemente redditizie, su iniziativa dei fondi speculativi e degli stessi azionisti in generale, possono rischiare una forte contrapposizione fra questi ed il management.
Da questa esperienza è possibile trarre una morale sulla quale il Sindacato sta già riflettendo. Aziende come le banche, per la loro alta funzione sociale connessa all’economia generale, possono essere condizionate esclusivamente dagli azionisti che puntano alla immediatezza dei risultati in barba a qualsivoglia visione prospettica di più ampio respiro? Non è peregrino pensare che su partite di tale portata il dibattito deve essere ampio e coinvolgente; e chi ha orecchie per intendere, intenda.
Abn Amro: 1 miliardo di euro per Sakhalin II
Mentre Royal Bank of Scotland, Banco Santander e Fortis annunciano l’intenzione di lanciare un'Opa ostile su Abn Amro al prezzo di 72,2 miliardi di euro, The Moscow Times ha rivelato il 26 aprile scorso che la stessa Abn Amro e Societe Generale, hanno concesso un finanziamento di 1 miliardo di euro a testa a favore di Gazprom, controllata dal governo russo, per l’acquisto della quota di controllo nel progetto Sakhalin II, al centro delle contestazioni in tutto il mondo per il forte impatto sociale e ambientale. Abn Amro, Royal Bank of Scotland e Barclays (altra contendente per l’acquisto della banca olandese) sono tra i firmatari Equator Principles, che impegnano gli istituti a precise regole di responsabilità sociale e ambientale nell’erogazione dei finanziamenti. (Fonte: Banktrack, www.banktrack.org)
Il Financial Times assegna premio-farsa alle banche più responsabili
Il Financial Times e l’International Finance Corporation hanno assegnato il 2007 FT Sustainable Banking Awards, riconoscimento a favore delle banche che hanno dimostrato capacità di gestione e innovazione “nell’integrazione di obiettivi sociali, ambientali e di corporate governance nella propria attività”. Quanto siano fasulli tali premi lo dimostrano le prime cinque banche vincitrici: Abn Amro, Barclays, HSBC, Standard Chartered Bank e Bank
Fusione Barclays e Abn Amro: sindacati preoccupati per Antonveneta
Di seguito il comunicato dei sindacati confederali del 22 marzo scorso sulla possibile fusione Barclays e Abn Amro.
Barclays e Abn Amro hanno accelerato il negoziato finalizzato ad una possibile fusione ed hanno anche trovato un accordo sulla governance con la correlata distribuzione degli “incarichi”.
Tale decisione, oltre a scatenare il gossip sui probabili nuovi scenari del risiko bancario nazionale, suscita serie e motivate preoccupazioni circa il futuro di Antonveneta.
Non rassicura in tal senso il messaggio dell’A.D. Groenink ai dipendenti del Gruppo dove si conferma che “stiamo entrando in un periodo incerto” e si richiede “la focalizzazione sui nostri clienti e sui nostri obiettivi”.
Antonveneta, uscita da una prolungata e sfibrante battaglia per gli assetti proprietari, sta attraversando una intensa fase di ristrutturazione che discende da un piano industriale varato da pochissimo tempo e che prevede scorpori consistenti ed un impegnativo ridisegno dell’attività della banca.
E’ evidente che non è possibile prolungare uno stato di precarietà e di incertezza ed occorrono in tempi brevi indirizzi chiari e convincenti sul futuro di Antonveneta nel nuovo mosaico proprietario.
Nell’attesa di ricevere tali risposte dall’A.D. dott. Montani, ribadiamo la nostra più ferma intransigenza a soluzioni pasticciate e che non pongano al primo posto la salvaguardia dei livelli occupazionali e la valorizzazione della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori.
Filippine: società civile contro progetto minerario devastante, ma le banche lo finanziano
Le organizzazioni ambientaliste filippine e internazionali stanno aumentando la pressione sul controverso progetto minerario di Rapu Rapu, gestito dalla compagnia australiana Lafayette,e considerato in piena violazione dei minimi requisiti di salvaguardia ambientale e di rispetto dei diritti delle comunità locali. Tra le realtà in prima fila per denunciare l’inadeguatezza dell’opera c’è anche Banktrack, il network di Ong, di cui fa parte anche Crbm, che si occupa di monitorare l’operato dei più grandi istituti di credito internazionali. Secondo fonti della società civile filippina e internazionale le banche che finanziano Rapu Rapu, tra cui ci sono l’australiana Anz Investment Bank, la NM Rothschild and Sons del Regno Unito e la filiale australiana dell’Abn Amro, la Bank NV, violerebbero le linee guida socio-ambientali che invece hanno più volte dichiarato di voler abbracciare. (Fonte: Crbm, www.crbm.org)
Speculare sull’acqua oggi è alla portata di tutti, con Abn Amro
Speculare sull’acqua oggi è alla portata di tutti, con Abn Amro. Potrebbe essere questo lo slogan del nuovo prodotto finanziario di Abn Amro quotato sulla Borsa italiana, un “certificate” che investe sulle aziende che operano nel settore idrico (presenti nell’indice S&P Custom/Abn Amro Total Return Water Stocks Index). Chi compra questo prodotto, in altre parole, compra azioni e obbligazioni di imprese che gestiscono le risorse idriche in giro per il mondo. Secondo alcuni studi il mercato dell’acqua potrebbe attirare investimenti tra i 75 e 180 miliardi di dollari entro il 2025. Questo significa che i i profitti attesi sono molto alti e i risparmiatori che hanno in cassa titoli di queste aziende potrebbero prendersi la loro bella fetta. Ma vale anche il ragionamento inverso. Per attirare i risparmiatori queste aziende dovranno mostrare guadagni sempre più alti, quindi spremere le risorse idriche dei paesi in cui operano, aumentare le tariffe agli utenti, tagliare le spese “improduttive” (ad es. il servizio alle zone povere o lontane) o ridurre gli investimenti per il miglioramento o la manutenzione della rete. Sempre che le comunità locali non decidano di riprendersi il controllo di questa risorsa vitale, come sta accadendo in molto Paesi. (Fonte: Corriere Economia)
Banche sostenibili: le ong contestano i premi del Financial Times
Doverse Ong internazionali, tra cui l’italiana Crbm – Campagna per la riforma della Banca mondiale, che conducono campagne sugli istituti di credito privati hanno contestato oggi a Londra, di fronte alla sede del Financial Times, i premi per le banche che hanno operato in maniera sostenibile. Il “Sustainable Banking Award” è infatti promosso dal quotidiano economico inglese. La protesta è stata indetta per l’inadeguatezza della lista dei possibili vincitori, tra cui è presente la ABN Amro, banca che partecipa al finanziamento del progetto estrattivo Sakhalin II in Russia. Un’opera che, se realizzata, metterebbe in serio pericolo l’ecosistema delle ultime balene grige presenti nell’emisfero occidentale. Ma nella lista “dei buoni”, o presunti tali, non c’è solo l’ABN Amro. Troviamo anche la banca francese Calyon, impegnata a sostenere il contestatissimo progetto di cartiera di Botnia, in Uruguay.
Come spesso accade in questi contesti, non è stata condotta nessuna consultazione con le numerose realtà della società civile che da anni si battono contro la realizzazione di tali opere, offrendo numerose proposte atte a introdurre dei cambiamenti strutturali nel modo in cui viene gestito il settore finanziario a livello globale.
“Conferire dei riconoscimenti a banche che, per esempio, intendono finanziare la distruzione di fiumi o del Mar Artico ci sembra un pessimo segnale” ha dichiarato