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giovedì, 06 settembre 2007

Ecco come Euronics prende in giro l’ambiente e… i suoi clienti

dal blog http://senzanome.leonardo.it/blog

Che il motto “noi rispettiamo l’ambiente” fosse ormai la forza motrice anche delle più scadenti campagne pubblicitarie già lo sapevamo:  le grandi, le medie e persino le piccole imprese hanno cominciato da tempo a sfruttare, anzi ad abusare, della neonata passione del popolo italiano per l’ambiente e la sua salvaguardia. È il cosiddetto “business ecologico”, quello che fa aumentare i profitti nel nome dell’ecologia, ma distrugge l’ambiente affermando di salvarlo.

 

Dopo i casi come ENI ed ENEL è arrivato il momento anche di Euronics (info@euronics.it), che da qualche settimana sta distribuendo volantini pubblicitari assai particolari dal titolo "Fai il PIENO gratis". La particolarità di questi volantini è dovuta alla loro palese incoerenza: in prima pagina, nell’angolo basso sinistro, è riportata, su sfondo bianco, la dicitura “Euronics è attenta all'ambiente. La carta di questo volantino proviene da foreste gestite in modo ecologicamente compatibile: per ogni albero abbattuto, due nuovi alberi piantati”; sulla stessa pagina, ma nell’angolo opposto è riportata invece, sotto al prezzo di un frigorifero Whirlpool, la dicitura (evidenziata, a caratteri grandi, in maiuscolo e grassetto): “GRATIS 56 LATTINE DI COCA-COLA”, sponsorizzando, quindi, e incentivando l'utilizzo di questa bevanda.

 

Un momento. Coca-Cola? Sì, proprio Coca-Cola. Esattamente la bibita che secondo La Nuova Ecologia, il quotidiano di Legambiente, dovrebbe essere bandita per tutelare la salute dei cittadini e dell'ambiente, in quanto rientra a pieno titolo tra i prodotti tossici o pericolosi.

 

“Il 22 agosto 2006 – come riporta La Nuova Ecologia – la campagna Coke Pepsi quit India (Coca e Pepsi lascino l'India) ha organizzato una speciale giornata di mobilitazione. Gli stati di Karnataka, Madhya Pradesh, Gujarat e Rajasthan hanno proibito queste bevande nelle scuole e nelle mense del governo. In India, insomma, si stanno creando delle zone "libere" da Coca e Pepsi. I motivi? Una serie di ragioni di ordine ambientale e sanitario molto consistenti. Ogni impianto di Coca o di Pepsi "beve" tra uno e due milioni di litri d'acqua al giorno, e in India di questi impianti ce ne sono 90, con un prelievo idrico quotidiano tra i 90 e i 180 milioni di litri. Con tali quantità di acqua si potrebbero soddisfare le esigenze idriche di milioni di persone. Per produrre un solo litro di bevande come la Coca e la Pepsi, invece, vengono inquinati circa dieci litri di acqua potabile. Nei reflui di questi impianti il Pollution control board del Kerala ha rilevato alte concentrazioni di cadmio e piombo. È scientificamente dimostrato che esposizioni al cadmio protratte nel tempo possono causare disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il piombo invece danneggia il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il sistema cardiovascolare. Le donne di un piccolo borgo del Kerala sono riuscite a far chiudere un impianto della Coca Cola. «Quando bevi Coca Cola, stai bevendo il sangue delle persone» ha dichiarato Mylamma, fondatrice del movimento anti Coca Cola a Plachimada. L'impianto di Plachimada rappresenta un caso ormai storico ed emblematico. Era stato progettato nel marzo del 2000 con l'obiettivo di produrre ogni giorno 1.224.000 bottiglie di Coca Cola e ottenne la licenza per installare una pompa. Ma iniziò, anche, a estrarre illegalmente milioni di litri di acqua potabile. Secondo la gente del luogo, l'impianto pompava almeno un milione e mezzo di litri al giorno. Il livello della falda iniziò ad abbassarsi vertiginosamente, passando da 150 a 500 metri di profondità. I contadini e gli abitanti dei villaggi denunciarono il fatto che non riuscivano più a mettere da parte l'acqua necessaria perché continuavano a spuntare nuovi pozzi, con gravi impatti sul raccolto agricolo. Quando le accuse furono confermate dal fatto che l'azienda non era in grado di fornire un rapporto dettagliato richiesto dalle autorità locali, fu mandata un'ingiunzione a comparire in tribunale e la licenza fu revocata. A quel punto la Coca Cola provò, senza riuscirci, a corrompere il presidente del Panchayat, A. Krishnan, offrendogli 300 milioni di rupie. Ma la Coca Cola non si limitava a rubare l'acqua alla comunità locale: quella che non prendeva, la inquinava. L'azienda infatti ha depositato del materiale di scarto nei pressi dell'impianto che, durante la stagione delle piogge, si è disperso nei campi, nei canali e nei pozzi. Dopo che ben 260 pozzi messi a disposizione dalla pubblica autorità come sorgenti di acqua potabile per la popolazione si erano esauriti, la Coca Cola li ha utilizzati come deposito per le sue acque di scarto di lavorazione. Nel 2003, l'ufficiale medico distrettuale ha informato la popolazione di Plachimada del fatto che la loro acqua non era più potabile. Le donne, che già avevano notato che l'acqua della zona non era più sana, dovevano quindi camminare per miglia per raggiungere fonti di acqua potabile. Insomma, la Coca Cola aveva creato una penuria di acqua in una zona tradizionalmente ricca di risorse idriche, scaricando acque reflue che contenevano alte concentrazioni di piombo, cromo e cadmio.  Esiste solo un'unica è chiarissima regola per quanto riguarda la questione dell'utilizzo delle risorse idriche: il fondamentale diritto umano all'acqua potabile, pulita e sicura non può essere violato. Mentre la Coca Cola e la Pepsi lo stanno violando.”

Alla luce di queste informazioni ci chiediamo onestamente se Euronics, che “rispetta l’ambiente” ma non se ne ricorda, vorrà porre in qualche modo rimedio alla spiacevole… ""dimenticanza"", magari chiedendo scusa ai suoi clienti per aver tentato di prenderli in giro.

Postato da: robycuda a 08:43 | link | commenti (2)
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sabato, 21 aprile 2007

India: Coca Cola finanzia l’accesso all’acqua, intanto la sottrae per produrre la bibita

Ormai siamo al paradosso. Coca Cola ha siglato un accordo con United Nations Human Settlements Programme (Un-Habitat) che prevede la collaborazione in progetti per migliorare l’accesso all’acqua delle comunità in India e Nepal. Tra questi la fornitura di acqua a 150 scuole nello stato indiano del West Bengal state. Il paradosso sta nel fatto che per migliorare l’accesso idrico basterebbe interrompere l’estrazione di acqua per imbottigliare Coca Cola. Il 22 marzo scorso infatti, più di 40 persone che protestavano contro le attività della Coca-Cola in India sono state arrestate dalla polizia della capitale indiana New Delhi. I manifestanti, in occasione delle giornata mondiale sull’acqua, chiedevano alla Commissione di Pianificazione (presieduta dal Primo Ministro Indiano Manmohan Singh) di prendere contromisure immediate per frenare la grave carenza idrica subita dalle comunità in tutta l’India a causa del prelievo di acqua di falda da parte della Coca-Cola e della Pepsico. Le attività della multinazionale in India sono attualmente oggetto di scrupolosi esami, in seguito alle denunce delle comunità di gravi carenze idriche e inquinamento delle falde e dei terreni. (Fonti: http://www.un.org/; www.IndiaResource.org)

Postato da: robycuda a 17:58 | link | commenti
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giovedì, 08 marzo 2007

ALZIAMO IL VELO SU COCA COLA: ACCUSE DI DIRITTI UMANI VIOLATI, REPRESSIONE SINDACALE E INQUINAMENTO. SINDACALISTI, SOCIETA’ CIVILE E ISTITUZIONI SI INCONTRANO A MILANO

Milano, 8 marzo 2007 - Coca Cola è accusata di calpestare gravemente i diritti dei lavoratori, di repressione sindacale, di inquinamento e impoverimento delle falde acquifere in molte parti del mondo. In Colombia nel 2004 una Commissione d’inchiesta indipendente di New York registrò 179 gravi violazioni dei diritti umani, tra cui 8 sindacalisti assassinati, 48 costretti a fuggire dai luoghi d’origine, 69 minacciati di morte e 3 incarcerati per false accuse.

Per questo il 22 luglio 2003 il Sinaltrainal, il sindacato colombiano del settore alimentare, lanciò una campagna internazionale di boicottaggio su tutti i prodotti Coca Cola, ormai estesa a molti paesi: Usa, Gran Bretagna, India, Brasile, Australia, Spagna, Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Messico, oltre che Italia e Colombia. Ad essa hanno aderito nel nostro Paese anche la Fim-Cisl e numerose amministrazioni locali, che hanno deciso di eliminare i prodotti della multinazionale da locali pubblici e scuole.

Anche il Tiaa-Cref, compagnia assicurativa di New York che gestisce 8 miliardi di dollari di fondi pensione, ha ceduto recentemente tutte le azioni Coca Cola in suo possesso, per protestare contro le politiche spregiudicate della multinazionale. Intanto le violazioni sindacali continuano, come conferma il rapporto 2006 dell’Icftu, la Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi. L’azienda da parte sua respinge ogni responsabilità, ma continua a rifiutare una Commissione di inchiesta indipendente che indaghi sulle vicende colombiane.

Ma Coca Cola è al centro di mobilitazioni in diversi Paesi anche per sfruttamento indiscriminato delle falde acquifere e inquinamento, per comportamenti violenti e corruzione. In India ad esempio è accusata di vendere bibite contaminate da pesticidi e altri inquinanti chimici, nonché di aver sottratto acqua alle popolazioni locali e all’agricoltura (ogni litro di bibita richiede l’uso di 4 litri d’acqua, pagata a prezzi irrisori).

I consumatori e i cittadini e le stesse amministrazioni pubbliche, possono fare molto per stimolare comportamenti più responsabili dal punto di vista sociale e ambientale, anche da parte di multinazionali come Coca Cola. Questo può avvenire attraverso campagne di pressione e boicottaggio, ma anche con l'applicazione - da parte delle pubbliche amministrazioni - di regole etiche nel selezionare sponsorizzazioni e appalti pubblici che favoriscano le aziende corrette, responsabili e trasparenti.

Di tutto questo si discuterà a Milano venerdì 16 marzo 2007, alle ore 20,30, presso le Acli, in via della Signora 3 (MM San Babila o Duomo), nel corso dell’incontro dal titolo “Coca Cola: i diritti negati”. Interverranno:

Sandra Cangemi - Coordinamento Nord Sud del Mondo (La campagna Reboc - Rete boicottaggio Cocacola e la vicenda Mtv-CocaCola).

Cristobal Silva González - Istituto Nazionale Sindacale della Colombia (I misfatti di Coca Cola e la guerra contro i sindacalisti in Colombia);

Andrea Ferrari Toniolo - Ufficio Internazionale Fim-Cisl (L’indagine Icftu sugli abusi di Cocacola nel mondo);

Mariarosa Cutillo - Campagna Meno Beneficenza Più Diritti (La responsabilità sociale delle imprese);

Irma Dioli - Assessore alla Pace e Cooperazione Provincia di Milano (Diritti umani ed imprese);

Organizzano: Coordinamento Nord Sud del Mondo, Campagna Meno Beneficenza Più Diritti, Cric.

Postato da: robycuda a 11:15 | link | commenti
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martedì, 12 dicembre 2006

I disastri di Coca Cola in India

di Vandana Shiva

In una democrazia, la messa al bando di prodotti o attività pericolose è una delle fondamentali espressioni della libertà e della tutela dei diritti dei cittadini. Alcuni divieti, infatti, sono strumenti indispensabili per proteggere la popolazione dai rischi che minacciano la salute pubblica e l'ambiente. È per questo, ad esempio, che è stato proibito il fumo nei locali pubblici. È per questo che il Protocollo di Montreal ha messo al bando i gas che danneggiavano la fascia stratosferica dell'ozono. Ed è per questo che la Convenzione di Barcellona ha bandito il commercio di rifiuti tossici e pericolosi.

La Coca e la Pepsi rientrano a pieno titolo nell'insieme di prodotti tossici o pericolosi che dovrebbero essere banditi per tutelare la salute dei cittadini e dell'ambiente. Il 22 agosto scorso la campagna Coke Pepsi quit India (Coca e Pepsi lascino l'India) ha intensificato le attività per la messa al bando di queste due bevande con una speciale giornata di mobilitazione. Lo stato del Kerala ha messo in pratica il divieto. Gli stati di Karnataka, Madhya Pradesh, Gujarat e Rajasthan hanno proibito queste bevande nelle scuole e nelle mense del governo. In India, insomma, si stanno creando delle zone "libere" da Coca e Pepsi.

Ma perché mettere al bando queste bevande? In India, per una serie di ragioni di ordine ambientale e sanitario molto consistenti. Ogni impianto di Coca o di Pepsi "beve" tra uno e due milioni di litri d'acqua al giorno, e nel nostro paese di questi impianti ce ne sono 90, con un prelievo idrico quotidiano tra i 90 e i 180 milioni di litri. Con tali quantità di acqua si potrebbero soddisfare le esigenze idriche di milioni di persone. Per produrre un solo litro di bevande come la Coca e la Pepsi, invece, vengono inquinati circa dieci litri di acqua potabile. Nei reflui di questi impianti il Pollution control board del Kerala ha rilevato alte concentrazioni di cadmio e piombo. È scientificamente dimostrato che esposizioni al cadmio protratte nel tempo possono causare disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il piombo invece danneggia il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il sistema cardiovascolare. Le donne di un piccolo borgo del Kerala sono riuscite a far chiudere un impianto della Coca Cola. “Quando bevi Coca Cola, stai bevendo il sangue delle persone” ha dichiarato Mylamma, fondatrice del movimento anti Coca Cola a Plachimada.

L'impianto di Plachimada rappresenta un caso ormai storico ed emblematico. Era stato progettato nel marzo del 2000 con l'obiettivo di produrre ogni giorno 1.224.000 bottiglie di Coca Cola e ottenne la licenza per installare una pompa. Ma iniziò, anche, a estrarre illegalmente milioni di litri di acqua potabile. Secondo la gente del luogo, l'impianto pompava almeno un milione e mezzo di litri al giorno. Il livello della falda iniziò ad abbassarsi vertiginosamente, passando da 150 a 500 metri di profondità. I contadini e gli abitanti dei villaggi denunciarono il fatto che non riuscivano più a mettere da parte l'acqua necessaria perché continuavano a spuntare nuovi pozzi, con gravi impatti sul raccolto agricolo. Quando le accuse furono confermate dal fatto che l'azienda non era in grado di fornire un rapporto dettagliato richiesto dalle autorità locali, fu mandata un'ingiunzione a comparire in tribunale e la licenza fu revocata. A quel punto la Coca Cola provò, senza riuscirci, a corrompere il presidente del Panchayat, A. Krishnan, offrendogli 300 milioni di rupie.

Ma la Coca Cola non si limitava a rubare l'acqua alla comunità locale: quella che non prendeva, la inquinava. L'azienda infatti ha depositato del materiale di scarto nei pressi dell'impianto che, durante la stagione delle piogge, si è disperso nei campi, nei canali e nei pozzi. Dopo che ben 260 pozzi messi a disposizione dalla pubblica autorità come sorgenti di acqua potabile per la popolazione si erano esauriti, la Coca Cola li ha utilizzati come deposito per le sue acque di scarto di lavorazione. Nel 2003, l'ufficiale medico distrettuale ha informato la popolazione di Plachimada del fatto che la loro acqua non era più potabile. Le donne, che già avevano notato che l'acqua della zona non era più sana, dovevano quindi camminare per miglia per raggiungere fonti di acqua potabile.

Insomma, la Coca Cola aveva creato una penuria di acqua in una zona tradizionalmente ricca di risorse idriche, scaricando acque reflue che contenevano alte concentrazioni di piombo, cromo e cadmio. Esiste solo un'unica e chiarissima regola per quanto riguarda la questione dell'utilizzo delle risorse idriche: il fondamentale diritto umano all'acqua potabile, pulita e sicura non può essere violato. Mentre la Coca Cola e la Pepsi lo stanno violando. (Fonte: Lanuovaecologia)

Postato da: robycuda a 08:46 | link | commenti
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domenica, 24 settembre 2006

Coca Cola scende a patti con il sindacato

Coca Cola ha accettato di scendere a patti con il sindacato colombiano Sinaltrainal, promotore di una campagna mondiale di boicottaggio per il rispetti dei diritti dei lavoratori negli stabilimenti andini, e in cambio lo stesso sindacato si appresta a sospendere il boicottaggio. Luis Javier Correa Suarez, presidente del Sinaltrainal, ha annunciato ieri che a New York è in corso una serrata trattativa tra il sindacato colombiano - che da tre anni e due mesi porta avanti il boicottaggio con l'appoggio di organizzazioni internazionali - e la company di Atlanta, accusata di una feroce strategia antisindacale nel paese andino, attuata nche con la complicità degli squadroni della morte paramilitari, che avrebbe causato dal 1990 ad oggi l'assassinio di 8 sindacalisti e 179 gravi violazioni dei diritti umani. L'ultima, in ordine di tempo, l'uccisione il 19 settembre di Alejandro Uribe, membro della Federazione agromineraria del Sur del Bolivar. Il pre-accordo sottoscritto dalle parti afferma che le trattative riguardano, in primo luogo, una politica generale sui diritti nei luoghi di lavoro della Coca-Cola Company, non solo in Colombia ma in tutto il mondo, la ricerca di trovare forme di risarcimento per i sindacalisti e per i loro familiari e un accordo generale per consentire alla Coca-Cola e alla ong statunitense International Labor Rights Fund di trattare le questioni relative al rispetto dei diritti sindacali che dovessero presentarsi. Da parte sua, il Sinaltrainal deve assicurare la sospensione del boicottaggio in corso, almeno per il tempo necessario alla company di dimostrare la sua buona fede sull'accordo sosttoscritto. (Fonte: Il Manifesto, 23/09/2006).

Postato da: robycuda a 17:57 | link | commenti
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martedì, 27 dicembre 2005

Il sindacato colombiano: continuiamo a boicottare Coca Cola

A due anni dall’inizio della Campagna Mondiale contro Coca Cola, continuiamo ad esigere la verità, giustizia e indennizzi per le vittime, che la multinazionale rispetti i diritti umani e che consegni alle autorità i responsabili dei crimini. 

Nei Parlamenti Federali degli Stati Uniti le denunce continuano i loro iter legali e si preparano nuovi casi per essere presentati davanti alla giustizia internazionale. 

Coca Cola reprime i lavoratori ed instaura nuove domande contro la dirigenza sindacale, come risposta a centinaia di azioni che a livello mondiale si sviluppano in appoggio all'iniziativa di non Consumo e denuncia permanente. 

In vari paesi si rafforza il dibattito e si avanza velocemente per espellere dai centri educativi, spazi pubblici, sportivi, culturali e sociali i prodotti della multinazionale.

Il 22 Luglio scorso, abbiamo presentato la relazione globale dei risultati dei due primi anni della campagna. 

Il Tribunale Permanente dei Popoli - TPP - ha ascoltato i clamori del popolo della Colombia e ha deciso di convocare a partire dal 2006, sette udienze che giudicheranno le multinazionali per gli impatti della loro politica sui diritti umani e sulla biodiversità; una di esse, sarà Coca Cola. 

Il TPP rafforzerà ampiamente la campagna “Porque Amo La Vida no Consumo Coca Cola!” e ciò esige un grande sforzo per ottenere che nuove comunità si vincolino a questa importante iniziativa per la vita. 

Una buona opportunità per ottenerlo è che in queste feste natalizie si viva senza Coca Cola.

Molte famiglie in Colombia ed in altri angoli del mondo sono lontane dalle loro case, la disoccupazione si approfondisce, la povertà e la fame è evidente, la perdita dei loro cari li ha riempiti di tristezza; una delle cause è stata la politica di Coca Cola.  

Migliaia di famiglie non potranno stare unite in queste feste, alcune non potranno mai tornare a riunirsi perché i loro cari sono stati assassinati a beneficio delle multinazionali, 9 di loro erano lavoratori di Coca Cola in Colombia.

GIL, MANCO, GIRALDO, GOMEZ MAIGUAL, GOMEZ GRANADO, ACHICANOY, MUNERA, HERRERA, SOTO non potranno mai più tornare a stare insieme alle loro famiglie. 

Vi invitiamo a rafforzare la Campagna Mondiale Contro Coca Cola.

VIVIAMO questo Natale…senza COCA COLA. 

Sinaltrainal – Colombia

Postato da: robycuda a 09:48 | link | commenti
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mercoledì, 12 ottobre 2005

Coca Cola riduce del 6% i consumi di acqua in India

Coca Cola ha ridotto i propri consumi d'acqua in India, ma solo del 6% nell’ultimo anno. La multinazionale americana è da tempo sotto accusa per utilizzare grandi quantità d’acqua in un paese che possiede scarse risorse idriche. Nel 2004 per produrre un litro di prodotto finale sono risultati necessari alle fabbriche indiane 2,72 litri d’acqua, contro i 3,12 che ne occorrevano nel 2002. E da questo calcolo sono esclusi i consumi utilizzati per la pulizia degli impianti e delle bottiglie. Tutt’altro che soddisfatti gli attivisti locali, che commentano: “è ridicolo!”.

Fonte: The Economist, da http://www.metamorfosi.info/infodetail.asp?infoid=2541 

Postato da: robycuda a 15:27 | link | commenti
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domenica, 25 settembre 2005

Continua la politica antisindacale di Coca Cola

Ancora una volta i dirigenti sindacali del Sinaltrainal - la federazione dei sindacati colombiani del settore alimentare - si difendono dalle accuse di ingiuria e calunnia denunciate dalla multinazionale Coca Cola il 13 febbraio del 2003.

Luis Javier Correa Suarez, presidente del sindacato, ha dovuto presentarsi il 9 settembre 2005 davanti alla procura n° 55 della sezione di Bogotà in compagnia del suo avvocato difensore. In questo stesso processo sono coinvolti William Mendoza, Efrain Guerrero e Luis Eduardo Garcia, tutti i dirigenti del Sinaltrainal e lavoratori di questa impresa.

Lo scorso 12 novembre del 2004 la procura n° 55 della sezione di Bogotà aveva emesso una risoluzione inibitoria per non avere ulteriori elementi per continuare il processo, ma la Coca Cola il 28 novembre del 2004 ha presentato un nuovo ricorso in appello creando così le condizioni affinché la giustizia colombiana riaprisse il caso.

“Questo è un nuovo tentativo che la Coca Cola utilizza per reprimerci, afferma una nota del Sinaltrainal, in questo caso per esserci trovati davanti alle installazioni della fabbrica imbottigliatrice di Bogotà il 5 dicembre 2002, quando in compagnia di molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali invitevamo l'impresa ad una sessione della ‘Udienza Pubblica Popolare’ dove si giudicava la multinazionale per le violazioni ai diritti umani e per il benefici che ne ha ottenuto attraverso i crimini di Lesa Umanità commessi dai paramilitari.

Questo nuovo processo penale contro i dirigenti del Sinaltrainal si aggiunge a una lunga lista di aggressioni che l'impresa utilizza per stigmatizzare, impaurire ed impedire la protesta sindacale.

Nella fabbrica di Bucaramanga è stato chiamato a giudizio Jimmy Fontecha, presidente della sezione del sindacato, accusato di affliggere nella bacheca del sindacato alcuni documenti che stanno circolando in Internet e che denunciano gli abusi nella Coca Cola nel mondo”.

Tre anni fa il Sinaltrainal lanciò una campagna di boicottaggio contro la multinazionale, accusata di attuare una violenta campagna di repressione sindacale, con la complicità degli squadroni paramilitari. Migliaia di dipendenti sono stati licenziati e sostituiti con lavoratori “flessibili”, che guadagnano 80 dollari al mese per 12 ore al giorno di lavoro (un operaio regolare ne prende 360). Una commissione indipendente formata da un consigliere comunale di New York e attivisti di sindacati, organizzazioni studentesche e associazioni della società civile ha accertato nel gennaio 2004 ben 179 violazioni gravi dei diritti umani nei confronti dei lavoratori di aziende imbottigliatrici della Coca Cola in Colombia (di cui la casa madre di Atlanta possiede il 40% delle azioni), tra le quali 9 omicidi e numerosi casi di sequestri e torture, mentre gli squadristi continuano ad avere libero accesso agli impianti industriali. Da qui la richiesta del Sinaltrainal dell’incriminazione della Coca Cola presso il tribunale di Miami, Florida, dichiarato ammissibile da un giudice federale. L’impresa ha fatto pressioni per l’abolizione dello statuto della federazione sindacale e la chiusura delle sezioni locali, richiesta rifiutata dalla magistratura. Per info rmazioni: www.nococacola. info .

R.C.

Il Sinaltrainal chiede di inviare lettere di protesta e di solidarietà con i lavoratori della Coca Cola in Colombia. Di seguito un facsimile

 

LETTERA DI PROTESTA DA INVIARE VIA E-MAIL

 

Alvaro Uribe Vélez, Presidente de la República - auribe@presidencia.gov.co 

 

Vicepresidente Francisco Santos - fsantos@presidencia.gov.co 

 

Dr. Carlos Franco, Director del Programa Presidencial de Derechos Humanos y de Derecho Internacional Humanitario - 

 

cefranco@presidencia.gov.co 

 

Juan Manuel Arbeláez, Vice Presidente y Director General de Recursos Humanos COCA COLA FEMSA en Colombia 

 

Juan Carlos Domínguez, Director de Asuntos Legales - cocacola@hotmail.com - www.cocacola.com.co/holacoke/contactenos.php 

 

Con copia a SINALTRAINAL - bucaramanga@sinaltrainal.org 

 

Nosotr@s abajo firmantes, con la presente rechazamos esta nueva campana de criminalizzacion en contra del SINALTRAINAL por parte de la transnacional COCA COLA. 

 

Reafirmamos nuestro compromiso de seguir apojando el boicot de la impresa en nuestras plantas, puestos de trabajo, escuelas, barrios  hasta que no haya VERDAD – JUSTICIA -  REPARACION. 

 

Lugar ………………….. Fecha ………………

 

FIRMA .......................

Postato da: robycuda a 22:35 | link | commenti
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